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Scontri diplomatici e governativi sui migranti

Se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica

per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!

Sandro Pertini

Continuano gli sbarchi dei migranti a Lampedusa. Anche durante tutta la scorsa settimana sono arrivati con delle piccole imbarcazioni, centinaia di uomini, donne e bambini provenienti da diversi Paesi dell’Africa. Un continuo flusso di migranti, sofferenti, sfruttati e anche violentati esseri umani che da anni stanno cercando di trovare accoglienza in Italia e, tramite l’Italia, anche in altri Paesi europei. Un flusso quello che da anni ha generato anche molti problemi logistici, ma non solo, sia a Lampedusa che altrove in Italia. Si tratta soprattutto di migranti dai Paesi subsahariani ma anche dall’Asia e dall’Africa settentrionale. Prima una parte di quei flussi migratori, soprattutto siriani, che scappavano dalla guerra in corso nel loro Paese, passavano attraverso quella che venne denominata come la rotta del Mediterraneo orientale. Facendo tappa in Turchia e nelle isole della Grecia, i migranti poi cercavano di entrare nei Paesi dell’Unione europea attraversando la Grecia, la Bulgaria ed altri Paesi balcanici. Si creò un serio e preoccupante problema, sia per i Paesi lungo la rotta che per quelli che rappresentavano l’obiettivo finale dei migranti. Sono ancora vive nella memoria collettiva le reti di filo spinato che sono state messe per impedire il passaggio delle frontiere tra gli Stati europei da migliaia di migranti in cerca di un posto sicuro. I capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione europea, nell’ambito del Consiglio europeo convocato il 17 e 18 marzo 2016, insieme con i massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione, hanno deciso di stabilire un accordo tra l’Unione europea e la Turchia per gestire la grave crisi generata dai flussi dei migranti, soprattutto siriani, ma non solo, che cercavano di arrivare nei Paesi dell’Europa occidentale. Il 18 marzo 2016 è stata firmata dai rappresentanti dell’Unione europea e dal presidente della Turchia quella che ormai è nota come la Dichiarazione dell’Unione europea con la stessa Turchia. Quel documento prevedeva e sanciva che “…tutti i nuovi migranti irregolari che arrivano sulle isole greche saranno rimpatriati in Turchia se non fanno domanda d’asilo o se la loro domanda è respinta”. Si sanciva anche che “Per ogni siriano rimpatriato in Turchia dalle isole greche, un altro siriano sarà reinsediato nell’Unione europea”. Si trattava di “misure straordinarie volte a porre fine alle sofferenze umane e a ripristinare l’ordine pubblico”. Si trattava di misure e regole che dovevano essere attuate “nel pieno rispetto del diritto dell’Unione europea ed internazionale, escludendo pertanto qualsiasi forma di espulsione collettiva”. Con la sottoscrizione di quella Dichiarazione la Turchia si impegnava ad “…adottare misure più severe per evitare l’apertura di nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare verso l’Unione europea”. Per sostenere quanto prevedeva e sanciva la Dichiarazione, il 24 novembre 2015, in seguito alla richiesta degli Stati membri dell’Unione, è stato costituito lo Strumento dell’Unione europea per i rifugiati in Turchia. Si tratta di un meccanismo di coordinamento tramite il quale si garantisce tutta l’assistenza necessaria per i rifugiati. Sono stati previsti ed allocati 6 miliardi di euro, stanziati in due rate. La prima, di 3 miliardi, era stata resa disponibile il 29 novembre 2015, mentre la seconda rata, sempre di 3 miliardi di euro, è stata erogata nel marzo 2018. Ma due anni dopo, nel marzo 2020, l’Unione europea ha dovuto stanziare anche altri 700.000 milioni di euro, questa volta per la Grecia, sempre però riguardanti i migranti.

