Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario
Il denaro deve servire e non governare!
Papa Francesco
Prima di partire per Miami, negli Stati Uniti, per incontrarsi con i mediatori statunitensi nell’ambito dei negoziati di pace tra la Russia e l’Ucraina, il 29 novembre scorso si è dimesso il consigliere e stretto collaboratore del presidente ucraino. L’indagine in corso riguarda uno scandalo nel settore energetico. Dopo le dimissioni del suo consigliere, il presidente ucraino ha dichiarato che “non ci dovrebbe essere motivo di essere distratti da nient’altro che dalla difesa dell’Ucraina”.
Il 28 novembre scorso, in Romania, si è dimesso il ministro della Difesa in seguito ad uno scandalo scoppiato e legato ad una sua bugia. Colui che, non avendo mai conseguito un titolo di laurea, nel curriculum da lui consegnato, aveva affermato di essersi laureato presso un’università della capitale romena. Le verifiche però hanno confermato tutto.
Delle massicce proteste a livello nazionale sono scoppiate in Bulgaria circa due settimane fa, dopo che il governo ha reso pubblica una proposta di bilancio molto dibattuta e criticata. E tutto ciò mentre la Bulgaria entrerà, dal prossimo 1o gennaio nell’Eurozona. Martedì scorso, 2 dicembre, il governo ha ritirato la sua molto criticata proposta di bilancio che prevedeva un ingente aumento delle tasse e dei contributi sociali. Bisogna sottolineare però che i cittadini non hanno contestato solo la proposta di bilancio, ma protestavano anche contro la radicata corruzione dei governanti ed il mancato mantenimento delle promesse fatte.
In Albania, invece, è tuttora in corso uno degli scandali più clamorosi degli ultimi anni, mentre le persone direttamente coinvolte continuano a dichiararsi innocenti. Si tratta dell’ormai ex vice primo ministro, che era anche la ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Ma si tratta anche dello stesso primo ministro. E non poteva essere diversamente, visto che lui da anni controlla tutto e tutti. Perciò in Albania non si può fare niente di importante, soprattutto degli appalti abusivi milionari senza il suo ordine e/o consenso. Il nostro lettore è stato informato durante le due precedenti settimane di questo nuovo e clamoroso scandalo (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025).
Il nostro lettore è stato informato che la vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia, accusata dello scandalo di abusi milionari legati alla costruzione di un tunnel, di due ponti e della supervisione dei lavori del tunnel sulla costiera ionica nel sud dell’Albania, il 20 novembre scorso è stata sospesa dai suoi due incarichi istituzionali. Il giudice del Tribunale Speciale di primo grado contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha, inoltre, deciso che l’accusata non può più uscire dal territorio albanese senza un permesso del Tribunale.
Dopo aver appreso queste decisioni, l’accusata è andata direttamente negli uffici del Consiglio dei Ministri ed è rimasta lì per circa otto lunghissime ore. Dalle fonti interne, ben informate, si è saputo in seguito che tra lei ed il primo ministro ci sono state delle forti discussioni. Secondo quelle fonti, alla fine il primo ministro è stato “convinto” dalla sua vice, sospesa dai suoi incarichi, di non accettare le decisioni prese dal giudice che ha convalidato le accuse del procuratore incaricato del caso. Perciò l’indomani mattina, il 21 novembre scorso, il primo ministro ha presentato un ricorso, da lui firmato, presso la Corte Costituzionale, considerando come anticostituzionale la decisione della sospensione, dai suoi due incarichi istituzionali, della sua più stretta collaboratrice.
L’autore di queste righe scriveva lunedì scorso: “Il primo ministro, vistosamente in difficoltà dopo gli sviluppi con il clamoroso scandalo milionario del tunnel, che lo coinvolgerebbe personalmente, ha fatto ricorso presso la Corte Costituzionale contro la decisione presa dal giudice nei confronti della sua stretta collaboratrice. Lei che dando le dimissioni, come abitualmente si fa in altri Paesi europei, lo poteva aiutare molto. Nel frattempo, però, come ha sempre fatto in simili momenti di grande difficoltà, il primo ministro sta cercando di ingannare l’opinione pubblica con false ed abusive citazioni e riferimenti” (Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025).
