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Il posto dei birbanti è la prigione

A torto od a ragione, il luogo dei birbanti è la prigione.
Jean de La Fontaine

Così finisce la fiaba di Jean de La Fontaine “Il lupo e la volpe davanti al tribunale della scimmia”. Una delle sue tantissime fiabe che sempre insegna, a bambini e ad adulti. Il lupo e la volpe, si sa, non è che vanno molto d’amore e d’accordo tra di loro. Anzi! Ma tutti e due cercano di ingannare l’un l’altro e poi trarre vantaggio. Così accadeva anche con il lupo e la volpe della fiaba. Il lupo accusò la volpe perché secondo lui l’aveva derubato. Nessuno lo sa se il lupo avesse ragione oppure lo facesse apposta per incolparla e condannarla. Ma comunque sia, il lupo riuscì a trascinarla in tribunale. E la volpe, che protestava e gridava contro la falsa accusa del lupo, doveva vedersela e rispettare, volente o nolente, la decisione del giudice, una saggia scimmia. Un giudice che era “vecchio del mestiere”, come affermava La Fontaine. Il caso era assai complicato e la scimmia ebbe non poca difficoltà a districarlo. Ma alla fine diede il suo giudizio proverbiale. “Basta, risponde loro, o false o vere, pagate entrambi e che la sia finita!”. Una ragionevole decisione quella del giudice, conoscendoli bene tutti e due. E, da impeccabile professionista, diede anche il suo ragionamento. “Tu, lupo, paga, perché fai figura d’accusatore bugiardo, e tu, perché sei ladra di natura”. E, nel cuor suo, la scimmia era convinta di non avere sbagliato, nonostante la difficoltà del caso. Era convinta perché, secondo lei, “A torto od a ragione, il luogo dei birbanti è la prigione”. Questo ci racconta La Fontaine nella sua fiaba “Il lupo e la volpe davanti al tribunale della scimmia”.

Chi scrive queste righe è convinto che le fiabe, con le loro storie e i saggi insegnamenti, devono essere raccontate non solo ai bambini, ma devono essere lette e rilette anche dagli adulti. Poi, il periodo appena passato, quello delle Feste di fine anno, tra l’altro, ci induce a rivivere il mondo delle fiabe e imparare.
E’ il giorno dell’Epifania, una tra le più importanti ricorrenze del cristianesimo. E con l’Epifania si chiudono anche le Festività del Natale e del Capodanno. Un noto detto popolare recita “L’Epifania tutte le feste porta via”. Secondo la tradizione, soprattutto quella tramandata in Italia, una donna anziana, la Befana, volando su una scopa, entra nelle case nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. I bambini, sapendo di quella visita, appendono prima di dormire le calze sul camino o vicino ad una finestra e attendono ansiosi di vedere cosa avrà messo dentro la Befana. Quelli che sono comportati bene durante l’anno appena passato troveranno nelle calze caramelle, frutta secca, dolciumi o giocattoli. Mentre, purtroppo, per quei bambini che si sono comportati male la Befana metterà nelle calze pezzi di carbone e spicchi d’aglio.
Questa è la tradizione. Però, tenendo presente la vissuta attualità, oltre alla constatazione che l’Epifania porta via tutte le feste, si potrebbe pregare e auspicare che l’Epifania, soprattutto, porti via il Male. Ovunque nel mondo, perché ce ne sta e come! E anche in Albania, dove il Male sta divorando tutto e tutti, causando danni enormi, materiali e morali. Gli albanesi ormai si trovano nelle condizioni estreme e tali che non dovrebbero lasciar più scampo che ad una scelta. O si devono rassegnare e abituarsi al Male, oppure ribellarsi e non restare ad attendere, mano nella mano, che gli altri pensino e si prendano cura di loro. Anche perché la storia ci insegna, come sempre, che gli altri, quelli ben intenzionati e in buona fede, quelli che vengono in amicizia, possono soltanto aiutare. E ricordarsi che l’indifferenza e l’apatia aiutano il Male, facilitandogli l’opera. E anche in questo caso la storia ci insegna. L’autore di queste righe, il 24 giugno 2019 scriveva per il nostro lettore l’articolo “L’importanza dei prossimi giorni per evitare il peggio”. In quell’articolo egli faceva riferimento anche a Martin Niemöller, un noto teologo e pastore protestante tedesco. Niemöller è stato arrestato dai nazisti nel 1937 per la sua attività contro il regime. Sopravvissuto alle barbarie dei campi di concentramento, egli, fino alla fine, divenne testimone convinto delle oscenità e delle crudeltà causate dalla dittatura. Ovunque andava, Niemöller esprimeva la sua convinzione sul pericolo dovuto all’indifferenza e all’apatia della gente comune e soprattutto delle persone colte di fronte all’avvio dei regimi dittatoriali. Convinzione quella sua, maestosamente espressa dai versi seguenti: “Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

