International

Ricattabile ostaggio dei propri peccati

Quando i bugiardi giurano, la verità piange con tutti e due gli occhi.

Proverbio

Anastasio Somoza era il capostipite di quella che dal 1937 e fino al 1979 divenne la dinastia Somoza in Nicaragua. È stato lui che nel 1934, nelle vesti del comandante della Guardia National ordinò l’uccisione di Augusto Sandino, il quale aveva guidato la lotta contro l’occupazione del Nicaragua dagli Stati Uniti d’America. Un’occupazione, nell’ambito di quelle che venivano allora chiamate le “guerre della banana”, iniziata nel 1912 e conclusa nel 1933.  Somoza, con un colpo di Stato nel 1936, proclamò se stesso presidente con poteri straordinari. In seguito ha chiesto ed attuato l’abolizione dei partiti, lo scioglimento del parlamento e l’abrogazione delle elezioni. In più Somoza ha ottenuto per se stesso il diritto di scegliere il suo successore, costituendo così la dinastia dittatoriale Somoza. Dinastia che, tra l’altro, continuò a perseguitare i seguaci di Sandino, i quali nel 1961 costituirono quello che venne chiamato il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Si trattava di un movimento comunista, che in seguito diventò un partito politico di orientamento marxista. Nel frattempo, nonostante non fossero più presenti militarmente in Nicaragua, gli Stati Uniti d’America continuarono a dare sostegno alla dittatura, considerando i Somoza come validi collaboratori. Ma, allo stesso tempo, gli Stati Uniti d’America consideravano e trattavano i dittatori nicaraguensi anche come fattori determinanti per la garanzia della stabilità nella regione. Era il 12 marzo 1947 quando il presidente statunitense Truman proclamò la dottrina che da allora porta il suo nome. Una nuova dottrina che sanciva l’abolizione definitiva della dottrina Monroe (presentata davanti al Congresso dall’allora presidente Monroe, il 2 dicembre 1823; n.d.a.) e proclamava i nuovi principi della politica estera degli Stati Uniti d’America dopo la fine della seconda guerra mondiale. Una politica estera che doveva fare fronte alla nuova realtà geopolitica dopo la divisione del mondo in due blocchi avversari. La dottrina Truman rimase attiva fino al definitivo sgretolamento dell’Unione sovietica nel 1991. Ma dalla metà degli anni ’40 del secolo passato in poi è rimasta famosa una frase, attribuita all’allora presidente statunitense Roosevelt. Una frase che, nonostante chi fosse il vero autore, leggermente modificata è stata in seguito usata in varie occasioni legate a delle preoccupanti realtà geopolitiche. Riferendosi al dittatore Anastasio Somoza, il presidente Roosevelt avrebbe detto: “Sarà anche un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”! Ed è proprio questa frase che rappresenta molto significativamente l’approccio geopolitico, geostrategico e pragmatista, spesso anche con gravi conseguenze, della politica estera degli Stati Uniti d’America. Quanto è accaduto in Afghanistan, dal 2001 e fino al vergognoso ritiro dal Kabul delle truppe statunitensi il 15 agosto 2021 e la costituzione dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, con tutte le gravi conseguenze evidenziate continuamente rappresenta una significativa ed eloquente testimonianza.

Gli obiettivi della politica estera statunitense, in varie parti del mondo, sono seguiti e portati avanti da determinate istituzioni e dai rappresentanti diplomatici accreditati presso ogni singolo Paese. Rappresentanti che sono obbligati a rispettare la Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche che sancisce tutti i diritti e gli obblighi del corpo diplomatico accreditato. Tutti i diritti devono essere garantiti dallo Stato accreditario, così come tutti gli obblighi devono essere rispettati dai rappresentanti diplomatici dello Stato accreditante, ambasciatore/capo missione in testa. Purtroppo questo non si verifica ovunque. Perché, almeno in Albania, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo alla mano, risulterebbe che negli ultimi anni gli ambasciatori statunitensi hanno spesso ignorato e calpestato, non di rado anche con arroganza e prepotenza, quanto prevede l’articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Ovviamente tutto ciò è stato reso possibile con la consapevole complicità dei massimi rappresentanti del potere politico in Albania, in cambio del “consenziente silenzio” e dei richiesti ed ottenuti “appoggi” a tempo debito.