Si, dal 21 novembre scorso, quando ha depositato il suo ricorso presso la Corte Costituzionale, il primo ministro ha accusato alcune strutture del sistema “riformato” della giustizia di “oltrepassare” i loro confini e di immischiarsi nelle competenze altrui. E si riferisce a quelle sue. Proprio lui che dal momento dell’entrata in vigore della “riforma” nel sistema della giustizia, si è sempre vantato di quel grande successo e ha sempre appoggiato l’operato delle strutture del sistema “riformato” della giustizia. Un sistema che però, fatti ormai accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, ha sempre ubbidito agli “orientamenti” e alla “volontà” del primo ministro. Mentre il principio della separazione dei poteri di Montesquieu prevede proprio l’indipendenza dei tre poteri, nonché il controllo del sistema giudiziario su quello esecutivo e legislativo.
Secondo il primo ministro, il procuratore che ha indagato sullo scandalo sopracitato e poi il giudice che ha condannato con la sospensione dai suoi incarichi istituzionali la sua più stretta collaboratrice hanno violato la Costituzione ed il Codice della procedura penale. E per rendere “credibile” la sua tesi, il primo ministro, durante le sue dichiarazioni riguardanti l’argomento, ha sempre cercato di ingannare l’opinione pubblica. Prima di tutto perché la Costituzione ed il Codice della procedura penale prevedono e sanciscono il contrario di quello che pretende il primo ministro. Il comma 2 del articolo 135 della Costituzione, sancisce che “I tribunali Speciali giudicano i reati di corruzione e criminalità organizzata, nonché le accuse penali contro il Presidente della Repubblica, il Presidente del Parlamento, il primo Ministro, il membro del Consiglio dei Ministri…”.
Invece il comma 2 dell’articolo 242 del Codice di procedura penale sancisce che la sospensione dagli incarichi istituzionali “…non si applica solo alle persone elette secondo la legge elettorale”. E cioè non si applica soltanto nei confronti dei deputati e degli eletti dell’amministrazione locale, sindaci e consiglieri. In più, uno dei principali obiettivi della stessa “riforma” del sistema della giustizia era proprio quello di indagare e condannare l’abuso di potere e la corruzione, partendo dai massimi livelli istituzionali. Primo ministro e ministri inclusi. Anzi, loro per primi.
Durante i suoi “attacchi” contro il procuratore ed il giudice che hanno indagato e condannato la sua stretta collaboratrice, il primo ministro, sempre cercando di ingannare, ha fatto spesso riferimento, senza mai citarne una, alle opinioni della Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, organo consultivo del Consiglio d’Europa sull’adozione delle costituzioni conformi agli standard del patrimonio costituzionale europeo; n.d.a.). Ha fatto lo stesso anche con delle decisioni della Corte europea. Ma solo il fatto di non aver mai specificato se si trattava della Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, oppure della Corte di Giustizia dell’Unione europea con sede in Lussemburgo, nonché di non aver fatto una sola chiara citazione, conferma la falsità delle sue dichiarazioni e le sue ingannatrici intenzioni.
Chi scrive queste righe pensa che la stretta collaboratrice del primo ministro, ormai sospesa dai suoi incarichi, doveva dimettersi e poi seguire il suo percorso legale da semplice cittadina. Come hanno fatto il consigliere del presidente ucraino ed il ministro della Difesa romeno. Invece gli albanesi devono ribellarsi contro il loro primo ministro e scendere in piazza, come hanno fatto in Bulgaria. Perché, come ne era convinto papa Francesco, il denaro deve servire e non governare!



