Ulteriore consolidamento di un regime
Se vuoi avere successo a questo mondo, prometti tutto e non mantenere nulla.
Napoleone Bonaparte
L’8 novembre 2007 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottando la Risoluzione 62/7, ha proclamato la celebrazione della Giornata internazionale della Democrazia il 15 settembre di ogni anno. L’obiettivo di proclamare una simile occorrenza è stato ed è tuttora quello di evidenziare e ricordare a tutti che la democrazia sansisce anche tutti i diritti dei cittadini, diritti che devono essere rispettati e tutelati per legge.
Quest’anno il tema della Giornata Internazionale della Democrazia è “Garantire una governance efficace dell’Intelligenza Artificiale a tutti i livelli”. Tutto in base a delle strategie ben studiate per beneficiare dell’Intelligenza artificiale, ma, allo stesso tempo, garantire la diminuzione dei rischi che si potrebbero verificare. Nel suo messaggio di quest’anno per la Giornata internazionale della Democrazia, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha però sottolineato, tra l’altro, che l’uso dell’Intelligenza Artificiale rappresenta anche delle sfide significative se lasciata senza controllo. Avvertendo, altresì, che l’uso non regolamentato dell’Intelligenza Artificiale “potrebbe avere serie implicazioni per la democrazia, la pace e la stabilità”.
In uno Stato democratico i poteri devono essere separati ed indipendenti. Una convinzione trattata già nell’antichità da Platone, Aristotele, Polibio ecc, tenendo presente la realtà di quel periodo. Un tema che venne trattato in seguito anche da Henry de Bracton (XIII secolo) e da John Locke (XVII secolo). Ma il principio della separazione dei poteri è stato elaborato poi da Montesquieu (Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu; n.d.a.) che ormai viene considerato come il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. Nel 1748 Montesquieu pubblicò a Ginevra la sua importante opera molto nota a livello mondiale, De l’esprit des lois (Lo spirito delle leggi; n.d.a.), divisa in due volumi e composta da trentuno libri.
Montesquieu era convinto che il potere esecutivo, quello legislativo ed il potere giuridico devono essere separati ed indipendenti. Lui era convinto che “chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti”. Lo testimonia la storia, riferendosi a tutti i dittatori in varie parti del mondo. E per evitare una simile situazione Montesquieu affermava convinto: “Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. Bisogna sottolineare che nel periodo in cui Montesquieu scriveva la sua opera De l’esprit des lois, i media non erano ancora riconosciuti come un potere, mentre da alcuni decenni sono considerati come il quarto potere.
Attualmente in varie parti del mondo ci sono dei Paesi in cui, purtroppo, sono stati stabiliti ed operano dei regimi totalitari, dittatoriali consolidati e/o in via di consolidamento. Ovviamente si tratta di regimi che, per vari motivi, si adattano alle realtà e riescono anche a camuffarsi dietro una parvenza di fasullo pluripartitismo. Quanto sta accadendo attualmente in alcuni Paesi dell’America Latina, dell’Asia, del Medio Oriente, ma anche in alcuni Paesi dell’Europa ne è una inconfutabile conferma. Una realtà che, da circa un decennio, si sta verificando anche in Albania.
L’11 maggio scorso in Albania si sono svolte le “elezioni” politiche. Ma che però in realtà, fatti accaduti, documentati, testimoniati e ufficialmente denunciati alla mano, risulta che siano state un vero e proprio massacro elettorale. Tutto ben ideato e programmato dagli “strateghi” del primo ministro albanese ed attuato, partendo alcuni mesi prima dell’11 maggio scorso, da alcuni noti clan della criminalità organizzata, da migliaia di funzionari di vario livello dell’amministrazione pubblica, sia centrale che locale, dalle strutture della polizia di Stato ed altri. Si tratta sempre non di opinioni, bensì di fatti accaduti, documentati, testimoniati e ufficialmente denunciati alla mano. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito di tutto ciò (In attesa di altri abusi elettorali, 6 maggio 2025; Un autocrate che ottiene il quarto mandato con abusi elettorali, 12 maggio; Appoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi, 19 maggio 2025; Preoccupanti ed ipocriti atteggiamenti dei ‘grandi dell’Europa’, 27 maggio 2025 ecc.).
