Falsari della realtà
Colui che si permette di dire una bugia una volta,
trova molto più facile farlo una seconda volta.
Thomas Jefferson
Ogni Paese che ha deciso di diventare membro dell’Unione europea, è obbligato ad adempiere e rispettare tre criteri base, noti come i Criteri di Copenaghen. Quei criteri sono stati stabiliti durante la riunione del Consiglio europeo svoltosi proprio a Copenaghen il 21 e 22 giugno 1993. Criteri che in seguito sono stati rielaborati ed aggiornati durante la riunione del Consiglio europeo svoltosi a Madrid il 15 e 16 dicembre 1995.
Il primo criterio, quello politico, si riferisce alla presenza e al funzionamento, nel Paese aspirante, delle istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Il secondo criterio, quello economico, prevede ed esige l’esistenza di un sistema dell’economia di mercato affidabile, capace di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione europea. Mentre il terzo criterio, comunemente noto come il criterio dell’acquis communautaire (acquisto comunitario; n.d.a.) si riferisce proprio alla capacità di accettare tutti gli obblighi derivanti dall’adesione del Paese candidato nell’Unione europea, nonché all’adempimento di tutti gli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria sanciti dalla stessa Unione europea.
Il 12 giugno 2006 tra l’Albania e l’Unione europea è stato firmato l’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione. Con quell’Accordo comincia anche il percorso europeo dell’Albania. In seguito, il 28 aprile 2009, il governo albanese presentava l’applicazione per l’adesione all’Unione europea, mentre durante la riunione del Consiglio europeo del 26 e 27 giungo 2014 è stata presa la decisione di dare all’Albania lo status del Paese candidato all’adesione.
Da allora il percorso europeo dell’Albania è stato sempre in salita. Il Consiglio europeo ha sempre bloccato il suo avanzamento, nonostante i “rapporti ottimistici” della Commissione europea. Non solo, ma il Consiglio europeo ha aumentato le condizioni che l’Albania doveva adempiere prima di rendersi pronta all’adesione. Si trattava di condizioni sine qua non poste dal Consiglio europeo che, durante la sua riunione del 25 marzo 2020 sono arrivati fino a 15. Si tratta di condizioni che tuttora rimangono non adempiuti, nonostante gli sforzi ingannatori e propagandistici del primo ministro albanese e/o di chi per lui. Ma anche delle attività lobbistiche nelle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto nella Commissione, per far apparire il falso come vero. Il nostro lettore è stato informato sempre e a tempo debito, con la dovuta e richiesta oggettività di tutto ciò.
Le ragioni dei continui e ben motivati rifiuti del Consiglio europeo all’avanzamento del percorso europeo dell’Albania, nonché le nuove condizioni sine qua non poste dal Consiglio europeo sono state direttamente legate alla preoccupante realtà albanese. E lo sono ancora. Si tratta di una realtà contraddistinta da una sempre più galoppante corruzione radicalmente diffusa, che partiva e che tuttora parte dai più alti livelli istituzionali. Una realtà dove l’abuso del potere era ed è sempre presente. Una realtà in cui la criminalità organizzata, con il supporto anche delle più alte autorità istituzionali, compreso il primo ministro, si sente ed è veramente indisturbata. Ed in cambio offre sempre il necessario supporto al partito/clan del primo ministro, soprattutto durante le “elezioni”, sia politiche che amministrative. Una realtà che testimonia, fatti accaduti, documentati e denunciati ufficialmente alla mano, il controllo personale del sistema “riformato” della giustizia da parte del primo ministro albanese. E quelli sono solo alcuni aspetti della preoccupante realtà albanese.
Sono stati molti i rapporti delle istituzioni specializzate internazionali che hanno ribadito una simile realtà. Da alcuni anni i rapporti ufficiali di Moneyval (Comitato di Esperti per la valutazione delle misure anti riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, struttura del Consiglio d’Europa; n.d.a.) confermano questa preoccupante e pericolosa realtà, così come anche i rapporti ufficiali di un’altra struttura specializzata, la FATF (Financial Action Task Force on Money Laundering, nota anche come il Gruppo di Azione Finanziaria (GAFI); n.d.a.). Gli abusi e la corruzione galoppante delle istituzioni albanesi di vario livello sono stati evidenziati e denunciati anche dai rapporti di un organismo indipendente all’interno della Commissione Europea: l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Office européen de lutte anti-fraude – OLAF; n.d.a.). Ma nonostante tutto ciò alcuni alti rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto della Commissione, con le loro dichiarazioni ufficiali, cercano di presentare una diversa ed immaginaria realtà, che non ha niente in comune con la vera, vissuta e sofferta realtà albanese. Loro sanno anche il perché. Il nostro lettore da anni è stato spesso informato di questi preoccupanti e intollerabili atteggiamenti di certi alti rappresentanti.delle istituzioni dell’Unione europea, soprattutto della Commissione.
Martedì scorso, 16 settembre, si è svolta a Bruxelles la sesta conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania. Durante quella conferenza sono stati aperti altri quattro capitoli, come previsti dalla procedura dei negoziati per l’adesione del Paese candidato all’Unione europea. Durante quella conferenza la commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato è stata molto ottimista sul percorso europeo dell’Albania, riferendosi però ad una realtà inesistente. Chissà perché lei ha dovuto dichiarare il falso?!
Riferendosi al percorso europeo dell’Albania, lei ha dichiarato che “La velocità [del percorso europeo] dell’Albania è impressionante”. Ha altresì affermato che “… Questo risultato è dovuto all’impegno del governo albanese nel portare avanti le riforme. L’Albania sta dimostrando che un cambiamento positivo è possibile” (Sic!). E poi, convinta, ha dichiarato che “l’Unione europea appoggia questo sviluppo. Continuate così! Cominceremo a chiudere i capitoli prima possibile, per adempiere tutti entro il 2027”.
Un “ottimismo” quello della commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato che era stato espresso durante la campagna elettorale anche dal primo ministro albanese. Una campagna che si è conclusa con un vero e proprio massacro elettorale l’11 maggio scorso. La chiusura dei negoziati entro il 2027 e l’adesione dell’Albania all’Unione europea entro il 2030 era l’unica “promessa elettorale” fatta dal primo ministro durante la campagna elettorale. Questo perché durante le tre precedenti campagne (2013, 2017, 2021) lui ha fatto tantissime promesse ma, fatti accaduti e documentati alla mano, non ha mantenuto nessuna, proprio nessuna di quelle “promesse”. Il nostro lettore è ampiamente informato di tutto quello che è avvenuto prima e durante quelle “elezioni”. Chissà perché una simile somiglianza tra la “promessa elettorale” del primo ministro albanese e le dichiarazioni della commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato?!
Chi scrive queste righe è convinto, fatti alla mano, che in Albania non è stato adempiuto nessuno dei tre criteri di Copenaghen. Una condizione sine qua non per aderire all’Unione europea. Egli valuta, altresì, che le dichiarazioni della commissaria europea per l’allargamento e la politica di vicinato non hanno niente in comune con la vera e pericolosa realtà albanese. Una realtà che risulta essere la conseguenza diretta del consolidamento di una nuova dittatura sui generis, ormai attiva da alcuni anni. Per i falsari della realtà, come la commissaria europea per l’allargamento, vale l’affermazione di Thomas Jefferson: “Colui che si permette di dire una bugia una volta, trova molto più facile farlo una seconda volta”. E lei non è la prima volta che afferma il falso sulla realtà albanese.




