International

Pericoli che oltrepassano i confini nazionali

I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene,

quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori.

Catone

In Italia, in questi giorni, si sta cercando di porre fine alla crisi e di costituire un nuovo governo, guidato da Mario Draghi. L’Italia merita ed ha veramente bisogno di un governo forte, in grado di affrontare ed oltrepassare le tante difficoltà, adempiendo con successo agli impegni, nazionali ed internazionali, dei prossimi mesi. E che sia veramente la volta buona! Ma quanto è successo e sta succedendo però durante questi giorni, purtroppo, ha messo in chiara evidenza, tra l’altro, anche tanta ipocrisia, tante falsità ed incoerenze e la mancanza della moralità politica e civile da parte di non pochi rappresentanti dei partiti politici che potrebbero appoggiare il nuovo governo. Sono ormai di dominio pubblico le “forti e perentorie” dichiarazioni, così come le tante “contrapposizioni programmatiche e/o di principio”, che distinguevano e dividevano i diversi partiti fino ad alcuni giorni fa. Ma poi, come per magia, tutto cambiò. Si è dimenticato tutto quanto sia stato detto, come se niente fosse, e adesso i rappresentanti politici parlano di doveri patriottici, di responsabilità ed altro, “convinti” che tutto deve essere fatto solo e soltanto per il bene e nell’interesse dell’Italia! All’autore di queste righe tutto ciò fa ricordare le parole di Totò, in uno dei suoi bellissimi film: “Quello che ho detto, ho detto; e qui lo nego!”. In Italia, in questi giorni però non si parla e non si va più a “caccia” di “responsabili”, di “costruttori”, di “meritevoli”, di “europeisti” e altri simili. Cioè di tutti coloro che, fino ad una settimana fa, erano la speranza del presidente del Consiglio dimissionario. Ormai alcuni dei più ben noti e convinti “avversari” politici stanno diventando dei “responsabili collaboratori”. Ma che, con la solita ipocrisia e demagogia, con la stessa mancanza di moralità politica e civile, stanno semplicemente cercando di nascondere il loro attaccamento al potere e alle poltrone.

In Albania, almeno da due anni ormai, purtroppo, si sta “convivendo” con una ben più grave crisi. Una crisi multidimensionale, che il primo ministro e la propaganda governativa fanno di tutto per nasconderla e/o offuscarla. Una crisi dovuta e causata dalla completa irresponsabilità di gestire la cosa pubblica, dalla consapevole e decisa scelta per la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali ed internazionali. Una connivenza quella, testimoniata da tanti scandali documentati, e altrettante denunce pubbliche. L’ultima evidenza, in ordine di tempo, è quella risultata dalle intercettazioni ambientali e telefoniche nell’ambito dell’operazione “Basso profilo”. Un’operazione quella, condotta e finalizzata con successo in Italia, dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il 21 gennaio scorso. Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana dell’esito di questa operazione (Pericolose e preoccupanti presenze mafiose; 1o febbraio 2021). Ma, diversamente da una decina di giorni fa, dopo che tutto è diventato di dominio pubblico, adesso la propaganda governativa non risponde e non reagisce più alle pubbliche accuse. Anzi, adesso gli “strateghi” della propaganda governativa stanno cercando di spostare l’attenzione altrove. Non importa dove e come. Non importa su cosa e/o chi. Basta che si sposti l’attenzione. Basta che si possa parlare di altro, anche per pochi giorni! Anche con la consapevolezza di “screditare” un ex primo ministro e capo storico del partito socialista albanese: quello attualmente al potere. E lo hanno fatto, con la regia centrale coordinata dagli uffici del primo ministro. Giovedì scorso hanno convinto proprio quell’ex primo ministro e capo storico del partito socialista a fare delle misere e vergognose dichiarazioni, durante una trasmissione televisiva in prima serata. Proprio da colui, che nel 1998 nominò l’attuale primo ministro come ministro della cultura. Ed è stato proprio lui che, pochi anni dopo, riferendosi alla stessa persona, dichiarava: “…L’ho preso con le unghie non tagliate da Parigi, dove faceva il rifugiato”. Proseguendo, durante la stessa dichiarazione, e dicendo che “…L’ho tirato fuori dal pantano [dov’era caduto] come rifugiato e venditore di icone rubate […] e l’ho fatto ministro e sindaco del più grande comune dell’Albania (di Tirana; n.d.a.)”. Un’accusa pubblica quella, molto pesante, della quale l’accusato non ha detto mai una sola parola! Ma giovedì scorso però, l’ex primo ministro e il capo storico del partito socialista albanese ha detto dell’attuale primo ministro, quel “venditore di icone rubate”, che ormai “…è vistosamente maturato nell’ufficio del primo ministro”! Anche in questo caso l’autore di queste righe si è ricordato delle parole di Totò: “Quello che ho detto, ho detto; e qui lo nego!”. Le cattive lingue, che sono sempre a conoscenza di cose che sfuggono agli altri, hanno subito detto che quelle dichiarazioni sono state profumatamente compensate, perché i mezzi non mancano, anzi! Basta che si possa spostare l’attenzione dal nuovo scandalo; quello del diretto e/o indiretto coinvolgimento di alcune delle massime autorità politiche e amministrative in Albania. Primo ministro compreso, come risulterebbe dalle intercettazioni telefoniche e dalle indagini effettuate in Italia, nell’ambito dell’operazione “Basso profilo”.

