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Da più di due settimane massicce proteste in Albania

È un peccato tacere quando è tuo dovere protestare

Abraham Lincoln

Era la primavera del 2024 quando il genero dell’attuale presidente statunitense, attivo imprenditore edile, insieme con sua moglie, figlia del presidente, hanno dichiarato di voler sviluppare due nuovi progetti che riguardavano dei complessi residenziali di lusso. Il primo era previsto essere attuato in un’isola nel golfo di Valona, in Albania, un’isola che durante il regime comunista era una base militare. Attualmente è proprietà del ministero della Difesa. L’altro progetto, invece, era previsto a Belgrado, in Serbia. Si trattava di un albergo di lusso di 1.500 camere, nonché di un museo. Ed era previsto che tutte e due le strutture si dovevano costruire lì dove c’era stato il quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato e distrutto dai bombardamenti della NATO durante la guerra del Kosovo (24 marzo – 10 giugno 1999).

In Albania però il genero dell’attuale presidente statunitense insieme con sua moglie, oltre al progetto del complesso residenziale di lusso sull’isola nel golfo di Valona, voleva sviluppare anche un altro progetto: costruire un altro complesso residenziale di lusso. Ma questo progetto si doveva attuare su una spiaggia che si trova a circa 14 chilometri a nord di Valona. L’attuale primo ministro albanese ha dato il suo incondizionato consenso per tutti e due i progetti, nonostante le forti reazioni degli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia e degli ambientalisti, visto che l’area è una zona protetta, essendo un habitat per gli uccelli rari, soprattutto per i rinomati fenicotteri. Mentre in Serbia il sopracitato progetto è stato bloccato nel dicembre 2025, perché le autorità giudiziarie hanno valutato che violava palesemente le leggi ed altri regolamenti in vigore.

Uno dei “proprietari” di molti terreni sulla costa di Valona ed in diverse altre aree intorno alla città risulta essere un noto narcotrafficante, proprio da Valona, ricercato ed indagato in Italia per la sua collaborazione attiva con la Sacra Corona Unita. In seguito ad una richiesta delle autorità italiane è stato indagato anche in Albania, ragion per cui non poteva stare in quei due Paesi. Perciò ha chiesto ed ottenuto asilo politico negli Stati Uniti nel 1999, dove vive tuttora. Risulterebbe, in base ai dei documenti di dubbia autenticità, che lui “possiede” molti terreni sparsi in diverse aree di Valona. Risulterebbe, e sarà dimostrato in seguito, che molti documenti catastali sono stati manipolati e falsificati. Non a caso, durante questi ultimi anni, hanno presentato le dimissioni molti dirigenti ed alti funzionari del catasto di Valona.

Lo stesso narcotrafficante però si è dimostrato molto generoso regalando circa 30 mila ettari ad un ex generale della Guardia di Finanza su un area a nord di Valona. Di questo clamoroso “regalo” si sono occupati allora i media italiani. Hanno rapportato, tra l’atro, che il generale è stato operativo in Albania dal 1997. Alcuni anni dopo uno dei suoi compiti era quello di monitorare le spedizioni delle ingenti quantità di cannabis verso altri Paesi europei, che allora presentava una delle più importanti attività della criminalità organizzata, sempre con il supporto delle autorità.

Ma le attività dell’ex generale della Guardia di Finanza in Albania, soprattutto quelle nella regione di Valona, non potevano sfuggire all’attenzione professionale delle autorità competenti italiane, che hanno preso delle dovute decisioni. Dal 9 febbraio 2022 l’ex generale della Guardia di Finanza si trova agli arresti domiciliari, accusato, insieme ad altri magistrati e imprenditori, di divulgazione di informazioni riservate provenienti da fascicoli investigativi e di abuso d’ufficio. Compresi quelli riguardanti l’Albania.

