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In quale istituzione dell’Unione europea credere?

Le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non
solo del mestiere del politico o del demagogo, ma anche di quello dello statista. 

Hannah Arendt; da “Tra passato e futuro”

Era il 23 febbraio scorso. Da tre giorni a Bari si stava svolgendo l’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”. Quella domenica del 23 febbraio a Bari è arrivato anche Papa Francesco. Dopo la cerimonia ufficiale d’accoglienza, Papa Francesco si è trasferito alla Basilica di San Nicola dove ha incontrato tutti i vescovi rappresentanti delle diverse Chiese del Mediterraneo, partecipanti all’Incontro. Poi, durante il suo intervento, Papa Francesco ha ribadito l’importanza della pace nell’area del Mediterraneo. Secondo il Pontefice, l’importanza di quell’area “…non è diminuita in seguito alle dinamiche determinate dalla globalizzazione, al contrario, quest’ultima ha accentuato il ruolo del Mediterraneo quale crocevia di interessi e vicende significative dal punto di vista sociale, politico, religioso ed economico”. Ma per Papa Francesco, come lo ha ribadito in ogni occasione, l’ipocrisia in generale, e quella delle persone che hanno delle responsabilità statali e istituzionali, rappresenta un male le cui conseguenze stanno causando tante sofferenze in ogni parte del mondo. Anche durante il suo sopracitato intervento, il Santo Padre ha parlato di quell’ipocrisia, considerandola come “il grave peccato di ipocrisia”. Proprio quell’ipocrisia manifestata ed evidenziata purtroppo spesso, come ha ribadito il Papa “…nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia”.

Anche quanto sta accadendo da alcuni anni a questa parte in Albania rappresenta una chiara dimostrazione della grande ipocrisia di cui parla Papa Francesco. Si tratta non di vendita di armi, perché l’Albania non è un paese in guerra. Ma l’Albania, paese che si affaccia sul Mare nostrum, si trova nei Balcani, dove si stanno affrontando diversi grandi interessi delle grandi potenze. Poi, da alcuni anni, l’Albania, secondo i rapporti ufficiali delle istituzioni internazionali specializzate, risulta essere un paese crocevia di vari traffici illeciti di stupefacenti, di armi ed altro. Sempre secondo i rapporti ufficiali delle strutture internazionali specializzate, l’Albania risulta essere, in questi ultimi anni, uno dei paesi dove si stanno riciclando i denari sporchi della criminalità locale e quella internazionale. Dati e fatti realmente accaduti alla mano, risulta che in Albania ormai il potere si sta paurosamente concentrando nelle mani di una sola persona: del primo ministro. Proprio com’è successo con il “suo carissimo amico” Erdogan in Turchia e con il suo simile, Lukashenko, in Bielorussia. In Albania, sempre dati e fatti accaduti alla mano, da alcuni anni ormai, si è restaurata una nuova e sui generis dittatura, gestita da una pericolosa alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi clan occulti internazionali. Un’alleanza quella nella quale non si sa bene [pubblicamente] chi comanda chi e cosa. Nel caso della Turchia e della Bielorussia, giustamente, si sta pubblicamente parlando e stanno reagendo con delle ufficiali prese di posizione sia le cancellerie che le istituzioni dell’Unione europea. Mentre nel caso dell’Albania non se ne parla, o si parla poco e soltanto quando si conclude qualche operazione delle polizie di altri paesi contro i traffici illeciti. Nessuno però parla, come nel caso della Turchia e della Bielorussia, della restaurata dittatura in Albania e delle sue preoccupanti conseguenze, non solo per gli albanesi, ma anche per i paesi confinanti. L’Italia e la Grecia ne sanno ormai qualcosa. Anche questi “strani” atteggiamenti delle cancellerie e delle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto della Commissione, rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quell’ipocrisia di cui parla preoccupato Papa Francesco.

