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Arroganza, abusi e canagliate di una dittatura

Le più grandi canagliate della storia non sono state commesse
dalle più grandi canaglie, ma dai vigliacchi e dagli incapaci.

Georges Bernanos

Il 17 maggio scorso, prima dell’alba e dopo un assalto delle forze speciali della polizia di Stato, delle giganti ruspe hanno abbattuto l’edificio del Teatro Nazionale nel pieno centro di Tirana. Hanno colpito, hanno offeso e ingiuriato, hanno trascinato con forza e maltrattato fisicamente delle persone inermi e pacifiche che non avevano posto nessuna resistenza. Il nostro lettore è stato informato l’indomani stesso di quell’oscenità accaduta notte tempo nel pieno centro della capitale albanese (I vigliacchi della notte hanno distrutto il Teatro Nazionale, 18 maggio 2020). Si è trattato proprio di un vigliacco atto banditesco, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Con quell’atto è stato dimostrato pubblicamente che in Albania non esiste più lo Stato di diritto. E non esiste neanche lo Stato legale. In Albania la dittatura ha mostrato tutta la sua brutalità. Quanto è accaduto il 17 maggio scorso è stata un’eloquente dimostrazione e una inconfutabile testimonianza dell’arroganza di una consolidata e funzionante dittatura. Un atto banditesco quello che, dopo essere stato reso noto, ha suscitato immediate e unanime reazioni di condanna anche da parte dei media e delle istituzioni internazionali. Con l’abbattimento notturno dell’edificio del Teatro Nazionale, i barbari hanno abbattuto e seppellito anche la storia legata a quell’edificio. Hanno cancellato definitivamente e come se niente fosse, a colpi di ruspe, dei preziosi Valori storici, artistici, architettonici, urbanistici ed altri. Bisogna sottolineare che Tirana, dichiarata capitale soltanto nel gennaio del 1920, prima era una città costruita, da qualche secolo, secondo i canoni dei centri abitati balcanici. Gli ideatori di quell’atto barbaro hanno annientato, allo stesso tempo, anche un edificio dove sono stati commessi i primi atti della “giustizia popolare” da parte della dittatura comunista contro i loro reali e/o presunti avversari futuri. Perché è stato proprio in quell’edificio che, nel 1945, si sono svolti i primi processi con i quali il nuovo regime ha eliminato fisicamente tutti coloro che la pensavano diversamente. Dando così inizio ad un lunghissimo e molto sofferto periodo di terrore e di estreme privazioni dei diritti e delle libertà umane per gli albanesi. Quel 17 maggio però, insieme con l’edificio del Teatro Nazionale, hanno abbattuto anche un altro edificio, identico come facciata, un suo “gemello”. Tutti e due erano parti integranti di un solo complesso, progettato da un noto architetto italiano dell’epoca e costruito a fine anni ’30 del secolo passato. Un complesso chiamato il Circolo Scanderbeg, in onore dell’eroe nazionale albanese. L’edificio “gemello”, dall’inaugarazione del Circolo nel maggio del 1939, è stato la sede dell’Istituto degli Studi albanesi. In quell’edificio, durante la dittatura, hanno avuto la loro sede diverse istituzioni di studi albanologici ed altri. Tutti e due sono stati brutalmente abbattuti il 17 maggio scorso!

