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La consapevole e arrogante violazione dei criteri

L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia:
questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.

Plutarco

Il mondo in cui viviamo, da che è nato, da che fa parte di quest’immenso, infinito Universo, va avanti grazie all’incessante ed infallibile funzionamento di un insieme di fenomeni e di processi intrinsechi. Fenomeni e processi che sono nati con l’Universo, dalla notte dei tempi, molto prima dell’apparizione del Homo sapiens. Fenomeni e processi che garantiscono non solo l’esistenza e la sopravvivenza del mondo, ma soprattutto il suo sviluppo multiforme e multidimensionale. Con il passare del tempo e con il continuo sviluppo ed arricchimento del sapere, il genere umano ha cominciato a definire e descrivere tutto, fenomeni e processi compresi, usando come base quelle che ormai, in senso generico, vengono semplicemente riconosciute come leggi e regole. Sono delle espressioni concise e sintetiche, non solo matematiche, le quali cercano di descrivere lo stato d’essere e quello che potrebbe accadere con qualsiasi sistema. Sia quelli naturali, che sociali ed altri. Sono delle leggi e regole che, tra l’altro, descrivono, spiegano e prevedono l’evoluzione del sistema, fluttuazioni comprese, in base alle conoscenze acquisite. Evoluzione che porterà sempre a degli equilibri, nuovi o preesistenti, del sistema. Si tratta proprio di quei fenomeni e processi che determinano il comportamento e l’evoluzione del sistema, sia quello naturale, che sociale ed altro. E grazie a un simile, continuo, infallibile, intrinseco, nonostante spesso sconosciuto funzionamento, il sistema stesso non si [auto] distrugge. Anche quando, in seguito a delle “perturbazioni” interne e/o esterne al sistema, altri fenomeni e processi tendono a farlo. Questo ci insegnano le scienze che studiano l’Universo, sia a livello dell’infinitamente piccolo delle particelle, che a quello intergalattico. Questo ci insegnano le scienze che studiano l’essere umano e il funzionamento del suo organismo, partendo da una singola cellula. Questo ci insegnano anche le scienze che studiano i raggruppamenti e le società umane. E nell’ambito della coesistenza sociale, il genere umano, da quando è stato dotato di consapevolezza ed, in seguito, anche di responsabilità, ha cominciato tra l’altro a concepire dei criteri e a darsi delle regole. Non solo, ma in base a quei criteri, dall’antichità ai giorni nostri, ha legiferato per rispettare le regole date. Costituendo così un insieme di diritti ed obblighi condivisi, o che si dovrebbero condividere da tutti e che dovrebbero garantire la stabilità e lo sviluppo delle società stessa.

Tale è anche quell’insieme di criteri che, dal 1993, vengono riconosciuti da tutti come i Criteri di Copenaghen. Sono tre i criteri i quali devono essere presi in considerazione e rispettati da ogni Stato che ha come obiettivo l’adesione nell’Unione europea. Si tratta del criterio politico, quello economico e i cosiddetti “Acquis communautaire”. Sono stati approvati dal Consiglio europeo a Copenaghen nel 1993, prevedendo già allora l’allargamento dell’Unione con i Paesi dell’Europa dell’est. Sono dei criteri che derivano dagli articoli 6 e 49 del Trattato di Maastricht e delineano quello che uno Stato candidato deve obbligatoriamente fare per rendere possibile l’adozione e l’attuazione delle normative e della legislazione dell’Unione europea. Il criterio politico prevede la presenza, nello Stato candidato, di istituzioni statali e pubbliche stabili che possano garantire la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Il criterio economico, prevede il funzionamento di un’economia di mercato, capace di affrontare le forze del mercato e la pressione concorrenziale all’interno dell’Unione Europea. In più, lo Stato candidato deve altresì rispettare gli “Acquis communautaire”; quell’insieme di diritti ed obblighi accettati e condivisi da tutti i Paesi membri dell’Unione europea. Diritti ed obblighi che devono essere accettati e rispettati anche da ogni Paese candidato all’adesione nell’Unione europea.

