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Clamoroso scandalo internazionale che continua ad accusare

Non seminare nei solchi dell’ingiustizia per non raccoglierne sette volte tanto

Siracide, 7/3; Antico Testamento

Il Libro del Siracide è stato scritto in ebraico all’incirca nell’anno 180 a.C. da Giosuè di Sira. Il Libro del Siracide, essendo parte dell’Antico Testamento, è stato inserito sia nella Bibbia cattolica che in quella ortodossa. Non è riconosciuto dalla religione ebraica e da quella protestante, perché è stato considerato come testo apocrifo. Bisogna sottolineare però che si tratta dell’unico testo dell’Antico Testamento il cui autore è riconosciuto con certezza.

Il Libro del Siracide è stato concepito e scritto come un insieme di precetti e consigli utili per tutti e basati sulla sapienza umana di quel periodo, nonché su canoni della religione tradizionale ebraica.

Nel settimo capitolo del Libro si avverte: “Non ti impigliare due volte nel peccato, perché neppure di uno resterai impunito” (7/8). Un’altro valido consiglio per tutti gli esseri umani avverte: “Non unirti alla moltitudine dei peccatori, ricordati che la collera divina non tarderà” (7/16). Questi sono soltanto due tra i tantissimi utili consigli e precetti del Libro del Siracide.

Purtroppo i peccatori sono stati e sono sempre presenti in ogni parte del mondo. Lo testimonia con spiccata maestria Dante Alighieri nella prima parte, l’Inferno, della sua stupenda opera allegorica “La Divina Commedia”. Lo testimonia in modo inconfutabile e convincente anche la storia, quella preziosa ed instancabile maestra. Lo testimonia chiaramente quanto sta accadendo attualmente in varie parti del nostro pianeta. Sono tanti i peccatori colpevoli di aver causato conflitti e guerre, che stanno mietendo migliaia di vittime innocenti. Dante li avrebbe inseriti in diverse parti dei nove cerchi dell’Inferno. Ma sono tanti, tantissimi i peccatori che abusano ed approfittano del potere conferito e/o usurpato, a vari livelli istituzionali. Anche per loro valgono gli avvertimenti del Libro del Siracide. Ma i peccatori, quelli consapevoli dei loro atti malvagi ed abusi, credendo di essere intoccabili, se ne infischiano di quei consigli ed avvertimenti.

E tra quei peccatori c’è anche il primo ministro albanese. Colui che ha soltanto mentito, ingannato e ha abusato del suo potere, conferito all’inizio e poi anche usurpato. Compresi anche poteri che non gli competono. Ragion per cui adesso si sente onnipotente, come tutti i dittatori, nonostante cerchi di apparire “progressista”, soprattutto fuori dal suo “regno albanese”. Colui che, da anni ormai, ha fatto della corruzione una sua arma vincente. Sia come approfittatore e sia come corruttore di altri per ottenete e raggiungere determinati obiettivi. Lo testimoniano innumerevoli fatti accaduti e noti pubblicamente. Lo testimonia anche un clamoroso scandalo internazionale che, dal gennaio 2023, continua ad accusarlo direttamente. Ma controllando personalmente tutto il sistema “riformato” della giustizia, si sente impunibile e continua indisturbato a godere del suo vasto potere.

L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di uno scandalo che coinvolgeva direttamente un alto funzionario dell’Ufficio Federale di Investigazione degli Stati Uniti d’America (Federal Bureau of Investigation – FBI; n.d.a.), alcuni oligarchi ed agenti dei servizi segreti russi, nonché il primo ministro albanese, un suo “consigliere esterno” ed altri. Uno scandalo reso pubblico, il 23 gennaio 2023 negli Stati Uniti prima e poi anche nel resto del mondo, (Collaborazioni occulte, accuse pesanti e attese conseguenze, 30 gennaio 2023; Un regime corrotto e che corrompe, 13 febbraio 2023; Angosce di un autocrate corrotto e che corrompe, 20 febbraio 2023; Un autocrate corrotto e che corrompe, ormai in preda al panico, 27 febbraio 2023; ecc…).

