International

Attenti ai furfanti che abusano del potere conferito o usurpato

Tenete sempre divisi i furfanti. La sicurezza del resto della terra dipende da ciò.

Jean de La Fontaine

La storia ci insegna che sono state e ci sono tante persone che, per varie ragioni, hanno fatto e fanno di tutto per mettersi in mostra e attirare l’attenzione pubblica. Quanto sta accadendo anche in questi ultimi giorni nel mondo lo conferma. Il presidente statunitense è una di queste persone. Lui, ormai da un anno, da quando ha cominciato il suo secondo mandato presidenziale, non smette mai di mettersi in mostra con delle proposte, delle minacce e delle richieste, cercando però sempre di camuffare le sue vere intenzioni e i suoi interessi. Lui si sta presentando come colui che fa di tutto per la pace nel mondo. Ma in cambio chiede, anzi pretende, anche un meritato riconoscimento. Il Premio Nobel è una sua dichiarata ambizione. E “guai” se non lo si accontenta.

Proprio oggi, il 19 gennaio è stata resa nota una lettera che il presidente degli Stati Uniti d’America ha scritto al primo ministro norvegese, in cui si riferiva alle sue ormai note pretese territoriali sulla Groenlandia. E tutto dopo aver minacciato le autorità dell’isola e della Danimarca. In quella lettera afferma: “Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America”. Aggiungendo che “La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un diritto di proprietà?”.

Ovviamente in questi ultimi giorni l’attenzione pubblica e istituzionale, a livello internazionale, viene attirata dalla proposta del presidente degli Stati Uniti d’America per il “Board of Peace” (Comitato di Pace; n.d.a.), da lui stesso presieduto, per ripristinare la pace a Gaza. Si tratta di una sua “lungimirante invenzione” che intende applicarla, in seguito, sia nel caso dell’Ucraina che del Venezuela, costituendo così una struttura internazionale da contrapporre all’Organizzazione delle Nazioni Unite e al suo Consiglio di Sicurezza.

Di fronte a simili sviluppi e situazioni internazionali, quanto sta succedendo in alcuni piccoli Paesi, anche in Europa, spesso sfugge all’attenzione pubblica e istituzionale, a livello internazionale. Il caso dell’Albania lo testimonia. E comunque si tratta di una realtà drammatica e preoccupante in un Paese membro della NATO e candidato ad aderire all’Unione europea. Una realtà che devono tenerla ben presente soprattutto alcuni dei “grandi dell’Europa”, che considerano “amico” un irresponsabile e voltagabbana autocrate, qual è il primo ministro del Paese.

Riferendosi perciò alla realtà albanese, si potrebbero evidenziare innumerevoli scandali clamorosi e milionari, dei quali il nostro lettore da anni è stato informato, sempre con la dovuta oggettività. Uno di questi è il seguente. Il 24 settembre 2024 in Albania è stata costituita un’impresa a partecipazione statale, denominata KAYO, per “sviluppare un’industria militare moderna, basata sulle capacità locali e su partenariati strategici”. Tutto dopo che il Parlamento aveva approvato il 26 luglio 2024 un’apposita legge. L’impresa è organizzata come una società azionaria e l’autorità pubblica che rappresenta lo Stato è il ministero della Difesa. In seguito, il 12 giugno 2025, con una decisione del Consiglio dei ministri, è stato stabilito che la sopracitata impresa, quando diventa parte attiva di un’altra società, non deve mai avere meno di 45% del capitale della nuova società.

Bisogna sottolineare che l’impresa a partecipazione statale KAYO, in base alla legge che la costituì, ha sia l’autorità che l’esclusività di utilizzare, insieme con le imprese/società con le quali divide le azioni, tutte le proprietà dell’esercito. Perciò le proprietà pubbliche, attualmente al possesso dell’esercito albanese, possono essere utilizzate anche dagli altri soci azionari dell’impresa a partecipazione statale, i quali, attraverso le proprietà dell’esercito, potranno realizzare guadagni milionari.

