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Cronaca di una settimana carica di avvenimenti

Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.

Francis Bacon

La settimana appena passata è stata carica di avvenimenti e di sviluppi che riguardano sia il processo europeo che la preoccupante situazione in l’Albania. Purtroppo si è trattato di notizie negative. Notizie che rispecchiano una crisi multidimensionale, presente da circa due anni, e che si sta aggravando ogni giorno che passa. E non poteva essere altrimenti. La vera realtà, quella vissuta e sofferta in Albania, e non quella virtuale, presentata dalla propaganda governativa, dovrebbe far seriamente preoccupare tutti, sia in Albania che nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea. Durante le settimana passata si è saputo che per l’Albania è stata rimandata, a data da stabilire, la convocazione della prima conferenza intergovernativa con l’Unione europea. Una decisione quella, presa dal Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’Unione europea (noto come COREPER; n.d.a.). Sempre durante la scorsa settimana è stato reso pubblico il Rapporto del Fondo Monetario Internazionale nel quale si evidenziava la grave situazione finanziaria ed economica in cui si trova in Paese. Tutto dovuto all’incapacità e alle [consapevoli] scelte corruttive del governo. All’inizio della settimana appena passata, la Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto; n.d.a.), seguendo una sua ed ormai nota prassi di comunicazione, ha fatto sapere quali saranno, con ogni probabilità, le sue opinioni sulle modifiche unilaterali fatte da parte della maggioranza governativa alla Riforma elettorale e approvate dal Parlamento il 5 ottobre scorso. Modifiche che, secondo il Presidente della Repubblica e gli specialisti in giurisprudenza, violerebbero sia la Costituzione che la legislazione in vigore. Quelle opinioni preliminari della Commissione di Venezia evidenziano proprio le consapevoli violazioni fatte.

Sempre durante la scorsa settimana è stato reso noto il Rapporto della Commissione degli Affari esteri del Parlamento europeo per il periodo 2019-2020. In quel Rapporto si evidenziavano, tra l’altro, anche le serie problematiche che si stanno verificando in Albania e che comprometterebbero seriamente il percorso europeo del Paese. L’autore di queste righe valuta di trattare in seguito soltanto quanto è stato deliberato dai rappresentanti permanenti presso l’Unione europea, promettendo, però, al nostro lettore che tratterà presto gli altri avvenimenti sopramenzionati.

Il 1o dicembre scorso si è svolta la riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’Unione europea. Il Comitato è un’importante struttura del Consiglio europeo i cui membri sono gli ambasciatori e/o i rappresentanti delle delegazioni accreditate presso l’Unione europea. Ebbene, durante quella riunione, i rappresentanti permanenti hanno deciso di suggerire al Consiglio degli Affari generali, composto dai ministri degli Affari europei di tutti gli Stati membri dell’Unione, di non aprire la prima Conferenza intergovernativa con l’Albania. I rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’Unione europea, il 1o dicembre scorso, hanno espresso la loro motivata e argomentata convinzione, secondo la quale “…l’Albania non è ancora pronta a partecipare alla prima Conferenza intergovernativa con l’Unione europea perché ha ancora molto lavoro da fare con le condizioni poste [dal Consiglio europeo] nel marzo 2020”.

L’apertura della prima Conferenza intergovernativa per l’Albania è stato uno degli obiettivi posti dalla cancelliera Merkel, l’8 luglio scorso, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo. L’occasione era l’assunzione, da parte della Germania, della Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Un obiettivo quello che non è stato raggiunto. Lo ha ammesso la stessa cancelliera, il 30 novembre scorso, durante una videoconferenza con tutti i rappresentanti dei parlamenti dei Paesi membri dell’Unione europea e dei Paesi che mirano a diventare tali. Lei ha “diplomaticamente” dichiarato, riferendosi all’apertura della prima Conferenza intergovernativa per l’Albania, che “…non posso promettere che accadrà quest’anno”. Non solo, ma per la prima volta, si potrebbero finalmente dividere il percorso europeo della Macedonia del Nord da quello dell’Albania. Una questione tanto discussa quella, durante questi ultimi anni, dai rappresentanti dei singoli Stati membri dell’Unione europea. Nel caso della Macedonia del Nord l’apertura della prima conferenza intergovernativa viene contrariata soltanto dalla Bulgaria. Invece tutti gli altri Paesi membri dell’Unione europea sono d’accordo all’apertura della prima conferenza, argomentando che la Macedonia del Nord ha adempito tutte le richieste fatte dalle istituzioni dell’Unione, compreso anche il cambiamento del nome, che per anni è stato un contenzioso tra la Grecia e la Macedonia. La ragione del veto bulgaro è la richiesta fatta dalla Bulgaria alla Macedonia del Nord di concordare ed accettare ufficialmente che la lingua macedone sia soltanto un dialetto della lingua bulgara e che in Bulgaria non esiste una minoranza macedone. Per quanto riguarda l’apertura della prima conferenza intergovernativa, prevista dalle procedure europee, bisogna evidenziare però che, mentre per la Macedonia del Nord si tratta di una questione tra due Stati, nel caso dell’Albania il rifiuto europeo dell’apertura della conferenza è legato soltanto e direttamente alle inadempienze delle condizioni poste dal Consiglio europeo all’Albania nel marzo scorso. E quelle condizioni sono delle responsabilità dirette del governo albanese.

Il 1o dicembre scorso, i rappresentanti permanenti degli Stati membri accreditati presso l’Unione europea, riferendosi alla convocazione della prima conferenza intergovernativa, hanno ribadito che sarà attuata “prima possible” ma che comunque soltanto nel caso che “… si adempiono le condizioni poste dal Consiglio [europeo] nel marzo 2020”. La riunione del Consiglio degli Affari generali, che si svolgerà domani, 8 dicembre, con tutta probabilità, suggerirà, a sua volta, alla riunione dei capi di Stato e di governo dei paesi membri dell’Unione, prevista per il 10 dicembre prossimo, di rimandare a tempo da stabilire la convocazione della prima Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea.

Dal 1o dicembre scorso ad oggi, guarda caso, il primo ministro albanese, lui che scrive di tutto e di tutti, non ha detto una sola parola. Chissà perché?! Analizzando però tutto il percorso europeo dell’Albania, cominciato subito dopo il crollo della dittatura comunista, risulterebbe che sia stato seriamente compromesso durante questi ultimi anni. Da quando l’attuale primo ministro è salito al potere, nel settembre 2013. Ormai sta diventando un’opinione sempre più diffusa che è proprio il primo ministro che sta volutamente ostacolando il percorso europeo dell’Albania. Sono tanti i fatti accaduti, durante questi anni, che testimonierebbero quest’opinione. Sono tanti i fatti accaduti che testimonierebbero che il primo ministro si presenta come un “convinto europeista” soltanto per motivi di propaganda e per ingannare sia le cancellerie occidentali che le istituzioni dell’Unione europea. E sembrerebbe sia riuscito. Ma la cronaca della settimana appena passata, carica di avvenimenti e di notizia, dimostrerebbe che ormai anche nelle cancellerie occidentali e nelle istituzioni dell’Unione europea si stanno rendendo conto che colui che hanno visto nella persona del primo ministro albanese sia stato e sia semplicemente un commediante che ha cercato di imbrogliare tutti per poi avere le mani libere ed agire da dittatore in Albania.

Chi scrive queste righe è convinto che quel commediante, purtroppo, sta malignamente abusando del potere conferitosi, recando danni enormi al Paese e ai cittadini. Perché niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.

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