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Tre milioni di animali esotici in Italia, preoccupazioni per la salute

La pandemia ha aumentato il desiderio di animali da compagnia. Spesso però, “non si sceglie un cane o un gatto, ma un animale esotico, il cui mercato è molto cresciuto negli ultimi anni, incluso quello illegale, con tutti i rischi connessi, come zoonosi e batteri resistenti. Si stima vi siano circa 500 milioni di animali esotici in Europa e che in Italia se ne importino mediamente 3 milioni l’anno, con un fatturato enorme”. A mettere in guardia è il Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp), ascoltato nei giorni scorsi in audizione in Commissione affari sociali, dove sono all’esame due decreti sulla salute animale, ormai sempre più evidentemente connessa con quella dell’uomo.

Negli ultimi 100 anni il panorama è cambiato in modo radicale. Si è passati da un allevamento familiare di piccoli gruppi per lo più bovini, ovini e suini usati in agricoltura e per la produzione di alimenti, a un crescendo di allevamenti intensivi, da un lato, e di animali da compagnia dall’altro. Quest’ultimo certificato dal mercato del Pet food che, secondo l’indagine Doxa contenuta nel Rapporto Assalco Zoomark, vede una crescita dell’8,4% nel 2021. Nelle nostre case, però, non ci sono solo cani, gatti o conigli, ma sempre più spesso anche uccelli e pesci tropicali, serpenti di vario tipo, maialini vietnamiti. “Sono animali – spiega Aldo Grasselli, presidente Sivemp – che hanno quotazioni di mercato molto alte e negli ultimi 10-15 anni hanno attirato un interesse crescente”. Tanto che è nato, di recente, il coordinamento #esoticimafamiliari, frutto di una campagna nazionale lanciata dal senatore Luca Briziarelli, che sottolinea come gli animali esotici da compagnia debbano essere tutelati e difesi, nel rispetto di regole ma senza divieti ideologici.

Nell’acquistarli c’è però un problema etico, rileva Grasselli, “perché si portano animali al di fuori del loro habitat naturale e questo implica un danno al singolo, ma anche all’ecosistema in cui viene inserito. Spesso, infatti, finisce ‘buttato via’, ovvero liberato in un contesto che non è il suo. E, se sopravvive, può determinare squilibri nella piramide alimentare delle specie autoctone”. Il problema, però, può essere anche sanitario. Dalla toxoplasmosi alla malattia di Lyme, fino al vaiolo delle scimmie, le zoonosi, o passaggio di patogeni dagli animali all’uomo, c’è sempre stato. “Non molti anni fa, abbiamo visto le conseguenze del virus della mucca pazza o dell’aviaria. Il problema, con l’importazione di animali – spiega Grasselli – è maggiore, perché possono essere portatori di malattie da noi scomparse, come la rabbia, ma anche essere veicoli di germi resistenti, perché chi li commercializza, per non perderli, li cura abusando di antibiotici e in questo modo si selezionano batteri resistenti”.

E soprattutto, prosegue, “c’è una quota importante di importazioni clandestine, anche attraverso il web, in cui non ci sono controlli per capire se questi animali siano portatori di virus, batteri o parassiti. Per questo, appena acquistati, andrebbero portati da un veterinario”. Proprio verso uno più stretto controllo mira la nuova normativa all’esame del Parlamento, alla luce del concetto di One Health che la pandemia Covid ha contribuito a diffondere. Già oggi detenere di nascosto animali esotici è passibile di denuncia, ma la nuova normativa prevede misure di sorveglianza, aumenta sanzioni e disincentiva l’illegalità.

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