Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia
Un inganno tira l’altro
Proverbio latino
I saggi latini erano convinti, da tantissime esperienze di vita, che un inganno tira l’altro, dicendo spesso che fallacia alia aliam trudit. Purtroppo in Albania, da più di una decina d’anni ormai, fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, si può dire che gli scandali si susseguono, come se uno scandalo tirasse l’altro. E si tratta di scandali, basati su inganni e su continui abusi di potere, che coinvolgono direttamente i massimi rappresentanti del potere politico e istituzionale i quali, in stretta collaborazione anche con la criminalità organizzata, ne traggono guadagni milionari.
Un altro scandalo clamoroso è stato reso pubblico alla fine dell’anno appena passato in Albania. Si tratta di una “invenzione” diabolica per agevolare finanziariamente alcune imprese gestite da persone vicine ai massimi livelli politici. Risulterebbe che un famigliare molto stretto del primo ministro sarebbe uno dei massimi approfittatori finanziari. E non solo dalle agevolazioni previste da questo progetto ben ideato, programmato ed attuato, ma anche da molti appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Il nostro lettore è stato informato di questi appalti abusivi (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2026; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo, 29 dicembre 2025).
Il 14 luglio 2022 veniva approvata dal Parlamento la legge 58 “Sull’istituzione, l’organizzazione e il funzionamento dei parchi tecnologici e scientifici”. E la sopracitata “invenzione” è stata basata proprio su questa legge. Il primo articolo stabilisce gli obiettivi, che sono “Lo sviluppo di industrie ad alta tecnologia e dell’innovazione, la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi ed il miglioramento di quelli esistenti e la creazione di posti di lavoro qualificati per professionisti nei settori della scienza e della tecnologia”. Come istituzione responsabile per lo sviluppo di questi parchi è stato scelto il ministero dell’Economia.
L’articolo 5 della legge stabilisce che “Le attività consentite nel parco sono limitate alle attività di ricerca e sviluppo, in funzione delle finalità previste dall’articolo 1 della presente legge, e non alla produzione in serie di prodotti o servizi”. Tali attività riguardano la ricerca e lo sviluppo “per acquisire nuove conoscenze tecnologiche o scientifiche, che consentono lo sviluppo di prodotti o servizi”. Le attività consentite a svilupparsi nei parchi tecnologici e scientifici, tra l’altro, devono creare “…nuovi metodi di produzione di prodotti o servizi o utilizzano tecnologie avanzate nella produzione di software, nell’elaborazione dati o in attività simili”, nonché garantire la formazione e lo sviluppo “…delle capacità dei professionisti, con l’obiettivo di coinvolgerli nella produzione di prodotti e servizi innovativi”.
Ma lo scopo reale della concezione e dell’approvazione di questa legge era quello di garantire delle agevolazioni fiscali molto vantaggiose a tutte le imprese che dovevano svolgere le loro attività in questi parchi tecnologici e scientifici. Agevolazioni sancite dall’articolo 12 della legge il quale, tra l’altro, stabilisce che “l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società è pari a 0 (zero) per 15 anni consecutivi per i redditi generati dalle attività che si svolgono nel parco”. In più si stabilisce che “gli stipendi del personale addetto alla ricerca e sviluppo dell’utente nel parco e di tutto il personale dello sviluppatore sono esenti da tutte le imposte per un periodo di 10 anni”. Si stabilisce altresì che “i beni, le attrezzature e i servizi utilizzati nel parco, che servono a realizzare il “prodotto innovativo”, sono esenti da IVA…, dall’imposta sull’impatto infrastrutturale e dall’imposta sugli immobili per un periodo di 10 anni per le costruzioni realizzate nel parco”. Cosa possono pretendere di più le imprese che svolgeranno le loro attività nei parchi tecnologici e scientifici?!