L’Albania è uno dei Paesi che ha cominciato il suo percorso per aderire all’Unione europea da più di venti anni fa. Nel 2000 è stato riconosciuto come un “Paese candidato potenziale”. Poi, nel 2003 l’Albania ha avviato i negoziati sull’Accordo di Stabilizzazione e Associazione, firmato nel 2006. Nel 2009 l’Albania ha consegnato ufficialmente l’applicazione per l’adesione all’Unione europea. Poi nel 2014 l’Albania è stata riconosciuta dal Consiglio europeo come un “Paese candidato” all’adesione, ancora in attesa, però, di aprire i negoziati, come tale, con l’Unione europea. Un’apertura quella, condizionata, nel 2014, non solo dall’adempimento dei criteri comunitari, ma anche dal superamento di cinque condizioni poste dal Consiglio europeo. Purtroppo, ad oggi, i criteri dell’adesione continuano a non essere rispettati, mentre le condizioni, da cinque, sono diventate quindici! Un lungo, difficile processo europeo quello dell’Albania, che negli ultimi anni si sta rendendo ancora più difficile, al limite dell’impossibile. Da anni ormai e a più riprese, il nostro lettore è stato informato di quel processo e delle realtà locali che lo stanno rendendo sempre più difficile e lo stanno [volutamente] ostacolando. Sono tanti i fenomeni negativi generati, ufficialmente verificati e denunciati nel “sistema Paese”. Sono numerosi e, purtroppo, sempre in aumento anche i preoccupanti processi che impediscono l’apertura dei negoziati come “Paese candidato” con l’Unione europea. Ed è proprio una simile ed aggravata realtà che ha costretto i rappresentanti di alcuni Stati membri dell’Unione, anche nell’ambito del Parlamento e del Consiglio europeo, a bloccare il percorso europeo dell’Albania. Un blocco quello che verrebbe tolto solo e soltanto dopo l’adempimento delle ormai quindici condizioni sine qua non poste dal Consiglio europeo durante il suo vertice del marzo 2020.

Purtroppo, dati e fatti ormai accaduti e che stanno accadendo alla mano, il governo albanese sta volutamente e con arroganza violando i criteri dell’adesione all’Unione europea. Riferendosi ai Criteri di Copenaghen, quello politico prevede la presenza di istituzioni che possano garantire la democrazia. Ebbene tutti sanno che ormai l’Albania ha poco o, addirittura, niente in comune con una vera democrazia, tranne una facciata che si sta sgretolando ogni giorno che passa. Non solo, ma in Albania si sta paurosamente restaurando una nuova e camuffata dittatura. Il criterio politico di Copenaghen prevede il funzionamento dello “Stato di diritto”. Purtroppo, sempre dati e fatti ormai accaduti e che stanno accadendo alla mano, in Albania spesso e volutamente non si rispettano neanche le leggi in vigore. E sempre dati e fatti ormai accaduti e che stanno accadendo alla mano, ciò che rappresenta una vera e propria preoccupazione è la cattura ed il controllo del sistema “riformato” della giustizia da parte del primo ministro e/o dai suoi pochi “fedelissimi”. Durante questi ultimi anni, ma anche nelle ultime settimane, si sta verificando, testimoniando e denunciando una consapevole e pericolosa connivenza del potere politico con la criminalità organizzata e certi clan occulti. In quanto al criterio economico, tutto è ormai controllato da pochissimi oligarchi, “amici” dei massimi rappresentanti politici. Perciò, una simile realtà vissuta e sofferta in Albania, non potrebbe, mai e poi mai, avere niente in comune neanche con gli “Acquis communautaire”. Al nostro lettore la valutazione e le conclusioni!

Chi scrive queste righe pensa che quella albanese rappresenta veramente un’allarmante realtà che si sta aggravando ogni giorno che passa. Una realtà che diventerà ancora più preoccupante nelle settimane seguenti, tenendo presente le elezioni del 25 aprile prossimo. Una realtà ormai nota e presa sempre più seriamente in considerazione anche dalle cancellerie occidentali. Una realtà che ha fatto aumentare da cinque a quindici le condizioni sine qua non poste nel 2020 dal Consiglio europeo. Una realtà che, guarda caso, viene “stranamente” ignorata però dalla Commissione europea, come lo dimostrano tutti i suoi rapporti ufficiali dal 2014 ad oggi. Nel frattempo il primo ministro albanese, sta consapevolmente e con arroganza violando regole, leggi e criteri, compresi anche quelli di Copenaghen. Lui, con la sua ormai ben nota arroganza, la sua innata presunzione, il suo smisurato protagonismo, nonché con la sua testimoniata invidia di “avere di più”, ha dimostrato la determinazione ad avere un terzo mandato, costi quel che costi! Questi sono però anche i sui difetti che lo spingono in questa sua folle, pericolosa ed irresponsabile corsa. Difetti dai quali occorre guardarsi bene. Guardarsi bene tutti, sia in Albania che nell’Unione europea, per non permettere mai l’[auto] distruzione del sistema Paese!

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