E proprio il 6 ottobre scorso, la Commissione europea ha ufficialmente presentato il Rapporto di progresso per il 2020 sull’Albania. Un’altra ed ulteriore espressione della sua ripetuta “ipocrisia istituzionale”. Lo ha fatto dal 2016 in poi. E in una maniera clamorosa e del tutto fuori della realtà vissuta e sofferta in Albania. Se fosse stato per le “garanzie” date dalla Commissione europea ed espresse ufficialmente nei suoi Rapporti di progresso, l’Albania adesso sarebbe in una fase avanzata del suo percorso europeo. Ovviamente non per merito, non per gli “entusiastici progressi, in più di 95% degli acquis communautaire”, ma bensì per “altre ragioni”. Due anni dopo, nel 2018, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza era sicura e anche molto contenta che “L’Albania aveva avuto [finalmente] quello che meritava”. Non solo, ma lei lo considerava come “…un momento storico sia per l’Albania che per l’Unione europea” (Sic!). Chissà però perché sarebbe stato un “momento storico per l’Unione europea”?! Mentre il primo ministro albanese era molto emozionato perché era proprio grazie a lui e al suo governo che l’Albania aveva ormai “…una nuova statura nell’arena internazionale”.  E siccome si trattava di un “momento storico”, il primo ministro albanese, per l’occasione, ha distribuito delle medaglie di riconoscimento a quattro ambasciatori che avevano contribuito che tutto ciò accadesse! Ma quelle buffonate del primo ministro, come al solito, si sono subito discreditate. Con lo stesso “ottimismo” la Commissione europea però, ha continuato a presentare una “realtà virtuale” nel caso dell’Albania. Una realtà che contrasta palesemente con quella vera, vissuta e sofferta quotidianamente dai cittadini albanesi. Una realtà, della quale erano però a conoscenza e consapevoli i capi di Stato e di governo dei paesi membri dell’Unione europea, nell’ambito del Consiglio europeo, i quali hanno continuamente negato l’apertura dei negoziati all’Albania.

Nel sopracitato Rapporto di progresso della Commissione europea sull’Albania per il 2020, si evidenziavano, come sempre, dei “progressi”. Affermazioni ufficiali, che in Albania fanno ridere anche i polli! Ma fanno anche indignare molte persone consapevoli ed oneste. Tutti quei cittadini responsabili, che non possono essere ingannati e manipolati dal primo ministro e dai soliti “rappresentanti internazionali”. Sono pochi in Albania quelli che possono ancora credere che la riforma del sistema della giustizia sia stata un successo. Mentre, riferendosi proprio a quella “Riforma”, il sopracitato Rapporto evidenzia che “…l’attuazione di una [simile] rappresentativa e completa riforma della giustizia è continuata senza sosta, risultando con un buon progresso”! La vera e vissuta realtà quotidiana dimostra e testimonia ben altro. Sono pochi in Albania quelli che, riferendosi alla diffusa corruzione, possono ancora credere che “…le autorità albanesi […] hanno esaudito la condizione [posta per l’apertura] della prima Conferenza intergovernativa”! Sono pochi in Albania quelli che possono ancora credere che ‘…l’Albania ha fatto un buon progresso nel rafforzamento della lotta contro la criminalità organizzata”! Mentre in Albania è convinzione diffusa che la criminalità determina le decisioni istituzionalmente prese. Queste sono soltanto alcune delle affermazioni del tutto non realistiche pubblicate nel sopracitato Rapporto.

Chi scrive queste righe, come spesso accade, avrebbe tanti altri argomenti da trattare, dei quali da tempo e a più riprese ha informato il nostro lettore. Argomenti riguardanti le falsità che da alcuni anni si scrivono nei Rapporti ufficiali della Commissione europea sull’Albania. Egli però pensa di chiudere questo articolo con quanto ha detto Papa Francesco il 12 aprile scorso, durante il suo Messaggio Pasquale. E cioè che “… Oggi l’Unione europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero”. Nel frattempo l’autore di queste righe si chiede però: in quale istituzione dell’Unione europea credere?

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