International

Soltanto interessi e niente altro

Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.

Thomas Fuller

L’estate di quest’anno è stata rovente, con alte temperature ed incendi in molti Paesi europei. E nel frattempo continuano purtroppo anche i conflitti armati in varie parti del mondo. Continua la guerra in Ucraina, cominciata il 24 febbraio 2022, dopo l’aggressione russa. Continua anche la guerra nella Striscia di Gaza, cominciata il 7 ottobre 2023, dopo il sanguinoso attacco di Hamas. Sono guerre che stanno causando numerose vittime e ingenti danni materiali.

Si tratta di conflitti che, nonostante le continue trattative dei negoziatori, rappresentanti delle parti in guerra e di altri Paesi, con ogni probabilità non finiranno presto. Non hanno portato però ad un risultato concreto, positivo e sostanziale neanche i diversi incontri tra i “grandi del mondo”, nonostante le loro dichiarazioni “ottimistiche” sulla fine di quelle guerre. Comprese le dichiarazioni del presidente statunitense che, ogni volta che parla, dichiara una cosa diversa da quella detta precedentemente. Purtroppo, nel frattempo, le guerre continuano ed in queste ultime settimane si sono anche intensificate. Il presidente russo ne approfitta dalla situazione e continua a bombardare le città ucraine, compresa la capitale. Mentre migliaia di civili, molti bambini compresi, soffrono e muoiono per la fame e per le bombe nella Striscia di Gaza.

Domenica scorsa, 31 agosto, è cominciato il 25o vertice, di due giorni, dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Shanghai Cooperation Organisation – SCO; n.d.a.) che si svolge a Tianjin, città portuale nel nord della Cina. Si tratta di un’Organizzazione costituita nel 2001, voluta e proposta dalla Cina e dalla Russia, come un Forum di promozione della sicurezza e cooperazione nella regione eurasiatica. L’Organizzazione ha attualmente dieci Paesi membri (Cina, Russia, India, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kyrgyzstan, Pakistan, Tajikistan e Uzbekistan) e due Paesi osservatori (Afghanistan e Mongolia). In più l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ospita nelle sue attività anche gli alti rappresentanti dei Paesi noti come “partner di dialogo” (Azerbaijan, Armenia, Bahrain, Egitto, Cambogia, Qatar, Kuwait, Maldive, Myanmar, Nepal, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Turchia e Sri Lanka).

Dopo la fine del 25o vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, gli ospiti del vertice ed altri invitati saranno a Pechino, il 3 settembre prossimo, per celebrare gli 80 anni dalla fine della guerra tra la Cina ed il Giappone. In più saranno presenti anche il presidente della Corea del Nord e quello della Serbia. Un’altra occasione per alcuni dei “grandi del mondo” di continuare a discutere sulle problematiche situazioni che coinvolgono direttamente alcuni di loro.

Il presidente della Russia è uno di loro. Lui, domenica scorsa, durante una riunione del Consiglio dei capi di Stato e dei governi dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha dichiarato: “Informerò sicuramente i miei omologhi in modo più dettagliato e approfondito sui risultati dei colloqui in Alaska durante gli incontri bilaterali previsti”. E si riferiva all’incontro ed ai colloqui che ha avuto con il presidente statunitense, il 15 agosto scorso, in Alaska. Il presidente russo, riferendosi poi alla guerra in Ucraina, da lui voluta ed ordinata, ha dichiarato che “… non è stata scatenata dall’attacco della Russia all’Ucraina, ma è stata il risultato di un colpo di Stato, sostenuto e provocato dall’Occidente”. Considerandola non una guerra bensì una crisi, il presidente russo ha aggiunto che “…La seconda ragione della crisi è il costante tentativo dell’Occidente di trascinare l’Ucraina nella NATO”.