Quanto è accaduto e continua ad accadere con la riforma del sistema di giustizia in Albania ne è una significativa dimostrazione e testimonianza. Una riforma che formalmente prese via con l’approvazione unanime, il 22 luglio 2016, da parte di tutti i 140 deputati del Parlamento albanese, di alcuni emendamenti costituzionali. Ma in seguito, e cioè dal settembre 2016, la maggioranza governativa, capeggiata dall’attuale primo ministro, non ha più rispettato gli accordi concordati con gli altri partiti ed ha approvato con solo i propri voti alcune leggi necessarie per rendere realmente operativa la riforma. Leggi che hanno permesso anche la costituzione di alcune nuove istituzioni del sistema della giustizia. L’autore di queste righe ha informato da anni il nostro lettore, cercando sempre di essere oggettivo, di quello che stava e sta accadendo con la riforma del sistema di giustizia in Albania. Fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo alla mano, risulta che questa riforma è stata ideata ed in seguito approvata e resa operativa anche con il diretto, attivo e non di rado improprio coinvolgimento dei “rappresentanti internazionali” in Albania, gli ambasciatori statunitensi e dell’Unione europea in testa. Ignorando e calpestando spesso però anche quanto prevede l’articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Non è mancato, quando necessario, neanche il “sostegno istituzionale” di alcuni alti rappresentanti della Commissione europea. Risulta però, sempre fatti accaduti e che stanno tuttora accadendo alla mano, che questa riforma abbia permesso al primo ministro e/o a chi per lui di controllare il sistema “riformato” della giustizia. Ragion per cui, sempre dati, fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, comprese molte denunce ufficialmente depositate presso le nuove istituzioni del sistema “riformato” della giustizia e mai trattate, risulterebbe che questa riforma sia diventata realmente un voluto ed attuato fallimento.

Bisogna sottolineare che con l’approvazione all’unanimità dal Parlamento, il 22 luglio 2016, di tutti i voluti emendamenti costituzionali riguardanti la riforma del sistema di giustizia, per la prima volta nella Costituzione dell’Albania è stata sancita anche la presenza di quella che si chiama Operazione Internazionale di Monitoraggio. Questa struttura è composta da esperti della giurisprudenza da Paesi membri dell’Unione europea e degli Stati Uniti d’America ed è coordinata dalla Commissione europea. Il suo compito è quello di garantire un processo imparziale e professionalmente svolto per la rivalutazione dell’integrità morale e professionale dei giudici e dei procuratori del sistema di giustizia in Albania. Un processo comunemente noto come vetting (vaglio, controllo; n.d.a.) che purtroppo è stato tutt’altro che imparziale e professionalmente svolto e che ha causato molti ritardi e danni. Tant’è vero che ormai viene fortemente sconsigliato dalle istituzioni dell’Unione europea alla Macedonia del Nord e al Kosovo! E, guarda caso, il processo di vetting è stato criticato ultimamente anche dal presidente della Commissione parlamentare per la Riforma di giustizia, deputato dell’attuale maggioranza governativa. Lui è “estremamente insoddisfatto con il ritmo del lavoro della Commissione Indipendente della Qualifica (struttura incaricata dalla Costituzione per attuare il processo del vetting; n.d.a.) e della stessa Operazione Internazionale di Monitoraggio in questo processo […] Quali sono gli strumenti e le garanzie per rafforzare l’imparzialità e l’obiettività decisionale?”.