Il nostro lettore veniva informato, tra l’altro, che “Il 21 gennaio scorso, all’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York, veniva arrestato un uomo di 54 anni, un importante ex funzionario dell’Ufficio Federale di Investigazione degli Stati Uniti d’America […] con ventidue anni di carriera presso quell’Ufficio Federale […]. Si tratta di colui che è stato a capo dei servizi di controspionaggio dell’FBI nella capitale statunitense fino al 2016, per poi dirigere, dall’inizio d’ottobre 2016 fino al 2018, quando è andato in pensione, la più importante divisione del servizio di controspionaggio con sede a New York” (Collaborazioni occulte, accuse pesanti e attese conseguenze; 30 gennaio 2023). Il nostro lettore è stato informato che sul caso stavano indagando due procure, quella di Washington D.C. e quella di New York. Hanno indagato sul caso anche due commissioni parlamentari, una del Congresso e l’altra del Senato.

Le accuse erano diverse e si riferivano ai rapporti abusivi dell’ex alto funzionario del FBI con un oligarca russo, molto vicino al presidente russo, inserito nell’elenco delle persone soggette a severe sanzioni poste, dal 2018, dalle autorità statunitensi. Un’altra accusa si riferiva ai rapporti con un ex agente dei servizi segreti albanesi, dal quale aveva ricevuto 225.000 dollari, non dichiarati, nonché dei rapporti occulti con un “consigliere esterno” del primo ministro albanese, il quale collaborava sia con i russi che con una grande compagnia cinese. La stessa compagnia che aveva finanziato anche il figlio dell’ex presidente statunitense Joe Biden. Negli atti giudiziari che riguardavano le attività abusive ed illecite dell’ex alto funzionario del FBI, il nome del primo ministro albanese si citava per ben 14 volte! Alla fine del processo giudiziario durato molti mesi, l’accusato ha ammesso la sua colpevolezza ed è stato condannato solo con 50 mesi di prigione.

Giovedì scorso, 4 settembre, è stato reso noto un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America. Un dettagliato rapporto di 23 pagine che evidenziava altri fatti legati allo scandalo in cui sono stati coinvolti l’ex alto funzionario del FBI, i russi, i cinesi ed altri. Uno scandalo in cui era direttamente coinvolto anche il primo ministro albanese. In questo rapporto, tra l’altro, sono stati evidenziati diversi incontri dell’ex alto funzionario del FBI con il primo ministro albanese, tra cui due a Tirana (settembre e novembre 2017, cene private incluse) ed uno a New York. Dal sopracitato rapporto, reso pubblico il 4 settembre scorso, risulta, tra l’altro, che il 9 settembre 2017 l’ex alto funzionario del FBI aveva mandato ad un suo amico una foto con il primo ministro albanese. Mentre ad un altro amico aveva scritto delle opportunità che si potevano generare in Albania. Lui, l’ex alto funzionario del FBI, non aveva mai però dichiarato tutti questi incontri, nonché diversi viaggi in Albania pagati da altri, come obbligato dalla legge.

Il rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America, reso pubblico giovedì scorso, 4 settembre, evidenziava anche il ruolo del “consigliere esterno” del primo ministro albanese in diverse “trattative” abusive sia con l’ex alto funzionario del FBI e sia con i proprietari e i dirigenti di una potente compagnia energetica cinese, molto attiva in diverse parti del mondo. La stessa compagnia che nel 2015 aveva sponsorizzato una mostra personale del primo ministro albanese ad Hong Kong. La stessa compagnia che si stava interessando anche delle risorse naturali in Albania, soprattutto del petrolio. E che con molte probabilità poteva anche riuscirci, se non fosse scoppiato lo scandalo. Ma nel rapporto, reso pubblico il 4 settembre scorso, sono stati presentati dettagliatamente, tra l’altro, anche diversi fatti documentati che coinvolgono direttamente sia il “consigliere esterno” del primo ministro che lui stesso.

Chi scrive queste righe pensa che si tratta di un clamoroso scandalo internazionale che continuerà ad accusare diversi legami occulti e corruttivi, nonché le persone coinvolte. Compreso il primo ministro albanese. Per tutti i peccatori però rimane sempre valido l’avvertimento 7/3 del Libro del Siracide: “Non seminare nei solchi dell’ingiustizia per non raccoglierne sette volte tanto”. Chissà come si sente adesso il primo ministro albanese, il quale, da giorni, non dice niente sul caso?!

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