L’autore di queste righe, riferendosi alla grave e multidimensionale crisi in cui si trovava allora l’Albania, chiudeva il sopracitato articolo scrivendo che “se servisse, bisogna reagire con forza e ribellarsi contro il pericolo imminente e reale di ricadere sotto dittatura. […] perché con una dittatura restaurata può succedere di tutto a tutti. E non ci sarà più nessuno a dire qualcosa. Agli albanesi la scelta!”.
Purtroppo adesso, dopo che sono passati più di sei mesi da allora, il paese si trova sempre più sotto il giogo di una nuova, sofisticata e pericolosa dittatura. Una dittatura controllata e gestita dai massimi livelli della politica attiva, in connivenza con certi raggruppamenti occulti internazionali e con la criminalità organizzata. Una realtà vissuta quotidianamente dagli albanesi, che neanche la potente e ben organizzata propaganda governativa non riesce più a camuffare e nascondere. Perché si arrivasse ad una simile e drammatica situazione, purtroppo, hanno “contribuito” paradossalmente, ma non per ciò inevitabilmente, anche l’indifferenza e l’apatia degli stessi sofferenti cittadini. Ma ha contribuito, e non poco, anche la “strana e l’inspiegabile passività” dell’opposizione politica, che sta deludendo e offendendo, ogni giorno che passa, la fiducia data dai cittadini.
Un’ulteriore testimonianza sulla gravità della situazione in Albania è anche l’approvazione, il 19 dicembre scorso, da un Parlamento controllato pienamente e personalmente dal primo ministro, di una legge contro la libera espressione. Una legge con la quale il primo ministro sta cercando di soffocare tutte le opinioni che lo smascherano e lo additano per quello che realmente e veramente è: un autocrate, un ipocrita, un bugiardo, un incallito manipolatore, un irresponsabile che sta abusando con il potere, una persona che fa di tutto per mantenere la sua poltrona. L’approvazione di quella legge rappresenta un ulteriore e significativo passo indietro, verso quella nuova, sofisticata e pericolosa dittatura. Ma non è il solo, anzi! Perché nel frattempo e per la prima volta dopo il crollo della dittatura comunista, il 30 giugno scorso si sono svolte delle votazioni amministrative moniste, che non hanno avuto niente in comune con le elezioni democratiche, libere e pluraliste. E queste sono soltanto alcune testimonianze del ritorno alla dittatura. Di tutto ciò il nostro lettore è stato a tempo debito informato.
Ragion per cui chi scrive queste righe è convinto che prima che sia veramente tardi, gli albanesi dovrebbero fare proprio l’importante messaggio di Martin Niemöller e agire. Ormai, per loro, due sono le scelte: sottomettersi alla nuova dittatura oppure ribellarsi, tutti insieme, e vincere finalmente il Male. E far sì che finalmente la giusta ed imparziale giustizia sia veramente fatta per tutti. Perché in Albania sono tanti quegli simili al lupo e alla volpe della fiaba di La Fontaine. E far sì che il posto dei birbanti sia la prigione!

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