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Adulatore senza scrupoli che si esibisce solo per i suoi interessi

Sappiate che tutti gli adulatori vivono a spese di quelli che li ascoltano.

Jean de La Fontaine

Dal 24 al 26 maggio 2014 Papa Francesco è stato in Terra Santa. Durante il suo pellegrinaggio è andato prima in Giordania, poi a Betlemme in Palestina e, infine, a Gerusalemme in Israele. Papa Francesco, a Betlemme, ha visitato la Basilica della Natività e ha celebrato una messa nella piazza della Mangiatoia. Sempre a Betlemme si è fermato a pregare davanti alla barriera di separazione. Un significativo gesto simbolico quello del Pontefice, visto che quella barriera, lunga circa 730 chilometri, costruita da Israele partendo dal 2002 come un insieme di muri e reticolati, si estende nel territorio della Cisgiordania (riva occidentale, al di qua del fiume Giordano; n.d.a.), abitata sia dai palestinesi che dagli israeliani.

Durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, Papa Francesco ha incontrato il re di Giordania ed i massimi dirigenti istituzionali e religiosi della Palestina e di Israele. Il Santo Padre ha invitato sia il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese che il presidente d’Israele ad incontrarsi di nuovo in Vaticano e pregare tutti insieme per la pace, per un serio ed impegnativo dialogo e per la fine del lungo e sanguinoso conflitto.

Soltanto dopo due settimane, nella serata di domenica 8 giugno 2014, la festa di Pentecoste, presso i Giardini Vaticani si è svolto l’incontro di preghiera per la pace tra gli israeliani ed i palestinesi. Erano presenti Papa Francesco, il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese ed il Presidente israeliano. Erano presenti anche molti alti rappresentanti religiosi, sia ebraici che musulmani, nonché il Patriarca di Costantinopoli. Il Santo Padre ha finito il suo discorso pregando: “Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre fratello e lo stile della nostra vita diventi shalom, pace, salam! Amen”.

Bisogna sottolineare che i conflitti tra i palestinesi e gli ebrei sono stati evidenziati sia dalla storia che dalle Sacre Scritture. Nell’Antico Testamento si fa riferimento a continue lotte tra gli ebrei e i palestinesi, allora chiamati filistei, che abitavano in quei territori anche prima dell’arrivo degli ebrei. Nella Bibbia si fa spesso riferimento a Canaan, la terra promessa da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti. E proprio davanti a Canaan che Mosè ed suo fratello Aronne portarono gli ebrei, alla fine del loro esodo dall’Egitto. Ma mentre Mosè era salito sul monte Sinai per ricevere da Dio i dieci comandamenti scolpiti su due tavole di pietra, suo fratello acconsentì alla richiesta degli ebrei di fabbricare il vitello d’oro, con i loro monili d’oro fusi. E proprio il primo comandamento che Dio diede a Mosè per il popolo ebreo era “Non avrai altro Dio al di fuori di me” (Esodo; 20/3). Quello che fecero Aronne e gli ebrei fu considerato da Dio come un peccato dell’idolatria, perciò decise di non farli entrare a Canaan, la terra promessa. Dalla Bibbia sappiamo che gli ebrei sono entrati nella terra promessa soltanto dopo la morte di Mosè, guidati da Giosuè e scontrandosi con i cananesi e i filistei, popolazioni residenti sul territorio. Proprio in quel territorio dove attualmente si trovano Israele, la Palestina, il Libano e la Giordania.

Anche la storia fa riferimento a continui conflitti, nel corso dei secoli, tra gli ebrei e i palestinesi. Basterebbe solo considerare quanto è successo in quei territori, partendo dal 1840, quando il primo ministro britannico, lord Palmerston, ha presentato la sua proposta per costituire un insediamento permanente, nel territorio palestinese, per gli ebrei. Da allora i conflitti sono stati sempre presenti, compresi quelli avvenuti dopo la seconda Guerra mondiale.

