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Scelte ‘geostrategiche’ e regimi dittatoriali che ne approfittano

Non crediamo al male finché non lo vediamo

Jean de La Fontaine

Il 20 maggio scorso la persona nominata come il nuovo ambasciatore statunitense in Albania si è presentato davanti al Comitato per i rapporti internazionali del Senato. Lui ha presentato ai senatori le sue priorità come ambasciatore in Albania, che rispecchiano la vera realtà albanese. Il nuovo ambasciatore ha dichiarato, tra l’altro, davanti al Comitato per i rapporti internazionale del Senato che “L’appoggio all’Albania nella lotta contro la corruzione, contro la criminalità organizzata transnazionale e contro il traffico della droga che è legato con i cartelli della droga in America Latina faranno degli Stati Uniti d’America e dell’Albania due Paesi più sicuri”.

Bisogna però evidenziare che anche la criminalità organizzata albanese, che gestisce il traffico della droga dall’America Latina e dal Messico, collabora ed ha il supporto della politica, rappresentata dal primo ministro albanese. Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato tra l’altro anche il cartello messicano di Sinaloa. E sempre nell’ambito di quelle misure restrittive, è stato sanzionato anche un trafficante albanese. Ebbene, proprio quella persona, nel settembre 2022, ha avuto un incontro con il primo ministro albanese nel suo ufficio. Allora sono state pubblicate delle foto in cui si vedevano il trafficante albanese accompagnato da un “consigliere personale” del primo ministro mentre stavano andando all’incontro. Un incontro che è stato confermato anche dal primo ministro albanese in cui si era discusso di un “investimento nel campo del turismo” (Sic!).

Un giorno dopo, il 21 maggio scorso, il gruppo COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU – Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea; n.d.a.), una struttura preparatoria che opera nell’ambito del Consiglio europeo, ha elaborato e presentato il nuovo testo del rapporto IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report – il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi; n.d.a). Il testo del nuovo rapporto ha preso in considerazione anche il testo approvato nel febbraio scorso. Ma anche quel rapporto non ha permesso l’apertura dei negoziati per l’Albania.

Il nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso a Bruxelles ha molti più criteri che devono essere esauditi. Non solo, ma questi criteri sono ben definiti e non permettono più delle “ambiguità”. I criteri riguardano l’indipendenza del sistema della giustizia da qualsiasi pressione e ingerenza da parte del potere politico, la lotta contro la ben radicata corruzione e la criminalità organizzata, nonché la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Nel caso della corruzione, che nel precedente testo veniva considerata “una seria preoccupazione”, adesso, nel nuovo testo, si considera “una preoccupazione fondamentale”.

Nel nuovo testo sono stati aggiunti nuovi criteri che si riferiscono all’uso, da parte del partito-Stato di tutte le risorse umane e finanziarie dell’amministrazione pubblica durante le elezioni. Criteri che evidenziano anche l’uso dei “volontari”, che prima delle elezioni hanno il compito di sapere tutto, su più persone possibile che non appoggiano il governo, per poi “intervenire”, sia per renderli inoffensivi e sia, se possibile, per renderli “collaborativi”. Alcuni criteri pongono obblighi severi sui processi elettorali. Ci sono anche altri criteri che riguardano la proprietà, i media ecc..

Uno dei criteri base rimane sempre quello del rispetto delle decisioni delle strutture del sistema della giustizia da parte del sistema politico. Un criterio che si riferisce esplicitamente alla mancata revoca dell’immunità parlamentare dell’ormai ex vice primo ministro ed ex ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Decisione presa con arroganza il 12 marzo scorso dal Parlamento con solo i voti della maggioranza. Il nostro lettore è stato informato anche di tutto ciò. Allora il primo ministro dichiarava che è stato fatto solo quello che “qualsiasi parlamento democratico in Europa farebbe”. Ma lui è stato smentito subito da quello che prevede la legislazione in vigore nei Paesi dell’Unione europea. Quella legislazione stabilisce senza ambiguità che solo i procedimenti penali per motivi politici dovrebbero prevedere la protezione dell’immunità per un parlamentare”.

