Irresponsabili comportamenti di alcuni rappresentanti europei
Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite
Martin Luther King
Martedì scorso, 26 maggio, si è svolta a Bruxelles l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. Purtroppo tutto è stata una banale e grottesca messinscena tra il primo ministro albanese, la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato e la vice ministra degli Affari esteri di Cipro, che era presente come rappresentante del suo Paese presso la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Solo dichiarazioni che non avevano niente in comune con la vera, vissuta e spesso anche sofferta realtà albanese.
Le rappresentanti dell’Unione europea hanno dichiarato che l’Albania ha raggiunto gli obiettivi intermedi del capitolo ”Fondamentali”, che comprende il sistema della giustizia, i rispetto dei diritti fondamentali ed altro. Esse hanno affermato che sono stati fatti notevoli progressi nella riforma della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata (Sic!).
Si tratta però di dichiarazioni che non hanno niente, ma proprio niente in comune con la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese. Perché è facilmente verificabile che il sistema “riformato” della giustizia in Albania è sotto il diretto controllo del primo ministro. Così com’è pubblicamente noto che la corruzione, ben radicata, partendo dai massimi livelli della politica, è diventata un cancro che sta divorando tutto. Mentre la criminalità organizzata albanese diventata molto pericolosa anche in altri Paesi europei, garantisce, tra l’altro le “vittorie elettorali”, indispensabili per la sopravvivenza politica, ma non solo, del primo ministro albanese.
Ormai questi fatti sono stati evidenziati, oltre che dai media internazionali, anche dai rapporti delle strutture specializzate dell’Unione europea. Si tratta di note strutture come Moneyval (che analizza e valuta il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo), l’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), l’Europol (agenzia di polizia dell’Unione europea) e l’Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale). Chissà perché le rappresentanti dell’Unione europea non riescono e vedere e a capire niente di quello che realmente accade in Albania?! Le cattive lingue parlano di attività lobbistiche del primo ministro.
Il primo ministro albanese, durante l’ottava Conferenza intergovernativa, ha dichiarato che i progressi nei negoziati sono direttamente collegati alla trasformazione delle istituzioni e del sistema della giustizia del Paese. Il primo ministro albanese, senza batter ciglio, ha affermato che adesso abbiamo “un sistema giudiziario rafforzato e indipendente come mai prima d’ora nella storia del nostro Paese” (Sic!). Ma lui, essendo un innato bugiardo, può dire anche che è il sole che gira intorno alla terra. La storia ci insegna però che in qualsiasi dittatura non si rispetta più il principio della separazione dei poteri di Montesquieu. Il potere esecutivo, rappresentato dal primo ministro, ormai controlla, oltre al potere legislativo, anche il potere giudiziario. E il nostro lettore da molti anni è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, che l’Albania è diventata una nuova e veramente pericolosa dittatura.
Invece la commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha continuato con le sue dichiarazioni che niente hanno a che vedere con la vera e drammatica realtà albanese. Anche lei, senza batter ciglio, riferendosi ai “continui successi” dell’Albania ha detto che quello raggiunto dall’Albania rappresenta ormai “…un traguardo da festeggiare, un riconoscimento di un grande lavoro durato oltre un decennio, perché non è qualcosa che si può ottenere in un giorno. Pertanto, confermando il raggiungimento di questi obiettivi intermedi per lo Stato di diritto, confermiamo che il vostro lavoro, svolto per oltre 10 anni in questo campo, ha dato i suoi frutti”. Qualcuno però dovrebbe dirle che in tutte le dittature lo Stato di diritto è tra i primi che viene annientato.
La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato ha descritto la riforma del sistema della giustizia come uno dei “maggiori successi” raggiunti. Lei ha affermato che tale era anche il processo, comunemente noto come vetting (vaglio, controllo; n.d.a.) che analizzava l’integrità morale e professionale dei magistrati del sistema di giustizia in Albania.
Ma da molti fatti denunciati e pubblicamente noti risulta che quel processo è stato tutt’altro che imparziale e professionalmente svolto. Un processo che in realtà è stato orientato e controllato politicamente dal primo ministro e dai suoi più stretti collaboratori, per togliere dal sistema tutti i giudici e i procuratori che non ubbidivano e tenere solo coloro che, ubbidienti a lui, si mettevano a disposizione degli “orientamenti” e gli ordini partiti dai massimi livelli del potere politico. I rappresentanti dell’Unione europea, che hanno gestito la riforma della giustizia in Albania, non hanno raccomandato di implementare il vetting in altri Paesi balcanici.
Durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, è intervenuta anche la vice ministra degli Affari esteri di Cipro. Anche lei ha parlato di “successi”, mentre la realtà albanese testimonia una molto preoccupante e pericolosa situazione. Lei ha affermato, chissà perché, “crediamo profondamente nell’allargamento e siamo lieti che il processo di adesione dell’Albania stia procedendo con decisione”. In seguito ha aggiunto: “Desidero congratularmi con il governo albanese e con i cittadini albanesi per il loro impegno e la loro determinazione nel portare avanti riforme difficili”. Strane dichiarazioni perché ormai è pubblicamente noto che sono proprio le “riforme” che da anni hanno bloccato il percorso dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Le decisioni del Consiglio europeo lo testimoniano inconfutabilmente.
Ma durante l’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea svoltasi il 26 maggio scorso a Bruxelles sono state volutamente “fumate” le dichiarazioni fasulle del primo ministro e delle rappresentanti dell’Unione europea. E per renderlo possibile, con “regia centrale”, tutta l’attenzione era stata focalizzata sulla “gara dei baci amichevoli e affettuosi” tra le due “signore” ed il primo ministro albanese. Una misera messinscena quella che ha generato però un’abominevole sensazione di disgusto, come confermano anche le immagini trasmesse in diretta. La commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato, essendo di statura bassa, è stata fatta salire su uno sgabello, per riuscire meglio con i baci al primo ministro.
Il nostro lettore è stato informato che dalle indagini, professionalmente svolte da noti giornalisti di giornali e televisioni europee e statunitensi, nonché da diverse strutture specializzate, quello dell’Albania viene considerato un narcostato. E i dizionari definiscono il nascostato come una struttura occulta controllata dai trafficanti delle droghe. Ovviamente in una simile drammatica realtà non si può mai attendere di attuare delle riforme democratiche. Ragion per cui non si può mai pretendere neanche l’adempimento delle richieste dell’Unione europea sull’adesione. E un Paese considerato narcostato non può mai attuare l’adempimento ed il rispetto dei criteri di Copenaghen, quello politico, quello economico ed il criterio dell’acquis comunitario. E si tratta ovviamente di criteri che devono adempiere e rispettare tutti i Paesi che stanno seguendo l’obbligatorio percorso per aderire all’Unione europea!
Chi scrive queste righe considera come irresponsabile il comportamento delle due rappresentati dell’Unione europea nell’ambito dell’ottava Conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. A loro due qualcuno dovrebbe ricordare l’affermazione di Martin Luther King: “Voi siete responsabili non soltanto di ciò che dite, ma anche di ciò che non dite”.