E proprio nel giugno 2025 la proprietaria di una società albanese, costituita nel 2016, che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere, ha deciso di vendere il 49% delle sue azioni ad una società di proprietà di un noto imprenditore israeliano, costituendo una nuova società comune. Ebbene, non erano passati neanche due mesi quando, nei primi giorni dell’agosto 2025, tra questa nuovissima società azionaria e la sopracitata impresa statale che opera, tra l’altro, nel campo degli armamenti, è stata costituita un’altra società azionaria. Ma nonostante la sopracitata decisione del Consiglio dei ministri stabiliva che quell’impresa statale non doveva mai avere meno di 45% del capitale societario, la sua quota di partecipazione era soltanto il 20% del capitale totale. Mentre l’80% del capitale apparteneva alla società privata. Una clamorosa e palese violazione legale da parte dell’impresa statale! Ma non c’è stato nessun intervento obbligatorio, da parte del ministero della Difesa, come rappresentante dello Stato, per impedire ed annullare la costituzione di questa società comune. Chissà perché?!

Si sa però che la proprietaria della società albanese che opera nel campo della produzione e/o dell’adattamento dei mezzi motori per permettere l’installazione di armamenti di vario genere era stata promossa poco tempo fa pubblicamente dal primo ministro albanese, presentandola come un’imprenditrice di successo! Si sa anche che il noto imprenditore israeliano, il quale ha comprato il 49% del capitale della società di questa imprenditrice, è un “caro amico” del primo ministro. Mentre il dirigente dell’impresa statale, è stato un ex capo della polizia di Stato ed un “ubbidiente collaboratore” del primo ministro. E proprio in questo rapporto triangolare le cattive lingue hanno subito trovato anche la spiegazione del mancato intervento, da parte delle autorità competenti, per impedire la costituzione di questa società azionaria mista. Le cattive lingue, in più, hanno detto convinte che la costituzione di una simile società mista era stata ideata ed attuata solo e soltanto per abusare sia con ingenti somme di denaro pubblico e sia con le molte proprietà militari controllate dall’impresa statale. E, ovviamente, tutto con il beneplacito, se non con l’ordine, del primo ministro.

Durante il primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania, che ha avuto luogo il 13 novembre 2025 a Roma, sono stati firmati 16 diversi accordi che riguardano la cooperazione, in vari settori, tra i due Paesi. Il nostro lettore è stato informato di questo vertice intergovernativo a tempo debito (Luci e ombre su un vertice intergovernativo; 17 novembre 2025).

Ebbene, uno degli accordi firmati durante quel vertice riguardava il settore della difesa. A quell’accordo ha fatto riferimento il primo ministro albanese alla fine del vertice, durante la congiunta conferenza di stampa con la Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia. Secondo il primo ministro albanese le sette navi saranno costruite in Albania da “….un’impresa italo-albanese, in cui la parte italiana è Fincantieri e quella albanese è KAYO. È un’impresa congiunta che creerà lavoro, conoscenza per giovani albanese, che saranno pagati bene, e che fornirà all’Italia, all’Albania se ne avrà bisogno, e ad altri Paesi, le navi, che sono così importanti in questi giorni”. E si tratta proprio di KAYO, la stessa impresa statale che, come sopracitato, nei primi giorni dell’agosto 2025 è entrata in società, in palese violazione legale, con la società privata dell’imprenditrice di successo albanese e dell’imprenditore israeliano, un “caro amico” del primo ministro albanese. E tutto era accaduto prima del 13 novembre 2025, giorno in cui si svolse a Roma il primo vertice intergovernativo tra l’Italia e l’Albania. Chissà se i massimi rappresentanti dell’Italia ne erano però al corrente di questo fatto?!

Chi scrive queste righe per il momento non aggiunge altro. Ma trova saggia l’affermazione di Jean de La Fontaine: “Tenete sempre divisi i furfanti. La sicurezza del resto della terra dipende da ciò”.  Non si sa se siano furfanti alcuni dei “grandi dell’Europa”, però si sa che alcuni di loro collaborano con un furfante, il primo ministro albanese, per realizzare determinati “interessi nazionali”.

Mostra altro

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio