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Inevitabili conseguenze dell’irresponsabilità di un autocrate

L’irresponsabilità aggrava le colpe e persino i crimini, checché se ne dica.

Marcel Proust, da ‘La prigioniera’

Che lui sia una persona del tutto irresponsabile lo ha dimostrato in tantissime occasioni. Anzi, quasi sempre, quando si tratta, perlomeno, del suo rapporto con il potere conferito e/o usurpato. Lo ha dimostrato, da più di venti anni ormai. Che lui sia anche una persona del tutto inaffidabile, lo ha dimostrato in tantissime occasioni. Anzi, quasi sempre, fatti pubblicamente accaduti e noti alla mano. Soprattutto quando si tratta di rapporti “d’affari” con altre persone e/o istituzioni. Sono dei rapporti clientelistici e d’interesse, privi di qualsiasi elemento umano. Sono dei rapporti tra simili.  Ne era convinto Cicerone che pares cum paribus facillime congregantur, cioè ognuno frequenta con grande facilità i suoi simili. E per portare avanti quei rapporti lui è capace di tutto. È capace di mentire e di ingannare pubblicamente senza batter ciglio. Lui è il primo ministro albanese.

L’ennesima dimostrazione della sua irresponsabilità, della sua inaffidabilità, ma anche della sua pericolosità pubblica si è verificata la scorsa settimana. Era la mattina di giovedì quando molti dipendenti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio, accompagnati da poliziotti, hanno circondato l’area intorno ad un albergo di sette piani in riva al mare. Avevano portato anche dei mezzi pesanti per la demolizione. Una brusca ed illegale irruzione in un territorio che era ed è proprietà privata. Illegale perché nessuno ha portato e presentato un documento come prevede la legislazione in vigore, per giustificare proprio una simile irruzione. Non solo, ma in precedenza non c’è stato nessun avvertimento, atto obbligatorio per legge. Si è capito subito che si trattava di una decisione presa e che prevedeva la demolizione dell’albergo. Una demolizione che seguiva un’altra, sempre nello stesso territorio privato e proprietà della stessa persona. Nel settembre scorso, in piena stagione turistica, con una simile “azione”, hanno distrutto delle piscine ed altre strutture circostanti l’albergo di sette piani in riva al mare. Il motivo era allora, come anche giovedì scorso, l’illegalità della costruzione delle strutture. Una misera “giustificazione” che è stata smentita dalla documentazione in possesso al proprietario. Sia tre mesi fa, a settembre, che giovedì scorso. Anche perché tre mesi fa, “incuranti” delle documentazioni ufficiali presentate dal proprietario e/o da chi per lui, hanno demolito solo le piscine e le strutture circostanti. Ma se fosse stato “illegale” anche l’albergo, come hanno preteso giovedì scorso, perché non lo hanno demolito allora?! Perché si sono “accorti” soltanto tre mesi dopo dell’illegalità del edificio?! Ovviamente perché gli ordini presi, sia a settembre che giovedì scorso, sono stati chiari e perentori. E di fronte a quegli ordini, espressione diretta della volontà di una sola persona, del primo ministro albanese, nessuno poteva fare niente. Erano stati allontanati con forza e perciò non potevano obiettare i rappresentanti della proprietà privata. Ma non mostravano un atto ufficiale ed obbligatorio che giustificava un simile, brusco ed illegale “intervento” e neanche rispondevano i rappresentanti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio. Non si poteva fare niente, perché l’espressa volontà del primo ministro era solo e soltanto una vendetta e lui era ben determinato e motivato ad attuarla, costi quel che costi.

