International

Altra conferma internazionale di una preoccupante realtà

Se non si parla di una cosa è come se non fosse mai accaduta.

Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

Oscar Wilde

Il 23 ottobre veniva pubblicato il rapporto finale sulle elezioni parlamentari dell’11 maggio scorso in Albania. Si tratta di un documento elaborato dall’Ufficio per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani (Office for Democratic Institutions and Human Rights – ODIHR; n.d.a.). Quell’Ufficio rappresenta una struttura importante dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Organization for Security and Co-operation in Europe; n.d.a.). Il compito principale dell’ODIHR è quello di osservare ed analizzare i processi elettorali in tutti i Paesi membri dell’OSCE. Riferendosi al sopracitato rapporto, l’autore di queste righe scriveva per il nostro lettore: “… Ebbene, anche il rapporto finale dell’ODIHR sulle elezioni politiche dell’11 maggio scorso in Albania, elencando una lunga serie le violazioni, evidenziate e verificate dai suoi osservatori, ha confermato ufficialmente molte violazioni sia della Costituzione albanese e delle leggi in vigore, sia del Documento di Copenhagen” (Conferma ufficiale di un denunciato massacro elettorale; 27 ottobre 2025).

Il 4 novembre scorso la Commissione europea ha reso pubblico il rapporto di progresso per il 2025 dei Paesi candidati all’adesione all’Unione europea. Per quanto riguarda l’Albania il rapporto, per la prima volta dopo una decina d’anni, nonostante sia stato scritto con il solito linguaggio “diplomaticamente corretto”, ha però evidenziato anche diverse problematiche, comprese quelle verificate e documentate durante le “elezioni” dell’11 maggio scorso. Ovviamente la vera, vissuta e sofferta realtà albanese testimonia molte altre palesi e clamorose violazioni dei principi della democrazia, “sfuggite” ai redattori del rapporto. Violazioni attuate da un regime ormai restaurato e che si sta consolidando.  Ma anche solo le problematiche presentate nel rapporto sono sufficienti per capire la preoccupante realtà in un Paese, il cui sistema statale ha poco in comune con un vero sistema democratico. Sempre da fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, da fatti documentati, denunciati e pubblicamente noti, risulta che ormai il primo ministro albanese, dopo aver ottenuto il suo quarto mandato consecutivo, agisce come un vero dittatore.

Una simile, preoccupante e pericolosa realtà viene confermata anche da quello che sta accadendo dal settembre scorso, durante le sessioni del nuovo Parlamento. Il primo ministro ormai, con i suoi 83 ubbidienti deputati ed altri che potrebbe “arruolare” nel caso gli servissero, può cambiare anche la Costituzione e approvare qualsiasi sua “visionaria idea” e qualsiasi suo “lungimirante progetto”. Quanto sta accadendo solo in Parlamento da settembre scorso, da quando ha cominciato questa nuova legislatura, testimonia l’ulteriore consolidamento del regime ormai restaurato da alcuni anni in Albania. Si tratta di una nuova dittatura sui generis, come espressione dell’alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali, molto potenti finanziariamente.

Il primo ministro, tramite i presidente del Parlamento ed altri suoi stretti collaboratori, sta negando ai deputati dell’opposizione i loro diritti fondamentali, riconosciuti dalla Costituzione. Ormai la maggioranza sta continuamente negando all’opposizione il diritto del dibattito parlamentare ed il diritto di chiedere, secondo il regolamento del Parlamento, audizioni parlamentari e la costituzione di commissioni d’inchiesta. La maggioranza ha passato durante la prima sessione del nuovo Parlamento, senza il dibattito in aula, il programma del nuovo governo. Così come, giovedì scorso, ha approvato anche la legge di bilancio e quella controversa sulla “parità di genere”.

Il rapporto di progresso per il 2025 della Commissione europea, nella parte dedicata all’Albania, riferendosi al Parlamento, evidenzia: “…Il Parlamento può esercitare le sue competenze in un modo parzialmente effettivo”. Il rapporto evidenzia altresì che “…Il Parlamento viene inoltre ostacolato da una limitata supervisione sull’esecutivo, mentre la politicizzazione delle nomine parlamentari a posizioni di rilievo negli organi costituzionali o nelle istituzioni indipendenti, stabilite dalla legge, resta un problema serio”.

Il sopracitato rapporto evidenzia il fatto che il Parlamento non ha attuato alcune decisioni della Corte Costituzionale entro il termine stabilito dalla legge. Il rapporto si riferisce anche alle opinioni della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota come la Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d’Europa sull’adozione delle costituzioni conformi agli standard del patrimonio costituzionale europeo; n.d.a.). Il rapporto afferma che “In un parere su questo tema, la Commissione di Venezia ha confermato che le decisioni della Corte Costituzionale sono vincolanti per tutti gli organi statali, compreso il Parlamento. Il Parlamento non ha ancora recepito il parere della Commissione di Venezia”. Il rapporto, riferendosi al sistema giudiziario, afferma che “….I tentativi da parte di funzionari pubblici o dai [rappresentanti] politici di esercitare intromissioni e pressioni inutili sono aumentati e sollevano serie preoccupazioni”.

Riferendosi alle elezioni parlamentari dell’11 maggio scorso in Albania, il rapporto di progresso per il 2025 della Commissione europea evidenzia che “…la gara per le elezioni parlamentari non era paritaria ed il partito al governo ha sfruttato le risorse statali”. Il rapporto evidenzia, altresì, che “Sono stati notati anche sviluppi inquietanti, tra cui il fatto che il partito al governo ha beneficiato di un ampio utilizzo di risorse amministrative e di influenza istituzionale”, nonché “preoccupazioni circa l’influenza delle reti dei patrocinatori”. Il nostro lettore è stato informato che per massimizzare il risultato delle elezioni, politiche o amministrative, il partito capeggiato dal primo ministro, oltre al supporto attivo della criminalità organizzata, sta “beneficiando” dei cosiddetti “patrocinatori”. Si tratta di persone che “aiutano volontariamente” il partito ad avere informazioni di vario tipo sugli elettori, ma anche di “convincerli” a votare per il partito. Il primo ministro ha pubblicamente affermato di essere “orgoglioso” del loro prezioso supporto.

Il rapporto tratta anche la limitata libertà dei media in Albania, evidenziando che “…Nel campo della libertà dei media, che è una delle principali priorità e condizioni dell’integrazione europea, la Commissione europea ritiene che non vi sia stato alcun progresso…”. Nel rapporto si sottolinea che “Durante l’ultimo anno, l’Albania non ha compiuto progressi nell’allineamento del suo quadro giuridico all’acquis dell’Unione europea e agli standard europei, in particolare per quanto riguarda le principali sfide legate alla libertà dei media”.

Queste sono solo alcune delle problematiche in Albania, evidenziate dal rapporto di progresso, per il 2025, della Commissione europea. Ma anche se la realtà fosse quella descritta dal rapporto, viene naturale la domanda: come averebbero reagito i politici, i cittadini e le istituzioni in un qualsiasi Paese democratico se si fossero verificate simili problematiche?! Al lettore la risposta.

Chi scrive queste righe avrebbe voluto trattare anche altri argomenti, ma lo spazio non lo permette. Nel frattempo egli considera che il rapporto della Commissione europea, nonostante non abbia evidenziato molte altre problematiche, sia un’altra seria conferma delle istituzioni internazionali, di una preoccupante realtà in Albania. Perché, come affermava Oscar Wilde, “Se non si parla di una cosa è come se non fosse mai accaduta. Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla”.

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