Il 27 marzo 2024, con una decisione del Consiglio dei ministri, il governo albanese ha consegnato ad un’impresa una superficie di 140.000 m2 in un’area soltanto poche decine di chilometri al ovest della capitale. Ma, guarda caso, l’impresa allora non era stata ancora costituita ufficialmente! Atto che è stato fatto solo circa 11 mesi dopo, il 18 febbraio 2025.
La nuova impresa “innovativa” è stata denominata Durana Tech Park e dagli atti ufficiali risulta essere un ente pubblico al 100%, che ha la Corporazione albanese degli Investimenti come suo unico azionista. La sua presentazione pubblica è stata fatta subito dopo dal ministro dell’Economia. In seguito, il 2 aprile 2025, si è svolta la cerimonia dell’inaugurazione ufficiale con la presenza del primo ministro. In una nota del Consiglio dei ministri si affermava che “Durana Tech Park, ormai realtà, è un centro di innovazione e d’eccellenza, una piattaforma avanzata che sostiene e potenzia aziende tecnologiche, start-up, istituzioni accademiche e nomadi digitali, riunendo sotto lo stesso tetto le migliori opportunità del mondo dell’innovazione, con l’energia e la creatività albanese”. In seguito, nella stessa nota del Consiglio dei ministri, si sottolineava che “…Con un’infrastruttura moderna, forti incentivi fiscali ed un vivace ecosistema collaborativo, Durana [Tech Park] è concepita per diventare l’epicentro della tecnologia e dell’innovazione, non solo in Albania, ma anche nella regione”.
Durante la stessa cerimonia sono stati consegnati i certificati, come primi residenti del Parco, agli applicatori che avevano superato con successo le fasi della valutazione, diventando così parte di questo ecosistema in crescita. Gli applicatori selezionati rappresentavano ventiquattro aziende, sei start-up, due nomadi digitali e due istituzioni accademiche.
Sempre durante questa cerimonia dell’inaugurazione ufficiale dell’impresa “innovativa”, il primo ministro ha affermato: “Nel frattempo, oggi, Durana Tech Park prende vita e passa, da un piano e una legislazione sulla carta, alla realtà di un gran numero di aziende che hanno espresso interesse e da oggi ricevono il certificato di appartenenza a questa nuova società digitale”. Il primo ministro ha, tra l’altro, evidenziato altresì che “per realizzare Durana Tech Park abbiamo condotto un’analisi molto lunga dei parchi tecnologici in Europa e nel mondo, abbiamo esaminato attentamente la legislazione europea, abbiamo visto come ha funzionato in altri Paesi”.
Se tutto quello che ha affermato il primo ministro il 2 aprile 2025 fosse vero, allora quella del “parco” sarebbe stata un’iniziativa innovativa del governo. Ma se fosse vero però. E per giudicare la sua veridicità basterebbe andare sul posto in cui, secondo gli atti ufficiali, sarebbe stato costruito il “parco” tecnologico e scientifico, gestito da Durana Tech Park.
Ebbene, tutti possono verificare molto facilmente che, ad oggi, in quel territorio non c’è niente, ma proprio niente, tranne erba e cespugli! Il che non ha niente in comune con un parco tecnologico e scientifico e con tutte le necessarie infrastrutture per svolgere le attività innovative previste negli atti ufficiali. Mentre tutte le imprese ad ora registrate come operative in quel “parco” hanno, invece, le loro sedi nella capitale. Chissà come e perché?! Bisogna sottolineare però che la persona che ha maggiormente beneficiato da quel “parco” è un famigliare molto stretto del primo ministro. Mentre due altri sui “collaboratori”, molto attivi con gli appalti pubblici dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, sono ormai ricercati dalla giustizia, accusati di diversi reati.
Chi scrive queste righe pensa che il nostro lettore doveva essere informato di questo scandalo. E parafrasando il detto latino si potrebbe dire che in Albania uno scandalo tira l’altro. Ma tutto solo e soltanto con il beneplacito del primo ministro, ubbidendo ai suoi “lungimiranti orientamenti”.



