International

Il merito come criterio

Il mondo ricompensa più spesso le apparenze del merito, che non il merito vero.
François de La Rochefoucauld

Dal 1o luglio e fino al 31 dicembre 2020 la Germania eserciterà il suo diritto di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Un incarico molto importante questo visto che il Consiglio dell’Unione, insieme con il Parlamento europeo, rappresenta il potere legislativo dell’Unione stessa. La presidenza tedesca del Consiglio avrà come motto “Insieme per la ripresa dell’Europa”. Sono stati resi noti anche gli obiettivi del programma. Non potevano non essere obiettivi legati alla situazione causata sia dalla pandemia del coronavirus che dalle sue conseguenze. La realtà economica rappresenta una seria ed impegnativa sfida da affrontare e vincere. Un programma ambizioso quello del semestre tedesco, presentato l’8 luglio scorso, davanti al Parlamento europeo a Bruxelles, dalla cancelliera Angela Merkel. Il programma prevede un impegno comune e coordinato di tutti gli Stati membri dell’Unione per garantire “una ripresa economica e sociale a lungo termine”. Gli obiettivi posti dal programma, se raggiunti, renderanno possibile che l’Europa [unita] diventi non solo “più solida e innovativa”, ma anche “equa e sostenibile”. E, allo stesso tempo, che diventi “un’Europa della sicurezza e dei valori comuni”. Il che farà “un’Europa forte nel mondo”.

Presentando il programma della presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea, la cancelliera ha dichiarato che “uno dei tre obiettivi della politica estera riguarda i Balcani occidentali”. E quando di parla dei Balcani occidentali si tratta soprattutto di due argomenti importanti. Uno riguarda l’integrazione europea dei paesi balcanici, l’altro, molto importante, la geopolitica, perché la penisola balcanica è diventata un territorio dove stanno aumentando gli interessi della Russia, della Cina, della Turchia e di altri stati. Paesi quelli che hanno già dei legami storici diversi, ognuno per conto proprio, con i paesi balcanici. Si tratta di legami, influenze e ormai anche di investimenti di vario tipo che rappresenterebbero una “minaccia” geostrategica e geopolitica per l’Unione europea. Ragion per cui, durante il vertice di Salonicco (21 giugno 2003), i dirigenti dell’Unione hanno dichiarato pubblicamente che l’integrazione dei paesi balcanici rappresenta un interesse strategico per l’Unione europea. Durante la conferenza di Berlino (28 agosto 2014) è stato presentato quello che ormai viene riconosciuto come il Processo di Berlino per i Balcani occidentali. Si tratta di un’iniziativa tedesca che ha come obiettivo finale l’integrazione dei paesi balcanici nell’Unione europea. Nell’ambito del Processo di Berlino sono stati svolti annualmente, da allora, i vertici di Vienna, di Parigi, di Trieste, di Londra e di Poznan. L’ultimo è stato il vertice di Zagabria, il 6 maggio 2020, in videoconferenza a causa del coronavirus. In tutti quei vertici è stato ribadito che l’integrazione dei paesi balcanici rappresenta un interesse strategico per l’Unione europea. Ma anche che tutti i paesi candidati all’adesione devono adempiere e rispettare i criteri di Copenaghen. Si tratta di quei tre criteri, approvati nel 1993, durante il vertice del Consiglio europeo nella capitale danese. E cioè il criterio politico, il criterio economico e l’adesione agli acquis communautaire. Quello politico rappresenta però una condizione sine qua non per l’adesione. Il che significa che nel paese candidato dovrebbero funzionare le istituzioni per garantire lo Stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela.