L’azione per la demolizione dell’albergo, avviata giovedì scorso con un’operazione congiunta dei dipendenti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio, muniti di ruspe ed altri mezzi pesanti, della polizia di Stato e di altre strutture specializzate, è stata portata a termine nel pomeriggio di domenica. Con una carica di 70 chili di tritolo i genieri e gli artificieri hanno demolito l’albergo, portando così a pieno compimento la volontà espressa del primo ministro. Una volontà vendicativa contro un suo “amico” e “stretto collaboratore” fino a pochi mesi fa. Un “amico” che però, tenendo presente la vendetta, iniziata tre mesi fa e terminata domenica scorsa, avrebbe deluso molto le aspettative del primo ministro. Aspettative che più delle strutture ormai demolite in riva al mare riguarderebbero la linea editoriale di un noto gruppo mediatico, il proprietario del quale è proprio l’ex “amico” del primo ministro. Una linea editoriale che ultimamente è diventata critica nei suoi confronti. Ovviamente al primo ministro questo inatteso cambiamento non solo non piace e non conviene, ma lo rende irascibile e vendicativo. Tant’è vero che lui, controllando personalmente anche le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia, ha trovato il modo di far ritardare la decisione del tribunale, in seguito alla denuncia fatta dai rappresentanti legali del proprietario della residenza turistica ormai demolita, in palese violazione delle leggi in vigore. Il tribunale, l’unica istituzione, sulla carta, che potrà decidere sulla validità o meno dell’ordine di demolizione, aveva posticipato la delibera da venerdì scorso per lunedì 5 dicembre. Pochi giorni ma sufficienti per l’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio che. sotto ben precisi ordini della direttrice, ha fatto di tutto per demolire l’edificio un giorno prima, domenica scorsa. Ormai a fatto compiuto, il tribunale non può più deliberare su un oggetto che non esiste. Perciò il caso è chiuso e la volontà del primo ministro è stata rispettata.

“L’amicizia” del primo ministro con il proprietario del gruppo mediatico era nota da anni e tutti e due ne beneficiavano. Essendo l’Albania un piccolo Paese, dove tutti sanno tutto di tutti, erano pubblicamente noti i loro “rapporti di collaborazione”. Il primo ministro, fino a pochi mesi fa, frequentava spesso personalmente i rilassanti ambienti della tenuta turistica in riva al mare. Così come lo frequentavano anche diversi suoi ministri e stretti collaboratori. E tutti si vantavano dell’amicizia con il proprietario. In quelle strutture sono stati accomodati molti terremotati dopo il forte sisma del 26 novembre 2019. Il primo ministro, accompagnato da alcuni suoi stretti collaboratori, era presente mentre arrivavano i bisognosi. Era proprio quella tenuta dove, in piena crisi in Afghanistan, dopo il 15 agosto 2021, sono stati accomodati molti profughi afghani. Anche allora quei profughi sono stati accompagnati dal primo ministro per dimostrare la sua piena disponibilità e la sua “umanità” nei confronti dei sofferenti. Una sua solita e misera messinscena propagandistica per convincere gli “alleati internazionali”, visto che ormai in Albania sono sempre meno coloro che credono a quelle buffonate. Ovviamente per tutti i servizi resi il proprietario delle strutture messe a disposizione è stato compensato finanziariamente con del denaro pubblico. Le cattive lingue dicono che, anche in simili occasioni, il primo ministro faccia sempre riferimento ai suoi “amici”, condividendo con loro i benefici finanziari. E le cattive lingue in Albania ne sanno qualcosa. Anzi, ne sanno non poco. Bisogna sottolineare anche che in tutte quelle occasioni, sia della sistemazione dei terremotati, sia degli afghani, sia quando il primo ministro, così come altri suoi ministri e stretti collaboratori hanno frequentato privatamente e/o ufficialmente le strutture della residenza turistica, nessuno di loro aveva messo in discussione la validità legale delle licenze, sia per la costruzione che per lo sviluppo e uso di quelle strutture. Perché in realtà quelle linenze c’erano. Quelle licenze sono state firmate anche dallo stesso primo ministro alcuni anni fa, nel 2016. Guarda caso, un anno dopo, la validità della licenza di costruzione della residenza turistica è stata confermata ufficialmente dall’allora direttrice dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio. Proprio da lei, la stessa, che da giovedì scorso ha diretto personalmente l’operazione per la demolizione della residenza turistica. Proprio da lei che solo cinque anni dopo aver confermato la validità della licenza per la costruzione, da giovedì scorso pretendeva l’opposto contrario.