Da quelle intercettazioni ed indagini, nonché dall’inchiesta in corso, portata avanti dalla procura di Catanzaro, risulterebbe che la ‘Ndrangheta calabrese ormai sia presente anche in Albania con investimenti, appalti milionari ed altro. Il che permetterebbe alla ‘Ndrangheta, tra l’altro, anche di riciclare ingenti somme di denaro sporco, di illecita provenienza. E guarda caso, dalle stesse intercettazioni e dalle indagini fatte, risulterebbe anche che alcuni rappresentanti politici italiani, a livello locale, nazionale ed europeo, in “ottimi rapporti di amicizia e di collaborazione” con certi loro colleghi albanesi, contattati in questi ultimi anni da imprenditori e/o da intermediari della ‘Ndrangheta, abbiano “facilitato gli affari” in Albania. Bisogna sottolineare anche che, guarda caso, i governi italiani hanno sempre appoggiato l’attuale primo ministro albanese durante questi anni. Lo hanno fatto mentre si sapeva della criminalità organizzata in Albania, della connivenza di quella criminalità organizzata con il governo, della cannabizzazione diffusa del Paese e di tanto altro. E tutto ciò non poteva mai e poi mai essere attuato senza il beneplacito ed il diretto supporto governativo. Ormai è ben nota ed ufficialmente evidenziata anche la pericolosa e preoccupante collaborazione della criminalità organizzata albanese con quella italiana, ‘Ndranghta compresa. Una collaborazione che rappresenterebbe un grande pericolo per tutti e due i Paesi! Perché sono pericoli che oltrepassano i confini nazionali. Allora chissà perché però, tutto quell’appoggio dei governi italiani, o di alcuni loro ministri in particolare, per il primo ministro albanese durante questi ultimi anni?!

Chi scrive queste righe nota, non senza rammarico, come alcuni “rappresentanti politici” cambino, di punto in bianco, le proprie “convinzioni ideologiche e programmatiche”. Come in Italia anche in Albania. E lo fanno semplicemente per riuscire a rimanere al potere, attaccati alle loro poltrone. Tutto il resto è ipocrisia e demagogia! In Italia, fino ad una settimana fa, si cercava, costi quel che costi, di far sopravvivere un governo, da mesi traballante, con l’appoggio dei “responsabili”. In Albania, il primo ministro sta cercando, costi quel che costi, di avere un terzo mandato nelle elezioni del 25 aprile prossimo! Anche con l’appoggio occulto delle cosche malavitose, come risulta averlo fatto anche in precedenza. Ma, a differenza dell’Italia, dove si indagano anche i politici, in Albania il sistema “riformato” della giustizia ubbidisce agli ordini del primo ministro. Ragion per cui “…I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori” come scriveva Catone.

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