Si tratta di un processo, quello del vetting, che, come sancito nella Costituzione dopo l’approvazione dei sopracitati emendamenti, doveva essere garantito da determinate istituzioni, il cui mandato doveva finire entro il giugno 2022. Nella stessa Costituzione sono state previste e sancite anche le istituzioni che dovevano sostituire quelle precedenti. Bisogna sottolineare di nuovo che tutto è ormai previsto nei minimi dettagli dalla Costituzione e dalle derivanti leggi in vigore e che riguardano il sistema “riformato” della giustizia. Ma qui arriva il bello. Sì, perché da una proposta fatta dalla maggioranza governativa nell’ottobre 2021 è stato chiesto il prolungamento del periodo di funzionamento delle istituzioni del vetting. Per attuare quella proposta, trattandosi di un emendamento della Costituzione, non bastano i voti della maggioranza governativa. Sono indispensabili anche i voti dell’opposizione. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò (Agli imbroglioni quello che si meritano; 1 novembre 2021). Così come è stato informato anche degli sviluppi, a partire da settembre 2021, nel partito democratico albanese, il maggior partito dell’opposizione ed il primo partito oppositore alla dittatura comunista, costituito nel dicembre 1990. Sviluppi che hanno, da dicembre scorso, delegittimato colui che dal 2013 aveva usurpato la direzione del partito. Il nostro lettore è stato informato spesso in questi ultimi anni dei danni causati, non solo al partito democratico e all’opposizione, ma anche al Paese, nonché degli accordi occulti, a partire dal 17 maggio 2017, almeno quelli pubblicamente noti, tra il primo ministro e l’usurpatore del partito democratico.

Ebbene, giovedì scorso, il 10 febbraio, il Parlamento ha approvato l’emendamento dell’articolo 179/b della Costituzione che sancisce il prolungamento, fortemente voluto dal primo ministro, del periodo di funzionamento delle istituzioni del vetting, proprio con i voti dei deputati controllati dall’ormai delegittimato usurpatore del partito democratico! Un emendamento quello “applaudito” anche dall’ambasciatrice statunitense, che si sta investendo molto personalmente, violando palesemente anche la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, per far credere che la riforma del sistema di giustizia in Albania sia stato un continuo e crescente successo (Sic!). Bisogna però evidenziare che era lo stesso usurpatore della direzione del partito democratico il quale, nella primavera del 2017, rivolgendosi al primo ministro, lo stesso di adesso, e riferendosi al sopracitato processo del vetting, dichiarava “perentorio” che si trattava di un complotto che “è stato scoperto” e che era “…un progetto mafioso nel quale sono coinvolti alti diplomatici a Tirana […] che hanno preso in ostaggio gli esperti dell’Unione europea”! Non si sa esattamente, anche se si presume chi fossero gli “alti diplomatici” che avevano preso in ostaggio [quali?] esperti dell’Unione europea. Ma fatti accaduti e che stanno accadendo anche in questi ultimi giorni alla mano, cresce continuamente la convinzione che l’usurpatore della direzione del partito democratico è una persona ricattata e ricattabile. E guarda caso, proprio da alcuni “alti diplomatici” in Albania. Le cattive lingue dicono che si tratta soprattutto dell’ambasciatrice statunitense. E non solo le cattive lingue, che raramente hanno sbagliato, ma anche tanti altri sono convinti che l’usurpatore della direzione del partito democratico albanese è un ricattabile ostaggio dei propri peccati. Alcuni di quei peccati sono attualmente oggetto di investigazione anche da parte dei procuratori belgi. Ma le cattive lingue dicono che si tratta anche di molti altri ancora.

Chi scrive queste righe è convinto che l’ambasciatrice statunitense in Albania, come i suoi predecessori, chissà perché (?!), sta appoggiando palesemente un autocrate come il primo ministro. Sta appoggiando un dittatore ed una dittatura. Suonano perciò attuali le parole, attribuite a Roosevelt e riferite ad Anastasio Somoza. E cioè che “Sarà anche un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”! Mentre riferendosi al ricattabile ostaggio dei propri peccati, l’usurpatore del partito democratico, chi scrive queste righe si ricorda della saggezza popolare, secondo la quale quando i bugiardi giurano, la verità piange con tutti e due gli occhi.

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