Nel settembre scorso, dopo essere state demolite abusivamente e vendicativamente le piscine della residenza turistica, il proprietario, fino a poco tempo fa “amico” del primo ministro, ha messo in circolazione alcune fotografie e documenti ufficiali, licenze comprese. In più lui ed altre persone, presenti durante gli “incontri tra amici”, ai quali partecipavano anche il primo ministro, ministri ed altri alti rappresentanti politici, hanno reso pubblico, soprattutto tramite i media di sua proprietà, anche molti “dettagli” delle loro conversazioni sotto l’ombra degli alberi, durante le calde giornate d’estate. Ebbene, da quello che è stato reso noto, risultano anche dei consigli che il primo ministro aveva dato al proprietario della residenza turistica. Consigli che riguardavano la parte decorativa, essendo lui, il primo ministro, laureato in pittura. Ma poi, dopo le due “operazioni punitive”, sono state distrutte anche le “migliorie” consigliate e disegnate dallo stesso primo ministro, allora quando lui ed il proprietario dell’ormai ex residenza turistica erano “amici”.

Cicerone, come sopracitato, affermava più di duemila anni fa che ognuno frequenta con grande facilità i suoi simili. Ragion per cui l’autore di queste righe pensa, anzi è convinto, fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, che il proprietario della residenza turistica ormai demolita domenica scorsa, allo stesso tempo anche proprietario di un noto gruppo mediatico in Albania, non è uno stinco di santo, anzi! Perché se no, non avrebbe “collaborato” per tanti anni con il primo ministro, sapendo come quest’ultimo sceglie i suoi “collaboratori”. Sono tanti, tantissimi i fatti accaduti durante più di venti anni di attività politica del primo ministro che lo dimostrano in modo inconfutabile. L’autore di queste righe pensa che la rottura del loro “rapporto d’amicizia” sia dovuta a nient’altro che alle forti discordie che riguardano la linea editoriale dei media, televisioni, giornali e siti in rete di proprietà dell’ex “amico” del primo ministro. Le cattive lingue da alcuni mesi parlano di un nuovo “rapporto di amicizia” tra il sindaco della capitale, un noto “camaleonte politico” e leccapiedi senza scrupoli, con il proprietario del gruppo mediatico. Da alcuni mesi la linea editoriale del gruppo risulta essere molto critica nei confronti dell’operato del primo ministro e del suo governo, dei clamorosi scandali che lo vedono coinvolto, dell’abuso di potere e della galoppante corruzione ed altro. Sono delle realtà vissute e sofferte da alcuni anni ormai in Albania. Realtà delle quali il nostro lettore ha avuto spesso modo di essere stato informato. Ma, allo stesso tempo però, fatti alla mano, la linea editoriale del gruppo mediatico di proprietà dell’ex ‘amico” del primo ministro sta apertamente mettendo in evidenza ogni notizia che riguarda il sindaco della capitale, anche quelle di poco conto. Una simile scelta della linea editoriale del gruppo sembra abbia fortemente irritato il primo ministro. Tutto quanto è accaduto la scorsa settimana non è altro che inevitabile conseguenza dell’irresponsabilità istituzionale e personale del primo ministro, che sta diventando sempre più un pericoloso autocrate. Dati e fatti accaduti, documentati, testimoniati ed ufficialmente denunciati alla mano risulterebbe che il primo ministro controlli quasi tutte le istituzioni statali e governative. Comprese anche quelle del sistema “riformato” della giustizia. Quanto è successo la scorsa settimana con le demolizione dell’albergo in riva al mare ne è una inconfutabile testimonianza. Lui, il primo ministro, sempre dati e fatti accaduti alla mano, risulta essere il rappresentante istituzionale di una ormai restaurata nuova dittatura sui generis. Una dittatura come espressione di un’alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali e/o internazionali. Una dittatura, pericolosa come tutte le dittature, che deve essere combattuta e vinta, costi quel che costi, da tutti gli albanesi responsabili.

Chi scrive queste righe anche questa volta avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per trattare, analizzare ed informare il nostro lettore di una simile realtà vissuta e sofferta in Albania. Una realtà che sta diventando molto pericolosa e preoccupante anche per altri Paesi circostanti e non. L’autore di queste righe, tenendo presente quanto sta accadendo non solo in Albania, ma anche in altri Paesi, soprattutto in Ucraina, condivide il pensiero di Marcel Proust. E cioè che l’irresponsabilità aggrava le colpe e persino i crimini, checché se ne dica. Anche del primo ministro albanese.

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