E di fronte ad una simile preoccupante e molto pericolosa realtà, le varie strutture specializzate del sistema “riformato” della giustizia non hanno fatto però niente, nonostante siano state tantissime le denunce pubblicate e depositate ufficialmente presso le apposite strutture di quel sistema. Denunce che evidenziavano, registrazioni audio e video comprese, quel massacro elettorale, finalizzato l’11 maggio scorso. E non poteva essere altrimenti perché essendo quello della giustizia un sistema controllato personalmente dal primo ministro, non poteva fare niente che non fosse un suo ordine. Il che dimostra e testimonia che in Albania, volutamente, non funziona più il principio della separazione dei poteri di Montesquieu.
Dal ben ideato, programmato ed altrettanto ben attuato massacro elettorale dell’11 maggio scorso, il primo ministro ormai ha 83 deputati dei complessivi 140, oltre ad altri che possono mettersi al suo servizio, quando sarà necessario. Il che significa che il primo ministro, ormai diventato l’Ayatollah dell’Albania, può fare tutto, approvando leggi che gli permetteranno di consolidare ulteriormente il suo regime e avere tutto quello che gli serve.
Giovedì scorso il primo ministro ha presentato i nomi dei ministri del suo nuovo governo. E come sempre si tratta di persone a lui devote e vergognosamente ubbidienti. Ma questa ormai non è più una novità. La “novità” era la presenza nel governo di un “ministro digitale”, generato e gestito dall’intelligenza artificiale. E guarda caso, quella ministra, che si chiama “Diella” (significa Sole in femminile, in un dialetto albanese; n.d.a.), gestirà tutte le gare d’appalto che ormai, secondo il primo ministro “saranno spostate dai ministeri e affidate a Diella, che è la servitrice degli appalti pubblici” (Sic!). Giovedì scorso il primo ministro albanese, oltre a presentare la novità “Diella” e gli altri ministri, ha altresì affermato che sarà un obbligo quello di vedere il suo partito al potere fino agli anni ’50. In una vera democrazia questo obiettivo non può essere mai realizzato.
In Albania da anni ormai si abusa del potere conferito e/o usurpato, mentre la corruzione parte dai più alti livelli istituzionali, quella del primo ministro in primis. Ma il potere giudiziario ubbidisce ai sui ordini e non può combattere l’abuso del potere e neanche la corruzione ben radicata. E anche questa non è un’opinione, bensì una realtà confermata anche dalle istituzioni e dai media internazionali. Perciò la “ministra digitale” serve a concentrare tutti gli appalti nelle mani del primo ministro e di chi per lui. Ma anche a scaricare tutte le colpe su un essere non esistente. Un giorno dopo, il 12 settembre scorso, il presidente della Repubblica, nonostante per legge sia la più alta istituzione del Paese, mentre in realtà, fatti accaduti alla mano, è un ubbidiente notaio del primo ministro, ha approvato con un decreto, oltre all’incarico del primo ministro di presentare il suo nuovo governo, anche la nomina della “ministra digitale”. Il che rappresenta una palese violazione degli articoli 102 e 103 della Costituzione della Repubblica d’Albania.
Chi scrive queste righe considera quanto sta accadendo durante questi ultimi mesi in Albania come un ulteriore e pericoloso consolidamento di un regime sui generis. Mentre il primo ministro continua a ingannare. Come con la “ministra digitale”. Ma il Segretario Generale delle Nazioni Unite affermava che l’uso dell’Intelligenza artificiale rappresenta anche delle sfide significative, se lasciata senza controllo. Invece il primo ministro albanese ha fatto suo il consiglio di Napoleone Bonaparte. E cioè “Se vuoi avere successo a questo mondo, prometti tutto e non mantenere nulla”.




