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Regime e Stato di diritto come il diavolo e l’acqua santa

L’abuso è il contrassegno del possesso e del potere.

Paul Valéry; da “Quaderni”

Lo Stato di diritto rappresenta uno dei pilastri sui quali si fonda una società democratica. Come concetto nasce già dall’antichità, ma si sviluppa soprattutto negli ultimi secoli, prima in Inghilterra e poi in Francia. Nel 1689 il Parlamento britanicco approva Bill of Rights (Carta dei Diritti; n.d.a.), uno storico e molto importante documento. Un documento che sancisce, tra l’altro, la libertà di parola e di opinione durante le sessioni del Parlamento, nonché impedisce al re d’Inghilterra di abolire delle leggi e/o di imporre dei tributi senza il consenso del Parlamento. Il Bill of Rights impone anche lo svolgimento di libere elezioni.

Il concetto dello Stato di diritto si definisce alla fine del Ancien Régime (Antico regime; n.d.a.), in seguito all’inizio della Rivoluzione francese, simbolicamente legata alla presa della Bastiglia il 14 luglio 1789. Una data questa proclamata ormai come la festa nazionale di Francia. Molti storici e studiosi attribuiscono a quel periodo storico anche il riconoscimento della libertà e dell’ugualianza dei cittadini davanti alla legge. Un riconoscimento che rappresenta la base della costituzione dello Stato di diritto. Si è trattato di un importante e significativo riconoscimento che, in seguito, il 26 agosto 1789, è stato finalmente sancito con l’approvazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.

Lo Stato di diritto è un concetto trattato anche dai Padri Fondatori dell’Europa unita. Un concetto che è stato adottato dai documenti base dell’Unione. L’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (versione consolidata) sancisce che “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

In una società dove funziona lo Stato di diritto, tra l’altro, si garantisce a tutti i cittadini una pari protezione ai sensi della legge, con un processo legislativo trasparente, responsabile, democratico e pluralistico. Il funzionamento normale di uno Stato di diritto garantisce anche l’impedimento dell’uso arbitrario del potere da parte dei governi, la tutela e il rispetto dei diritti politici e civili, nonché delle libertà civili. Sono sei i principi base sui quali funziona lo Stato di diritto in un Paese democratico: la legalità, la certezza del diritto, il divieto di esercizio arbitrario del potere esecutivo, la tutela giurisdizionale effettiva, la separazione dei poteri e l’uguaglianza davanti alla legge. Si tratta di principi che devono essere sempre rispettati in qualsiasi Paese democratico.

Sono molte e sparse in diversi Paesi del mondo le istituzioni e le organizzazioni che analizzano il funzionamento o meno dello Stato di diritto nei singoli Paesi. Una delle organizzazioni più note è il World Justice Project (Progetto della Giustizia nel Mondo; n.d.a.), fondata nel 2006 negli Stati Uniti d’America. La sua missione, ufficialmente dichiarata, è quella di “…lavorare per promuovere lo Stato di diritto in tutto il mondo”. E per raggiungere questo suo primario obiettivo elabora e pubblica, ogni anno, l’Indice sullo Stato di diritto (Rule of Law Index; n.d.a.). L’Indice rappresenta uno strumento di valutazione quantitativa che indica la misura in cui i Paesi sotto analisi aderiscono concretamente ai requisiti che deve adempiere e rispettare uno Stato di diritto.

L’Indice sullo Stato di diritto elaborato dalla ormai ben nota organizzazione internazionale World Justice Project, elabora, analizza e rende pubblici annualmente i dati che si riferiscono al livello dell’attuazione dei requisiti per ciascuna delle otto predefinite dimensioni dello Stato di diritto in un determinato Paese. E cioè i poteri governativi limitati, l’assenza di corruzione, l’ordine e la sicurezza, i diritti fondamentali, il governo aperto, l’applicazione della regolamentazione, la giustizia civile e la giustizia penale. Si tratta di otto dimensioni, ossia fattori, che nell’ambito delle analisi e dell’elaborazione dei dati, vengono suddivisi in quarantaquattro definiti indicatori.