Il primo ministro albanese, da ingannatore innato qual è, riferendosi al nuovo testo del rapporto IBAR presentato il 21 maggio scorso, ha subito parlato di “successo”. Ma chissà perché non ha fatto nessuna dichiarazione sui nuovi e molto concreti e realistici criteri aggiunti e/o modificati?! Una ridicola situazione questa che ci ricorda un altro precedente simile caso.

Era il 2018 ed il processo dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea si era impantanato perché il Consiglio europeo aggiungeva sempre nuovi ed obbligatori criteri ad essere rispettati ed esauditi. Ebbene proprio in simili condizioni il primo ministro albanese ha organizzato una sfacciata messa in scena. Nella sede del ministero degli Affari Esteri ha decorato quattro ambasciatori per il loro “notevole contributo” durante i positivi sviluppi del processo europeo dell’Albania e l’apertura dei negoziati. Per l’occasione sono state aperte anche diverse bottiglie di champagne. Ma i negoziati erano bloccati e sono stati aperti solo quattro anni dopo, il 19 luglio 2022, quando si è tenuta la prima Conferenza intergovernativa tra l’Unione europea e l’Albania.

Il 21 maggio scorso c’è stato anche un altro sviluppo. Il cancelliere tedesco ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo, alla presidente della Commissione europea e al presidente di Cipro, il cui Paese detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In quella lettera il cancelliere propone una “soluzione innovativa” per permettere l’adesione all’Unione europea di altri Paesi candidati. Nella prima parte della lettera si riferisce all’adesione dell’Ucraina che, all’inizio, dovrebbe ottenere lo status di “membro associato” dell’Unione europea.

Nella seconda parte della sopracitata lettera il cancelliere tedesco sottolinea che l’Unione europea deve mantenere la promessa che i Paesi dei Balcani occidentali e la Moldavia possano aderire all’Unione europea. Il cancelliere scrive: “Propongo di valutare soluzioni innovative anche per quei Paesi candidati che si stanno preparando da tempo all’adesione e accelerare il loro processo di adesione”. Lui propone altresì che l’Unione europea offra a questi Paesi “importanti agevolazioni per l’adesione, come l’accesso privilegiato al mercato interno europeo e legami più stretti con le istituzioni europee nel processo decisionale quotidiano”. Ma non si fa riferimento al merito!

La proposta del cancelliere tedesco viene considerata come una “scelta geostrategica” per impedire che la regione dei Balcani occidentali possa cadere sotto l’influenza della Russia e Cina. Bisogna però evidenziare che alcuni degli attuali “grandi dell’Europa” hanno spesso chiuso occhi, orecchie e cervello per attivare, anche prima, determinate “scelte geostrategiche”. Scelte dalle quali hanno beneficiato anche ben noti autocrati corrotti ed irresponsabili. Come il nuovo autocrate albanese. Ormai molti noti media internazionali, giornali e televisioni, hanno evidenziato i suoi continui abusi con il potere conferito e/o usurpato, il suo personale coinvolgimento in clamorosi scandali milionari e tanto altro. L’Albania è considerato ormai come il primo narcostato in Europa, con tutte le derivanti conseguenze, sia per i suoi cittadini che per gli altri Paesi europei.

Chi scrive queste righe è convinto che da certe “scelte geostrategiche” dei “grandi dell’Europa” ne hanno beneficiato determinati regimi dittatoriali. Colui che ha spesso approfittato, grazie anche alle “amicizie personali” con alcuni dei “grandi d’Europa”, è stato e tuttora è il primo ministro albanese, con tutte le conseguenze derivanti. Ma spesso la lungimiranza dei “grandi d’Europa” lascia a desiderare. Aveva ragione Jean de La Fontaine; non crediamo al male finché non lo vediamo.

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