International

Inquietanti dimostrazioni dittatoriali

I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo.
Charlie Chaplin; dal film “Il grande dittatore”

La televisione pubblica tedesca ARD, circa una decina di giorni fa, in base ad un’analisi fatta, evidenziava la necessità di superare una “crisi interna” dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione europea). Una crisi causata dall’incapacità di nominare il nuovo segretario generale, visto che il mandato dell’uscente scadeva a metà del luglio scorso. Una simile situazione sta mettendo l’OSCE in difficoltà perché non può svolgere normalmente i propri obblighi statutari. Tra l’altro, nell’analisi della televisione tedesca, si evidenziava anche la diretta responsabilità del presidente di turno dell’OSCE, che quest’anno è il primo ministro albanese. Fatto che potrebbe aumentare i disagi, se non si interviene subito e con delle decisioni prese dalle diplomazie degli altri paesi membri. Perché “…in più l’Albania, che ha meno contatti e influenza diplomatica che altri paesi […] avrà questo incarico fino a fine anno”. La sopracitata analisi, riferendosi poi alla crisi in Bielorussia, causata subito dopo la rielezione di Lukashenko, evidenziava l’incapacità del presidente di turno dell’OSCE di intervenire per risolvere la crisi. Perché, il presidente di turno, e cioè il primo ministro albanese, “… non poteva frenare, oppure trovare una soluzione della crisi, perché non aveva i legami e le influenze tra i paesi membri dell’OSCE”. Anzi, Lukashenko “…lo ha ignorato, negandogli la visita” proposta ufficialmente proprio da lui, dal primo ministro albanese, nella veste di presidente di turno dell’OSCE. E non poteva essere diversamente. L’autore di queste righe ha informato di tutto ciò il nostro lettore tre settimane fa (Un bue che dovrebbe dire cornuto ad un altro bue; 7 settembre 2020).

Nel frattempo però, il primo ministro albanese rifiuta in Albania la richiesta dell’opposizione per coinvolgere i rappresentanti dell’OSCE a redigere tutte le necessarie correzioni sulla Riforma elettorale, accordata il 5 giugno scorso dai partiti politici. Un accordo, quello, salutato anche dai massimi rappresentanti dell’Unione europea e di alcune importanti cancellerie europee e quella statunitense. Un accordo, quello, firmato da tutti, ma poi, subito dopo, ignorato dalla maggioranza governativa, che ha votato in Parlamento degli emendamenti cambiando così quanto accordato precedentemente. Emendamenti che adesso il primo ministro e i suoi rappresentanti stanno cercando di rappezzare di nuovo. Cosa che è tutt’altro che difficile per lui che, da più di un anno ormai, controlla indisturbato tutti i deputati eunuchi del parlamento. Tutto ciò mentre, da più di tre anni, in Albania la Corte Costituzionale non funziona più. Perciò il primo ministro può agire indisturbato per finalizzare i suoi obiettivi. Il primo tra i quali adesso è la vittoria nelle prossime elezioni politiche, fissate per il 25 aprile 2021. E tutto ciò anche sotto gli occhi dei rappresentanti internazionali. Proprio quelli che hanno infranto tutte le regole sancite dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, mentre “costringevano” non diplomaticamente le parti, “ospitate” nella residenza dell’ambasciatrice statunitense, a firmare l’Accordo sulla Riforma elettorale del 5 giugno scorso. Adesso però, proprio loro, i “soliti rappresentanti internazionali”, stanno, chissà dove, a guardare, come sempre, con “occhi chiusi e orecchie tappate”. Proprio loro adesso fanno finta di niente e non reagiscono contro queste inquietanti dimostrazioni dittatoriali del primo ministro albanese. Anche di tutto ciò l’autore di queste righe ha informato a tempo debito il nostro lettore. Esprimendo, allo stesso tempo, anche le sue perplessità e i suoi dubbi, sia sulla bontà dell’accordo, che sulla serietà e l’impegno del primo ministro e dei suoi a rispettare quell’accordo. Egli scriveva allora “…Quanto è accaduto in Albania durante la scorsa settimana non poteva non far ricordare all’autore di queste righe proprio la fiaba della Montagna che partorisce un topolino. Quanto è accaduto la scorsa settimana in Albania era, purtroppo, la cronaca prevista e preannunciata di una farsa, di una commedia messa grossolanamente in scena”. (Dittatura sostenuta anche dai ‘rappresentanti internazionali’….;8 giugno 2020). Sempre in riferimento al sopracitato accordo, una settimana dopo egli scriveva: “… Quanto sta accadendo con la Riforma elettorale in queste ultime settimane, all’autore di queste righe ricorda quello che Tancredi diceva allo zio, principe di Salina (Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa). “… Zio, se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”! L’approccio alla Riforma elettorale e tutto quello che è successo fino alla firma dell’Accordo non è stato quello dovuto, anzi! I rappresentanti politici al Consiglio Politico e soprattutto i soliti “rappresentanti internazionali” hanno trattato i negoziati come si fa di solito in commercio, o in altre occasioni simili. Hanno cercato ed ottenuto che le parti “concedessero” qualcosa in cambio di altro. E invece, con la Riforma elettorale, nelle condizioni particolari in cui si trova l’Albania, quell’approccio è stato sbagliato già in partenza” (Dannosa ipocrisia in azione, come un ‘déjà vu’…; 15 giugno 2020).