Venerdì scorso, 12 giugno, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha reso noto che, dopo indagini dettagliate, ha chiesto l’arresto di 20 persone. Tra loro c’era anche il sopracitato narcotrafficante che “possiede” molti terreni in diverse aree di Valona e che dal 1999 vive negli Stati Uniti d’America. Ma dalle investigativi della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata risulta che sono state fatte moltissime falsificazioni delle “proprietà” dei terreni sulla costa di Valona che risultano ormai in possesso del narcotrafficante. Tra quelle “proprietà” c’è anche quella dove il genero del presidente statunitense vuole costruire una lussuosa residenza. Un progetto difeso però a spada tratta dal primo ministro albanese.

Il 31 maggio scorso, gli abitanti del villaggio accanto alla spiaggia dove il genero del presidente statunitense vuole costruire delle residenze di lusso, hanno protestato insieme con molti cittadini. La ragione era la recinzione con delle transenne e filo spinato proprio di quel terreno. Durante la protesta delle “guardie private” hanno aggredito i manifestanti Mentre hanno trascinato e maltrattato brutalmente uno di loro, come testimoniano le immagini trasmesse in diretta. Ma quello che ha poi indignato i manifestanti e molti altri cittadini che hanno seguito in diretta o nei notiziari quanto stava accadendo, è stata la totale indifferenza degli agenti della polizia di Stato, presenti sul posto.

Quanto è accaduto il 31 maggio scorso sulla tanto ambita spiaggia, ha dato inizio a delle proteste cominciate nella capitale Tirana proprio l’indomani. Proteste che sono state sempre più massicce e che si svolgono ogni sera, a partire dalle ore 18:00. Si tratta di proteste alle quali partecipano giovani, genitori con i figli piccoli e molti cittadini. Bisogna sottolineare che dalla prima protesta a Tirana del 1o giugno scorso e fino a quella di ieri, domenica 14 giugno, la partecipazione è sempre in aumento. Bisogna altresì sottolineare che le proteste sono veramente pacifiche.

I manifestanti denunciano ad alta voce i clamorosi abusi del primo ministro. Ma quelle denunce si presentano in un modo molto creativo ed eloquente anche negli innumerevoli striscioni che portano i partecipanti. Loro sono determinati e chiedono le dimissioni del primo ministro. Lui però non è libero di dimettersi perché la criminalità organizzata decide sulle sue decisioni e si oppone. Ragion per cui si dovrebbe trovare un altro modo per toglierlo dal suo ufficio.

Queste proteste le stanno trasmettendo anche i più noti e rinomati media internazionali. Media che non stanno semplicemente riportando quello che accade ogni sera, ma stanno accusando gli abusi del primo ministro. Un’altra novità questa, visto che fino a poco tempo fa il primo ministro, grazie a delle attività lobbistiche, aveva dalla sua parte alcuni di quei media. Questi sviluppi hanno messo in una vistosa crisi, anche esistenziale, il primo ministro. Lo testimoniano palesemente i suoi strani comportamenti. Una crisi che lo costringe a diventare anche un buffone durante delle attività in diverse città che sta facendo con gli impiegati della pubblica amministrazione i quali sono stati obbligati ad essere presenti. Una crisi che ha messo il primo ministro apertamente ed in pieno contrasto anche con i media internazionali e alcuni loro giornalisti, aggrediti verbalmente da lui.

In quanto ai veri organizzatori delle proteste quotidiane a Tirana non si sa quasi niente. Di certo però loro non operano nel territorio albanese. Ovviamente sono ben determinati a denunciare pubblicamente gli abusi clamorosi del primo ministro albanese. Con molta probabilità dovrebbero rappresentare una potente struttura organizzativa che collabora, tra l’altro, anche con i più noti media internazionali, visto l’attuale orientamento mediatico contro il primo ministro.

Chi scrive queste righe crede nella bontà di queste massicce proteste. Si tratta di proteste che ormai si stanno organizzando anche in molte altre città europee, statunitensi ed anche in Australia. Chi scrive queste righe, riferendosi proprio alle proteste massicce in Albania ed in altri Paesi, condivide quanto affermava Abraham Lincoln. E cioè che è un peccato tacere quando è tuo dovere protestare.

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