Per regolamentare i flussi migratori e il trattamento delle richieste d’asilo da parte dei migranti che entrano in un Paese dell’Unione europea, dal 1 gennaio 2014 è entrato in vigore il Regolamento di Dublino. Quel documento stabilisce i criteri ed i meccanismi necessari per l’esame, da parte di uno Stato membro dell’Unione, di una domanda d’asilo e di protezione internazionale, presentata da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide. Il regolamento di Dublino, tra l’altro, stabilisce anche quale sia lo Stato membro dell’Unione europea che dovrebbe farsi carico del trattamento della richiesta d’asilo presentata da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide. Secondo il Regolamento di Dublino si stabilisce che “…qualsiasi domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro, quello individuato come competente e la competenza per l’esame di una domanda di protezione internazionale ricade in primo luogo sullo Stato che ha espletato il ruolo maggiore relativamente all’ingresso e al soggiorno del richiedente nel territorio degli Stati membri, salvo eccezioni”. Perciò una richiesta d’asilo deve essere presentata dal richiedente nel primo Paese dell’Unione europea dove lui entra fisicamente.

Dall’inizio della settimana scorsa ha avuto inizio uno scontro diplomatico tra l’Italia e la Francia. Tutto cominciò dopo che la nave Ocean Viking, appartenente all’organizzazione non governativa SOS Mediterranée e battente bandiera norvegese, con a bordo 234 migranti, aveva chiesto il permesso di attraccare in un porto sicuro in Italia. Non avendo avuto il richiesto permesso da parte delle autorità italiane, la nave si è diretta verso la costa francese. Si era parlato del porto di Marsiglia e di Tolone. Ma nel frattempo si era generato anche uno scontro diplomatico tra l’Italia e la Francia. Citando e facendo riferimento anche al sopracitato Regolamento di Dublino. Lunedì 7 novembre, durante la Conferenza sul clima dell’ONU in Egitto, c’è stato un incontro tra la presidente italiana del Consiglio dei Ministri ed il Presidente della Repubblica francese. Nonostante non ci siano degli annunci ufficiali di quello che hanno discusso e trattato i due durante quell’incontro, da fonti mediatiche risulterebbe che abbiano trattato anche la spinosa questione dei migranti nel mediterraneo e della nave Ocean Viking. Risulterebbe che durante quell’incontro in Egitto, il presidente francese avesse, tra l’altro, garantito la disponibilità di dare accoglienza ai migranti che si trovavano nella nave diretta, nel frattempo, verso un porto francese.

Ma quanto è accaduto dopo quell’incontro ha generato, invece, uno scontro diplomatico con dei toni aspri. Dopo che le autorità italiane hanno rifiutato il permesso di attraccare in un porto sicuro italiano per la nave Ocean Viking, il ministro dell’Interno francese ha criticato il comportamento del governo italiano, considerandolo come un “comportamento inaccettabile”. Aggiungendo anche che il governo italiano aveva preso una “decisione incomprensibile”. In seguito c’è stato uno scontro verbale che ha coinvolto direttamente, con delle accuse reciproche, anche la presidente del Consiglio dei ministri italiano e la segretaria di Stato per gli Affari Europei del governo francese. Durante una sua conferenza stampa l’11 novembre scorso, la Presidente del Consiglio ha detto che “La Francia aveva dichiarato a voi [giornalisti] che il ministero degli Interni francese avrebbe accolto l’Ocean Viking. Addirittura dichiarava che non avrebbero fatto una selezione come invece accadeva in Italia, e la notizia non è stata smentita per circa otto ore e dopo otto ore ho ringraziato per il gesto di solidarietà”. In più, dopo le reazioni della scorsa settimana delle autorità del governo francese sulla crisi dei migranti a bordo della nave Ocean Viking, la Presidente del Consiglio dei ministri italiano ha considerato quella della Francia una “reazione aggressiva”. Lei ha anche ribadito che “non bisogna isolare l’Italia ma gli scafisti”. La presidente del Consiglio ha dichiarato convinta che “Quando si parla di ritorsioni in una dinamica dell’Unione europea qualcosa non funziona”. Aggiungendo che era rimasta “molto colpita dalla reazione aggressiva del governo francese, incomprensibile e ingiustificabile”. Riferendosi poi agli obblighi internazionali derivanti dagli accordi da rispettare, lei ha chiesto: “Cosa fa arrabbiare? Il fatto che l’Italia deve essere l’unico porto di sbarco per i migranti del Mediterraneo? Questo non c’è scritto in nessun accordo!”. Mentre la segretaria di Stato per gli Affari Europei del governo francese ha dichiarato, sempre riferendosi alla crisi dei migranti, che “Con l’Italia si è rotta la fiducia”. In seguito lei si è riferita agli accordi presi dall’Italia nell’ambito del meccanismo di solidarietà dell’Unione europea. Ragion per cui “…i trattati si applicano al di là della vita di un governo, altrimenti se dovessimo cambiare ogni volta le regole sarebbe insostenibile”. Aggiungendo che il governo italiano “non ha rispettato il meccanismo per il quale si era impegnato”. Per lei da parte del governo italiano “… c’è stata una decisione unilaterale che ha messo vite in pericolo e che, del resto, non è conforme al diritto internazionale”.