La resistenza e la protesta quotidiana dei semplici e consapevoli cittadini e degli attivisti dell’Alleanza per la Difesa del Teatro per circa 27 mesi andava oltre la difesa dell’edificio stesso. Una protesta quella, unica nel suo genere non solo in Albania, è stata prima di tutto, una protesta contro la Dittatura. Perché, dopo i tanti inquietanti ed allarmanti segnali e dopo tutto quanto è realmente accaduto durante questi ultimi anni, cresceva anche la consapevolezza dei cittadini a reagire determinati contro, per impedire il peggio. Perché, con il passare del tempo, diventava sempre più evidente che in Albania si stava consolidando una nuova dittatura sui generis. Una dittatura gestita dal primo ministro, il quale, dati e fatti realmente accaduti, documentati e denunciati, risulterebbe essere il “rappresentate ufficiale” di un’Alleanza occulta che raggruppa il potere politico, la criminalità organizzata e certi famigerati clan internazionali. Si tratta di una dittatura insidiosa e pericolosa perché viene camuffata da un “pluralismo e pluripartitismo” di facciata che il primo ministro e la sua ben organizzata e radicata propaganda l’hanno fatto promuovere, in Albania e all’estero, soprattutto presso alcune istituzioni e/o alti rappresentanti dell’Unione europea, come una “democrazia in continuo sviluppo” e una “storia di successo del funzionamento dello Stato”. Proprio contro quella insidiosa e pericolosa dittatura che si stava paurosamente consolidando in Albania, i cittadini e gli attivisti consapevoli hanno quotidianamente resistito e protestato dal febbraio 2018 e fino al 17 maggio 2020, in quella piazzetta a fianco dell’edificio del Teatro Nazionale a Tirana. Invece il barbaro assalto e l’abbattimento di quell’edificio, notte tempo, miravano, oltre al raggiungimento di altri futuri obiettivi abusivi, corruttivi e criminali, anche di attutire e di annientare quella resistenza e quella protesta che stava smascherando la falsità della propaganda governativa e stava gridando delle scomodissime verità. Adesso, dopo le oscenità del 17 maggio scorso, per tutti i cittadini che ripudiano la dittatura è tempo di dire, di gridare proprio le vere verità. Le verità su tutto ciò che è accaduto e che sta accadendo. Ma è anche il tempo in cui ognuno deve prendere le proprie responsabilità e agire di conseguenza! Prima di ogni altra cosa, adesso in Albania si dovrà trovare una soluzione fattibile per uscire da questa allarmante realtà. Ormai è diventato indispensabile e vitale, è diventato obiettivo unico, affrontare e sconfiggere la dittatura!

Dal 17 maggio e durante tutta la settimana scorsa, dopo aver abbattuto l’edificio del Teatro Nazionale, il primo ministro e la propaganda governativa, trovatisi in grandi difficoltà, stanno cercando in tutti i modi, di “ammortizzare l’effetto” di quel barbaro assalto e dell’abbattimento dell’edificio. Stanno cercando di ingannare di nuovo, e come al solito, l’opinione pubblica. Stanno cercando di inventare, di sana pianta, e di diffondere un’altra verità, una “verità sostitutiva” a quella reale. Il primo ministro, seguito dal sindaco della capitale, dal ministro degli Interni e da altri succubi e vigliacchi funzionari delle istituzioni governative e statali, polizia di Stato compresa, stanno mentendo per coprire e negare tutte quelle oscenità che hanno fatto. In loro supporto si sono schierati anche i soliti analisti e opinionisti a pagamento e a servizio diretto del primo ministro. Loro tutti, primo ministro in testa, stanno facendo l’impossibile, in modo che le loro bugie, la loro “verità sostitutiva” fabbricata in fretta e furia possano annientare e cancellare dalla memoria collettiva quanto è accaduto nelle prime ore del 17 maggio in pienissimo centro di Tirana. Purtroppo in tutta questa gigantesca operazione ingannatrice sono stati coinvolti anche i soliti “rappresentanti internazionali”. Proprio quelli che adesso stanno parlando di nuovo delle “riforme”, diffondendo anche delle insinuazioni speculative e cospirative per “sconvolgere e disorientare” l’opinione pubblica. Proprio loro che non hanno detto una sola parola sulle oscenità accadute, notte tempo, il 17 maggio scorso. Anzi, una di loro, l’ambasciatrice statunitense, quel giorno ha “postato” dei fiori tramite le reti social! Proprio quei “rappresentanti internazionali”, che intervengono per delle futili cose e che non hanno fatto della discrezione e della riservatezza istituzionale il loro modo di svolgere il mandato, hanno taciuto di fronte all’arroganza, agli abusi e alle canagliate di una dittatura dal 17 maggio ad oggi!

Chi scrive queste righe considera il primo ministro e i suoi leccapiedi, nonostante le apparenze, dei miseri vigliacchi e incapaci. Lo hanno dimostrato in diverse occasioni, pubblicamente note. Ma sembrano forti perché si servono degli strumenti della dittatura, sistema di giustizia e polizia di Stato compresi. Egli non smetterà mai di ripetere quanto ha detto Bejnamin Franklin. E cioè che ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio! Anche contro i tiranni in Albania!

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