Il 28 ottobre scorso sono stati pubblicati i dati, riferiti a 143 Paesi analizzati, dell’Indice sullo Stato di diritto del World Justice Project per il 2025. Nei primi posti, come Paesi che rispettano lo Stato di diritto, da anni ormai, ci sono i Paesi nordici. Quest’anno il miglior Paese è stato la Danimarca, seguita dalla Norvegia, dalla Finlandia e dalla Svezia. Il quinto Paese era la Nuova Zelanda. Mentre l’ultimo Paese per il raggiungimento ed il rispetto dei requisiti dello Stato di diritto, analizzati dal World Justice Project per il 2025, era il Venezuela. Altri quattro Paesi che lo precedevano, in ordine decrescente, erano l’Afghanistan, la Cambogia, Haiti e il Nicaragua.

Sempre riferendosi ai dati del rapporto dell’Indice sullo Stato di diritto del World Justice Project per il 2025, pubblicati il 28 ottobre scorso, risulta che la recessione globale dello Stato di diritto è stata accelerata durante il 2025. Il 68% dei 143 Paesi analizzati hanno subito un peggioramento dello Stato di diritto durante quest’anno in confronto al 57% di un anno prima. “Il peggioramento continuo dello Stato di diritto era stato rallentato durante gli ultimi anni. Quest’anno però stiamo constatando una forte inversione di tendenza. Molti più Paesi stanno peggiorando, mentre [sempre] meno Paesi stanno migliorando”, ha dichiarato il direttore esecutivo del World Justice Project. I dati dell’Indice sullo Stato di diritto per il 2025 dimostrano che in varie parti del mondo “…i sistemi giudiziari stanno perdendo terreno di fronte agli interventi del potere esecutivo, con un aumento dell’influenza politica nei confronti dei sistemi giudiziari”. Tutto ciò quando i poteri base di uno Stato, il potere legislativo, quello esecutivo ed il potere giudiziario, secondo il noto principio della separazione dei poteri di Montesquieu, devono essere indipendenti l’uno dall’altro.

La situazione dello Stato di diritto sta peggiorando in una maniera preoccupante anche in Albania. Dal rapporto per il 2025 del World Justice Project risulta che il Paese si trova nel 87o posto, tra i complessivi 143. Gli otto fattori sotto analisi dello Stato di diritto, secondo il rapporto dell’Indice sullo Stato di diritto, nel caso dell’Albania sono come segue: al 105o posto per i poteri governativi limitati e sempre al 105o posto per quanto riguarda l’assenza della corruzione. L’Albania è stata elencata 99a  riferendosi alla giustizia civile, 82a riferendosi alla giustizia penale, mentre 111a  riferendosi all’applicazione della regolamentazione. Invece si trova al 55o posto per quanto riguarda l’ordine e la sicurezza, al 68o posto per quanto riguarda i diritti fondamentali e al 78o posto per quanto riguarda il governo aperto.

Bisogna sottolineare che l’Albania viene preceduta anche dal Vietnam comunista (al 83o posto) ed altri Paesi, dove i principi della democrazia vengono spesso calpestati. L’Albania, 87a, dove da alcuni anni si sta consolidando una nuova dittatura, si trova penultima nei Balcani occidentali, lasciando dietro solo la Serbia, elencata 96a, soprattutto perché durante quest’ultimo anno sono state tante e molto massicce le proteste contro il regime del presidente serbo. Mentre la precedono la Macedonia del Nord, 64a, il Kosovo, 59o ed il Montenegro, 55o.

Chi scrive queste righe è convinto che in tutti i Paesi dittatoriali non si possono rispettare i principi dello Stato di diritto. La storia, quella saggia maestra, c’insegna che il regime e lo Stato di diritto stanno come il diavolo e l’acqua santa. Il noto poeta francese, Paul Valéry, c’insegna che l’abuso è il contrassegno del possesso e del potere. Le dittature in diverse parti del mondo, compresa quella che si sta consolidando ogni giorno che passa in Albania, ne sono una inconfutabile testimonianza.

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