Dopo questi aspri scontri verbali, nella mattinata di lunedì, 14 novembre, c’è stato un pacificatore colloquio telefonico tra il Presidente della Repubblica italiana ed il suo omologo francese. Dopo delle trattative diplomatiche durante questi ultimissimi giorni e dopo quel colloquio c’è stata anche una nota ufficiale congiunta delle due presidenze. Secondo questa nota “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avuto con il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron un colloquio telefonico, nel corso del quale entrambi hanno affermato la grande importanza della relazione tra i due Paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell’Unione Europea”. Lo stesso giorno, lunedì 14 novembre, a Bruxelles si è riunito il Consiglio degli Affari esteri dell’Unione europea. I temi previsti, su cui discutere, erano l’aggressione russa in Ucraina, la regione dei Grandi Laghi in Africa ed i Balcani occidentali. Ma dopo lo scontro diplomatico della scorsa settimana tra l’Italia e la Francia sui migranti, è stata presentata, da parte della delegazione italiana, la richiesta di trattare anche la “…cooperazione in materia di flussi migratori, con particolare riferimento alla gestione dei soccorsi operati da navi private e all’attuazione di meccanismi effettivi di solidarietà europei”.

Da due settimane ormai è in corso un altro scontro diplomatico tra due altri Paesi europei. Anche questo scontro, con lo scambio di aspre accuse reciproche verbali, riguarda i flussi migratori che arrivano dall’Albania nel Regno Unito. Sono dati veramente preoccupanti. Secondo il ministero britannico della Difesa nella sola giornata di sabato scorso hanno attraversato il canale della Manica 972 migranti con 22 piccole imbarcazioni. Mentre il numero totale dei migranti entrati nello stesso modo nel Regno Unito è, ad oggi, 40.885. Lo stesso ministero conferma che la maggior parte di quei migranti arrivano dall’Albania. Due settimane fa la ben nota agenzia inglese BBC (British Broadcasting Corporation – Corporazione britannica di trasmissione; n.d.a.) ha pubblicato i dati ufficiali riguardanti il numero dei migranti che arrivano nel Regno Unito con delle piccole imbarcazioni, attraversando il canale della Manica. Ebbene, dai dati risulta che durante i primi sei mesi di quest’anno nel Regno Unito sono arrivati 2165 albanesi, 2066 afghani, 1723 iraniani, 1573 iracheni, 1041 siriani, 850 eritrei, 460 sudanesi, 305 egiziani, 279 vietnamiti e 198 kuwaitiani. I numeri parlano da soli e meglio di qualsiasi commento!

Subito dopo la pubblicazione di questi dati si è generato lo scontro diplomatico tra l’Albania ed il Regno Unito. Uno scontro verbale con delle accuse da parte del primo ministro albanese, seguito dalle repliche della segretaria di Stato britannico per l’Interno. Anche in questo caso, il primo ministro, cercando come sempre di sfuggire alle sue responsabilità per la grave e drammatica realtà albanese, ha “attaccato” verbalmente le autorità britanniche. Si tratta di un nuovo scandalo tuttora in corso, sul quale il nostro lettore verrà informato di nuovo.

Chi scrive queste righe pensa di non aggiungere altro. Condivide però pienamente quanto affermava Sandro Pertini. E cioè che se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!

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