Riferendosi a credibili fonti mediatiche, la scorsa settimana nella capitale statunitense si è svolta una riunione sulla fine della guerra nella Striscia di Gaza e sul futuro della stessa Gaza. Erano presenti il segretario di Stato statunitense ed il ministro degli Esteri israeliano. Insieme a loro era presente il genero dell’attuale presidente statunitense ed ex consigliere, con delega per il Medio Oriente, durante il suo primo mandato. Era presente anche l’ex premier britannico Tony Blair che dal 2016 è il fondatore del “Tony Blair Institute for Global Change” (Istituto Tony Blair per il Cambiamento Globale; n.d.a.), un’organizzazione non a scopo di lucro che opera in vari Paesi del mondo, soprattutto in Africa. Era presente anche l’attuale inviato speciale statunitense in Medio Oriente. Risulterebbe che in questi ultimi mesi lui e l’ex premier britannico si siano incontrati diverse volte ed abbiano elaborato, insieme anche con il genero dell’attuale presidente statunitense, un progetto per la fine della guerra nella Striscia di Gaza.

Bisogna sottolineare che il genero dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, noto anche per i suoi interessi immobiliari e come sostenitore di progetti milionari in quel campo in vari parti del mondo, nel febbraio 2024, ha parlato di “proprietà sul lungomare di Gaza”, che potrebbe essere “molto preziosa”. E solo un mese dopo, nel marzo 2024, parlava del “grande valore immobiliare del lungomare di Gaza”. Bisogna evidenziare che, inseme con la sua moglie, la figlia del presidente statunitense e comproprietaria della Trump Organization (Organizzazione imprenditoriale privata della famiglia Trump; n.d.a.), il genero del presidente statunitense ha presentato gli interessi della famiglia non solo nel lungomare di Gaza, ma anche in altri Paesi. Europa compresa.

E guarda caso, all’inizio del suo secondo mandato, l’attuale presidente statunitense ha presentato il progetto “Gaza, riviera del Medio Oriente”, secondo il quale Gaza poteva diventare “la Costa azzurra del Medio Oriente”. E da noto imprenditore edilizio di successo qual è, lui ne sa qualcosa. Ma da buon imprenditore, per l’attuale presidente statunitense determinati progetti sono spesso legati a interessi personali milionari. E proprio la scorsa settimana il noto quotidiano statunitense The Washington Post ha rivelato che i collaboratori del presidente statunitense ed alcuni suoi partner internazionali stanno discutendo delle proposte per costruire un lussuoso resort turistico e un polo tecnologico sulla Striscia di Gaza.

Sempre durante la scorsa settimana ed esattamente mercoledì 27 agosto, il presidente statunitense ha proposto l’arresto del suo nemico George Soros e di suo figlio. Secondo lui “George Soros e il suo meraviglioso figlio della sinistra radicale, dovrebbero essere incriminati con il RICO per il loro sostegno alle proteste violente, e a molto altro, in tutti gli Stati Uniti d’America” (RICO sta per Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act – Legge sulle organizzazioni corrotte e influenzate dai racket, approvata nel 1970; n.d.a.). Il presidente statunitense sa anche il perché di una simile proposta. Ma lui dovrebbe sapere che George Soros ha collaborato molto anche con Tony Blair in diverse attività lobbistiche occulte, con gravi conseguenze in alcuni Paesi in Africa. Proprio con Tony Blair che, da qualche mese, insieme con il suo genero ed altri suoi collaboratori stretti stanno preparando il progetto per Gaza. Chissà come andrà a finire la proposta del presidente statunitense sull’arresto di George Soros e di suo figlio, incriminati in base al RICO? Ma si sa che lui cambia le sue dichiarazioni di punto in bianco e dichiara amici persone che prima considerava nemici. O viceversa. Come ha fatto con il presidente della Corea del Nord, con il quale adesso, come dichiarava la scorsa settimana, “si vanta di avere un ottimo rapporto” (Sic!).

Chi scrive queste righe pensa che alcuni dei “grandi del mondo” parlano di principi ma seguono soltanto i loro interessi e niente altro. E per questo diventano amici di molti. Ma come ci insegna Thomas Fuller “Chi è amico di tutti non è amico di nessuno”. Anzi, non ha nessun amico.

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