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Solo il 5% dei palestinesi della Cisgiordania lascerebbe amministrare Gaza ad Hamas

Solo il 5 per cento dei palestinesi della Cisgiordania è a favore del movimento islamista palestinese Hamas per la futura amministrazione della Striscia di Gaza, mentre l’opzione più popolare (32 per cento) è un governo tecnocratico gestito dal Comitato nazionale (Ncag) sostenuto dagli Stati Uniti. È quanto emerso da un sondaggio condotto, tra il 27 giugno e il 2 luglio, dall’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell’Università di Tel Aviv, su un campione di 400 intervistati palestinesi in Cisgiordania. Il margine di errore è del 4,9 per cento. Secondo il sondaggio, il 21 per cento degli intervistati è favorevole all’Autorità nazionale palestinese (Anp, che attualmente ha sede a Ramallah, in Cisgiordania) per l’amministrazione di Gaza, mentre un altro 21 per cento è favorevole a un governo di unità Fatah-Hamas. Inoltre, il 40 per cento afferma che il movimento islamista dovrebbe disarmarsi nella Striscia, sebbene meno della metà di essi ritenga che accetterebbe effettivamente di farlo.

Agli intervistati è stato anche chiesto chi preferirebbero come successore del presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas: il 44 per cento dichiara di non saperlo o si rifiuta di rispondere. Tra gli intervistati che esprimono una preferenza chiara, Marwan Barghouti, che sta scontando molteplici ergastoli in un carcere israeliano, guida la classifica con ampio margine, con il 34 per cento dei consensi. Hussein al Sheikh, vicepresidente dell’Anp, riceve invece l’8 per cento.

Tra i loro problemi più significativi, gli intervistati indicano la disoccupazione e le preoccupazioni per il sostentamento (97 per cento), la violenza dei coloni (96 per cento) e le operazioni delle Forze di difesa d’Israele (Idf) in Cisgiordania (91 per cento). Inoltre, il 60 per cento riferisce un senso di sicurezza personale basso o molto basso. Una maggioranza del 53 per cento afferma che il presidente statunitense, Donald Trump, non è affatto impegnato a favore degli interessi palestinesi.

Interrogati sulla risoluzione della questione israelo-palestinese, il 52 per cento degli intervistati dichiara di preferire i negoziati come mezzo migliore per porre fine al conflitto, rispetto al 13 per cento che sceglie la resistenza popolare non armata e al 12 per cento che sceglie la resistenza armata. Il 57 per cento concorda con l’affermazione secondo cui la lotta violenta ha fallito e che i palestinesi dovrebbero invece concentrarsi sugli sforzi diplomatici nell’arena internazionale.

Nessuna proposta di quadro politico per la risoluzione del conflitto raccoglie il sostegno della maggioranza degli intervistati: il 27 per cento è favorevole a una soluzione a due Stati; il 22 per cento sostiene uno Stato bi-nazionale unico con pieni diritti uguali per tutti; il 26 per cento è favorevole a uno Stato palestinese “dal fiume al mare”, comprendente tutta la “Palestina storica” senza una presenza ebraica permanente; il 17 per cento è favorevole a uno Stato palestinese su tutti i territori, in cui agli ebrei sarebbe consentito vivere come cittadini o residenti. Infine, il sondaggio rileva che il 41 per cento degli intervistati afferma che Israele ha diritto a esistere, contro il 46 per cento che sostiene il contrario. Il 42 per cento dichiara di ritenere possibile porre fine all’esistenza di Israele, in un futuro prossimo o lontano, mentre il 32 per cento afferma che porre fine alla sua esistenza è impossibile.

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