Purtroppo un altro conflitto sanguinoso si sta svolgendo nella Striscia di Gaza, dal 7 ottobre 2023 ad oggi, con delle tragiche conseguenze. Un conflitto scatenato da Hamas, un’organizzazione militare ben strutturata. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America, i Paesi membri dell’Unione europea, il Regno Unito e, ovviamente, Israele. Invece la Corte Penale Internazionale, con sede all’Aia (Paesi Bassi), ha emesso il 21 novembre 2024 un mandato d’arresto per il primo ministro israeliano. Lui è stato accusato di “presunti crimini di guerra e contro l’umanità, commessi a Gaza tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024”. Lui è stato, altresì, accusato dell’uso della fame come arma di guerra, dell’impedimento deliberato di aiuti umanitari e di aver causato sofferenze estreme alla popolazione civile.

Nel frattempo è in corso la seconda fase del Piano di Pace, anche se non è facile attuare quanto è stato previsto ed accordato tra le parti in conflitto. Il Piano di Pace è stato presentato dal presidente degli Stati Uniti d’America nell’autunno scorso ed è stato approvato in seguito, il 17 novembre 2025, dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ormai però i rapporti di diversi Paesi, inclusi anche molti Paesi membri dell’Unione europea, con il primo ministro israeliano non sono buoni. Anche le relazioni tra la stessa Unione ed il primo ministro israeliano sono diventate molto tese. Tutto è dovuto a quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza. In più, dall’anno scorso, 17 Paesi membri dell’Unione europea hanno chiesto una revisione dell’Accordo di Associazione tra l’Unione europea e l’Israele, attuando l’applicazione dell’articolo 2 dello stesso Accordo. L’articolo sancisce che “Le relazioni tra le Parti, nonché tutte le disposizioni dell’Accordo stesso, si baseranno sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale del presente Accordo”. Ed è proprio questo articolo che si sta violando da parte di Israele, secondo i 17 Paesi membri dell’Unione europea che chiedono la revisione.

La scorsa settimana il governo d’Israele ha organizzato la seconda Conferenza internazionale per il Contrasto all’Antisemitismo, svoltasi a Gerusalemme il 26 e 27 gennaio. E, guarda caso, come ospite d’onore era stato scelto il primo ministro albanese (Sic!). Chissà perché?! E lui era l’unico primo ministro in carica presente. Certamente non per i suoi meriti, bensì per rendere un “servizio” al suo omologo israelita, ormai isolato da molti dirigenti internazionali. Poi l’Albania, essendo un Paese con una maggioranza musulmana della popolazione, si prestava bene a tale scopo. Mentre l’ospite d’onore, il suo primo ministro, un noto adulatore senza scrupoli che si esibisce solo per i suoi interessi, era la scelta migliore. Una scelta però che testimonia anche le difficoltà in cui si trova l’anfitrione, il primo ministro d’Israele.

Le cattive lingue hanno subito detto che la presenza del primo ministro albanese nella seconda Conferenza internazionale per il Contrasto all’Antisemitismo è stata “assicurata” da alcuni suoi “amici lobbisti” ebrei. Le cattive lingue hanno detto, tra l’altro, che il primo ministro albanese è pronto a leccare qualsiasi cosa, in cambio di una tale opportunità. Soprattutto in un periodo molto difficile per lui, causato da una serie infinita di scandali in cui è direttamente coinvolto.

Da noto adulatore, il primo ministro albanese ha detto, tra l’altro, davanti a non molti deputati presenti nell’aula del parlamento: “Non sono ancora del tutto sicuro di trovarmi effettivamente sul pavimento sotto i miei piedi”! Lui ha accusato Hamas dicendo che “Il prigioniero di Gaza è Hamas, nientemeno che Hamas”. Ed ha continuato con frasi simili, dando sfogo alla sua nota sfacciataggine. Dichiarazioni che però hanno reso felice il suo omologo, il “caro Bibi”.

Chi scrive queste righe adesso si limita a citare Jean de La Fontaine, il quale affermava: “Sappiate che tutti gli adulatori vivono a spese di quelli che li ascoltano”. Come il primo ministro albanese.

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