Conferma ufficiale di un denunciato massacro elettorale
Elezione. Semplice artificio mediante il quale una maggioranza
dimostra a una minoranza che sarebbe follia tentare di resistere.
Ambrose Bierce
Era in pieno corso il drammatico e pericoloso periodo della guerra fredda in Europa quando, il 3 luglio 1973, nella capitale della Finlandia, Helsinki, è stata organizzata e si è tenuta una riunione dei rappresentanti dei 35 Paesi europei. Non era presente solo l’Albania che aveva rifiutato. Ed era proprio durante quella riunione che si costituì la Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa (CSCE). A quella riunione sono stati invitati e hanno partecipato anche i rappresentanti degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, semplicemente nota allora come l’Unione Sovietica. Coloro che organizzarono il vertice volevano promuovere il dialogo politico tra i due campi avversari, la loro cooperazione e garantire la pace in Europa.
Due anni dopo, sempre a Helsinki, il 1o agosto 1975, si riunirono i capi di Stato e di governo dei 35 Paesi europei, per la firma finale del documento che costituiva la Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa. Da allora la Conferenza ha svolto molte altre riunioni e ha preso diverse decisioni importanti.
Dal 5 al 29 giugno 1990 a Copenhagen, nell’ambito delle attività della CSCE, si è svolta quella che ormai è nota come la Conferenza sulla Dimensione Umana. I rappresentanti dei Paesi membri hanno riconosciuto, tra l’altro, che “….la democrazia pluralistica e lo Stato di diritto sono essenziali per garantire il rispetto di tutti i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali…”. Essi hanno, altresì, espresso l’impegno di tutti i Paesi membri della CSCE per costituire delle “…società democratiche fondate su libere elezioni e sullo Stato di diritto”. Per la prima volta, alla riunione di Copenhagen della Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa ha preso parte come osservatore anche un rappresentante dell’Albania. In seguito, durante il vertice della CSCE a Berlino, tra il 19 e 20 giugno 1991 anche l’Albania, l’ultimo Paese europeo, aveva deciso di diventare membro della Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa.
Alla fine della riunione è stato firmato anche quello che ormai è noto come il Documento di Copenhagen. I Paesi membri della Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa si impegnavano, tra l’altro, a garantire “Libere elezioni da svolgersi ad intervalli ragionevoli con voto segreto o con procedure equivalenti di libera votazione, in condizioni che assicurino in pratica la libera espressione dell’opinione degli elettori nella scelta dei loro rappresentanti” (articolo 5/1).
I Paesi membri, firmatari del Documento di Copenhagen, si impegnavano a garantire anche “Una netta separazione tra Stato e partiti politici; in particolare, i partiti politici non devono confondersi con lo Stato” (articolo 5/4).
In seguito, l’articolo 6 del Documento di Copenhagen affermava: “Gli Stati partecipanti dichiarano che la volontà del popolo, liberamente e correttamente espressa mediante elezioni periodiche e oneste, costituisce la base dell’autorità e della legittimità di ogni governo”. I Paesi firmatari del Documento si impegnavano inoltre ad assicurare che “La legge e il sistema politico consentano di condurre le campagne elettorali in un’atmosfera corretta e libera, nella quale né misure amministrative, né la violenza, né l’intimidazione impediscano ai partiti e ai candidati di esporre liberamente le proprie opinioni e posizioni o impediscano agli elettori di conoscerle e discuterle nonché di dare il proprio voto senza timore di rappresaglie” (articolo 7/7). Con la loro firma, tutti i rappresentanti dei Paesi firmatari, membri della Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa, garantivano che “Nessun ostacolo legale o amministrativo limiti il libero accesso ai mezzi di informazione su base non discriminatoria per tutti i raggruppamenti politici e gli individui che intendono partecipare al processo elettorale” (articolo 7/8).
Il 21 novembre 1990 a Parigi si è svolta un’altra riunione della Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa. Alla fine di quella riunione è stato adottato un importante documento, noto ormai come la Carta di Parigi per una nuova Europa. Con quel documento si affermava anche la fine del drammatico e pericoloso periodo della guerra fredda tra i due campi avversari in Europa. Dopo quattro anni, durante il vertice di Budapest è stato deciso il passaggio dalla Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa ad una nuova organizzazione, con una vera e propria struttura istituzionale, necessarie a far fronte a tutti gli obiettivi posti. La nuova organizzazione è stata ufficialmente costituita il 1º gennaio del 1995 e da allora si chiama l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Organization for Security and Co-operation in Europe – OSCE; n.d.a.). Nell’ambito dell’OSCE da allora funziona l’Assemblea Parlamentare composta dai rappresentanti di tutti i Paesi membri, nonché alcune strutture esecutive.
Come un’importante struttura esecutiva dell’OSCE è stata costituita e funziona anche l’Ufficio per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani (Office for Democratic Institutions and Human Rights – ODIHR; n.d.a.) con sede a Varsavia. Uno dei compiti istituzionali dell’ODIHR è anche quello di promuove i processi elettorali democratici in tutti i Paesi membri dell’OSCE.
Giovedì scorso, 23 ottobre, è stato reso pubblico il rapporto finale dell’ODIHR sulle elezioni dell’11 maggio 2025 in Albania. Il nostro lettore è stato informato, dalla prima settimana di maggio in poi, sempre con la dovuta oggettività, fatti accaduti, documentati e ufficialmente denunciati alla mano, di quella che, invece di essere una normale gara elettorale parlamentare è stato un vero e proprio massacro elettorale. Ebbene, anche il rapporto finale dell’ODIHR sulle elezioni politiche dell’11 maggio scorso in Albania, elencando una lunga serie le violazioni, evidenziate e verificate dai suoi osservatori, ha confermato ufficialmente molte violazioni sia della Costituzione albanese e delle leggi in vigore, sia del Documento di Copenhagen.
Dalle prime pagine del sopracitato rapporto risulta che le elezioni sono state dominate dal partito al potere che ormai si comporta, fatti evidenziati dagli osservatori alla mano, come un partito – Stato. Il rapporto finale dell’ODIHR afferma che “Il partito al potere ha beneficiato dal vasto uso delle risorse amministrative durante la campagna elettorale, generando un ingiusto vantaggio”. Il che significa una palese violazione del sopracitato articolo 5/4 del Documento di Copenhagen. In seguito il rapporto finale afferma che “La legislazione elettorale e la sua interpretazione da parte dall’amministrazione elettorale non ha impedito le pratiche abusive”. Una simile affermazione testimonia la violazione del sopracitato articolo 7/7 del Documento di Copenhagen. Il rapporto finale dell’ODIHR evidenzia molti casi dell’intimidazione dei media ed il controllo della maggior parte di loro dal potere esecutivo, in piena violazione dell’articolo 7/8 dello stesso Documento. Il rapporto finale dell’ODIHR sulle elezioni dell’11 maggio 2025 in Albania, evidenzia anche molti casi della presenza e del supporto attivo della criminalità organizzata a favore del partito del primo ministro albanese. Così come evidenzia anche molte altre serie e palesi violazioni delle leggi in vigore in Albania, Costituzione compresa, anche del Documento di Copenhagen.
Chi scrive queste righe, riferendosi al massacro elettorale dell’11 maggio scorso in Albania, pensa che quelle “elezioni” si dovevano dichiarare non valide. Egli trova molto attuale quanto affermava Ambrose Bierce sulle elezioni, che sono “un semplice artificio mediante il quale una maggioranza dimostra a una minoranza che sarebbe follia tentare di resistere”. Il caso dell’Albania lo conferma.