In Bielorussia continuano, dal 5 agosto scorso, le massicce e motivate proteste dei cittadini contro Lukashenko, il suo regime dittatoriale e le manipolazione elettorali. Tra lui e il primo ministro albanese sono tante le somiglianze. Somigliano nel modo con il quale esercitano il potere conferito di fronte alle elezioni. Somigliano nel modo in cui si comportano e reprimono le proteste dei cittadini che chiedono il rispetto dei loro sacrosanti diritti. Somigliano, soprattutto, nella loro determinazione ad aggrapparsi al potere, costi quel che costi, usando tutti i noti e duri modi che caratterizzano le dittature. Anche il primo ministro Albanese, come Lukashenko, sta cercano un nuovo mandato. Non importa come e non importa con quale prezzo. Ma mentre in Bielorussia continuano le proteste contro Lukashenko, in Albania non si protesta da più di un anno. Questo grazie anche al comportamento dei dirigenti dell’opposizione, i quali si sono dimenticati delle diverse “linee rosse” pubblicamente dichiarate con tanto di giuramenti e poi “stranamente dimenticate” e/o ignorate. Il che ha permesso al primo ministro di agire indisturbato ed attuare il suo progetto per “rimanere al potere fino al 2029”! E lui farà tutto il possibile perché ciò possa accadere. Almeno vincere le prossime elezioni che gli permetteranno il tanto ambito terzo mandato. Da sottolineare che il primo ministro albanese, nel suo disperato tentativo di vincere quel mandato, non ha niente da perdere. Mentre da guadagnare ne ha e come! Ragion per cui lui non guarderà in faccia a nessuno, proprio a nessuno. Non risparmiando neanche i suoi “fedelissimi, carichi di peccati”. Farà tutto ciò e ben altro purché lui possa realizzare il suo vitale obiettivo: vincere il terzo mandato per salvare tutto, ma proprio tutto quello che ha a che fare con lui stesso! Quanto sta accadendo in questi ultimi giorni con la “Riforma elettorale” e altro ancora, rappresenta il preludio di quello che il primo ministro albanese e i suoi “consiglieri” stanno preparando per le prossime elezioni del 25 aprile 2021. Seguendo anche l’esempio di Lukashenko in Bielorussia.

Chi scrive queste righe è convinto e non smetterà di ripetere quello che ci insegna la storia. E cioè che in nessun paese una dittatura possa essere sconfitta con il “voto libero”! Perché in nessuna dittatura non si riesce a votare liberamente. La storia ci insegna che le dittature, da che mondo è mondo, si rovesciano solo e soltanto con le rivolte popolari! Compresa anche la dittatura ormai restaurata e funzionante in Albania. Poi, in seguito, l’ordine delle cose si stabilisce con il voto libero, onesto e democratico. Spetta però ai cittadini reagire determinati e consapevoli che i dittatori sono tali e agiscono liberamente, solo perché rendono schiavo il popolo.

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