Ormai la Serbia e il Montenegro stanno affrontando il processo dell’integrazione europea come paesi candidati. Mentre la Macedonia del Nord e l’Albania attendono l’apertura dei negoziati come paesi candidati. I ministri per gli Affari europei, il 24 marzo scorso, hanno deciso tra l’altro, di aprire i negoziati per la Macedonia del Nord e l’Albania in una data da stabilire. Decisione che è stata adottata in seguito, il 26 marzo scorso, anche dai capi di Stato e di governo, durante il vertice del Consiglio europeo. Con una sola, ma molto significativa, differenza però. E cioè che per la Macedonia del Nord il Consiglio non ha posto nessuna condizione per l’apertura dei negoziati, mentre per l’Albania sono state poste ben 15 condizioni. Condizioni che, con qualche modifica non sostanziale, sono state approvate come emendamento, con un voto massiccio e trasversale dal Parlamento europeo, durante la sessione del 18-19 giugno scorso. Si tratta di quelle 15 condizioni sine qua non che, se non adempite tutte insieme, non potranno portare all’apertura della prima Conferenza intergovernativa tra l’Albania e gli Stati membri dell’Unione europea. Condizioni di cui però il primo ministro nega pubblicamente l’esistenza. Il nostro lettore è stato ormai informato di tutto ciò a tempo debito e a più riprese.

Durante la sopracitata presentazione del programma per il semestre tedesco del Consiglio dell’Unione europea, riferendosi alla politica estera, la cancelliera Merkel ha parlato, tra l’altro, anche delle conferenze dell’apertura dei negoziati per l’adesione nell’Unione europea dei paesi balcanici. Ma per la prima volta però la cancelliera ha lasciato “diplomaticamente” capire che tra l’Albania e la Macedonia del Nord c’è una bella differenza. Ragion per cui ormai si potrebbero dividere i due paesi nel loro percorso europeo. Cosa che da tempo hanno chiesto diversi Stati membri dell’Unione, proprio per non penalizzare la Macedonia. Perché tutte le 15 condizioni poste all’Albania e che hanno a che fare con l’adempimento del criterio politico di Copenaghen non possono essere adempite e rispettate a breve. Ma quella richiesta realistica e ragionevole di dividere la Macedonia del Nord dall’Albania nel loro percorso europeo non è stata approvata però dagli altri paesi durante il vertice del Consiglio europeo del 26 marzo scorso, compresi la Germania e la Francia. Molto probabilmente, in quel caso, è stato “trascurato” il criterio politico di Copenaghen, per delle ragioni geostrategiche e geopolitiche. L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore a tempo debito di quella decisione, sottolineando però anche le conseguenze che potrebbero derivare in Albania, visto l’uso speculativo ed ingannevole della propaganda governativa. Proprio presentando il programma per il semestre tedesco del Consiglio dell’Unione europeo, la cancelliera Merkel ha ribadito l’impegno dell’Unione durante “…i negoziati dell’adesione con la Macedonia del Nord e forse con l’Albania”! Proprio quella parte della frase pronunciata dalla cancelliera, “e forse con l’Albania”, secondo gli analisti e le persone che conoscono bene il “linguaggio diplomaticamente corretto”, rappresenta la vera novità. E cioè che con quell’affermazione la cancelliera ha confermato finalmente la vera, reale e significativa differenza, condivisa anche dagli altri paesi membri, che c’è tra la Macedonia e l’Albania. D’ora in poi perciò non si devono trattare più insieme nel loro percorso europeo.

Chi scrive queste righe valuta e condivide le 15 condizioni poste all’Albania e approvate il 19 giugno scorso dal Parlamento europeo con un voto massiccio e trasversale. Egli giudica che sono tutte condizioni che rispecchiano il criterio politico di Copenaghen. Ragion per cui  il loro adempimento e rispetto rappresentano delle condizioni sine qua non durante tutto il percorso europeo dell’Albania. Chi scrive queste righe da sempre è stato, è e sarà fermamente convinto che l’unico criterio per l’adesione dell’Albania nell’Unione europea dovrebbe essere soltanto il merito e nient’altro. Per il meglio dell’Albania stessa, ma anche per tutta l’Unione europea. Ogni altro criterio, a lungo termine, creerà soltanto problemi e grattacapi. Perciò bisogna essere molto attenti a non ricompensare le apparenze del merito, ma il merito vero.

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