International

Un inganno tira l’altro

L’umanità è una mandria di esseri che devono essere
governati con la frode, l’inganno, e con lo spettacolo.

Edmund Burke

Fallacia alia aliam trudit. Ossia un inganno tira l’altro. Erano convinti già moltissimi secoli fa, e non solo coloro che in quel tempo parlavano in latino. Saggia convinzione, dovuta alle tante esperienze di vita. Esperienze che, purtroppo, si verificano e si ripetono ogni giorno, in tutte le parti del mondo, causando però molte delusioni, sofferenze e spesso anche conflitti. Sia a livello individuale, che di gruppo. Tutti coloro che ingannano si presentano sotto varie vesti: dal misero imbroglione di strada, che truffa per poco per i bisogni quotidiani, fino a colui che truffa per dei milioni. Da quelli che imbrogliano per vizio e fino a coloro che hanno delle responsabilità conferite dal popolo, tramite il voto, ma che però, truffano proprio il popolo.

Un tema, quello dell’inganno e delle truffe, trattato anche in tanti racconti, romanzi e sceneggiati. Sono emblematiche, per esempio, le scene del famoso film Totò truffa 62 del regista Camillo Mastrocinque. Si tratta di un capolavoro di Totò e della sua solita “spalla”, socio in inganni, Nino Taranto. Totò si presenta come Cavaliere Ufficiale Antonio Trevi, proprietario, da molte generazioni, della Fontana di Trevi a Roma. Mentre Nino Taranto, invece, si presenta, quanto serve, come il ragionier Gerolamo Scamorza, rappresentante di una casa cinematografica, che deve girare un film proprio alla Fontana di Trevi. Nel sopracitato film loro due cercavano di vendere, con l’inganno, la Fontana di Trevi! Si, proprio la Fontana di Trevi, uno dei più noti e famosi monumenti non solo di Roma ma anche dell’Italia. Avevano trovato anche la vittima dell’inganno, che era Decio Cavallo. Proprio lui, un oriundo, un facoltoso italio-americano che, come lui stesso diceva: ”…ho lasciato l’America definitivamente e mi voglio stabilire in Italia, ma vado alla ricerca di un buon bisiniss”. Per convincere il compratore, al quale, guida turistica alla mano, risultava che la Fontana era dello scultore Bernini, Totò spiega che era proprio un suo bisnonno che “fece venire apposta uno scultore dalla Svizzera”. E visto che l’italo-americano, il quale voleva fare “bisiniss”, leggeva il nome di Bernini, Totò, senza batter ciglio, lo assicura: “Appunto, siccome veniva da Berna, era piccoletto, lo chiamavano il Bernini”.

Gli inganni e l’umorismo di Totò nel film Totò truffa 62 fanno ridere, ma sono, comunque, una buona lezione. Totò truffa un benestante e ingenuo italo-americano che voleva fare “bisiniss”. Ma ci sono anche quelli che mettono consapevolmente in atto dei brogli e delle manipolazioni elettorali, per appropriarsi del potere politico e poi farne uso ed abuso. La tentazione di avere anche quello che non ti spetta, violando l’espressione della volontà del popolo, purtroppo non è un raro fenomeno, in varie parti del mondo. Ma in tutti i paesi democratici, o che mirano a diventare tali, per rendere impossibile e contrastare questo fenomeno, ci sono le leggi e tutte le apposite strutture che garantiscono o, almeno, dovrebbero garantire il voto libero dei cittadini. Cosa che purtroppo, non accade in tutti i paesi. Un esempio ormai pubblicamente noto e molto significativo è quello che è successo il 5 agosto scorso in Bielorussia. In seguito ad una farsa elettorale, con tanti brogli e manipolazioni, Lukashenko ha vinto un altro immeritato mandato che non rappresentava l’espressione della volontà del popolo. Ma la volontà del popolo sovrano, purtroppo, potrebbe essere trascurata, condizionata e/o addirittura negata anche nei paesi con delle democrazie funzionanti. Figuriamoci poi in altri paesi come l’Albania, con delle serie e continue problematiche elettorali, soprattutto in questi ultimi anni. Problematiche evidenziate sia dai rapporti ufficiali delle istituzioni internazionali, specializzate proprio per le gare elettorali, sia da diversi noti media internazionali, che hanno pubblicato anche delle registrazioni audio.

L’autore di queste righe condivide in pieno quanto scriveva Cristiana Muscardini, circa tre mesi fa, in un suo articolo. E cioè che “Una democrazia è tale solo quando i cittadini hanno il diritto di esprimere liberamente e consapevolmente le proprie scelte.” (Una democrazia è tale solo quando i cittadini hanno il diritto di esprimere liberamente e consapevolmente le proprie scelte; 1 luglio 2020). Ma quanto è accaduto con le elezioni in Albania, soprattutto dal 2015 ad oggi, rappresenta una consapevole strategia messa in atto, per alterare, condizionare e/o manipolare l’espressione, tramite il voto, della volontà dei cittadini. Quanto scriveva Cristiana Muscardini nel sopracitato articolo, rispecchia fedelmente anche quello che sta accadendo in Albania in questi ultimi mesi con la Riforma elettorale. L’Albania è però un paese che sta proseguendo il suo lungo, difficile, tortuoso e sempre più in salita percorso europeo. Perciò deve adempiere le condizioni poste da alcuni anni e riconfermate anche in questi ultimi mesi, sia da singoli paesi membri dell’Unione europea, che dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Una delle condizioni sine qua non è quella dell’approvazione e l’attuazione, nelle prossime elezioni, della Riforma elettorale. Ed era proprio questa condizione del Consiglio europeo che ha “costretto” i partiti politici a firmare un accordo il 14 gennaio 2020, sia per costituire un “Consiglio politico” che per prendere e rispettare determinati impegni. Poi, dopo gli interventi “poco diplomatici” di alcuni ambasciatori in Albania, il 5 giugno scorso è stato firmato unanimemente un Accordo che doveva garantire l’approvazione della Riforma elettorale. Ma subito dopo, il primo ministro e il suo rappresentante al “Consiglio politico” hanno calpestato l’accordo del 5 giugno votando in Parlamento dei cambiamenti unilaterali dell’accordo e spesso, anche in palese violazione della Costituzione. Da sottolineare, però, che da più di tre anni in Albania la Corte Costituzionale non funziona più. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò, a tempo debito, sia lo scorso giugno che la scorsa settimana. Nel frattempo, il primo ministro, da incallito imbroglione e spudorato bugiardo qual è, ha cambiato diverse volte le “carte in tavola” per avere, finalmente, un Codice elettorale, parte basilare e obiettivo finale della Riforma elettorale, come lui vuole, intenzionato com’è di vincere le elezioni, costi quel che costi. E proprio oggi, lunedì 5 ottobre, il Parlamento, con tutta probabilità, voterà alcuni altri cambiamenti del già modificato Codice elettorale. Si sanciranno così, di fatto e realmente, sia le liste chiuse che l’impedimento delle coalizioni pre-elettorali dei partiti, nonostante le “acrobazie verbali”, gli inganni e le continue bugie pubbliche del primo ministro e di altri. Così facendo, lui sta dimostrando sia la sua decisa volontà che tutto il suo incontrollato, incontrollabile e pericoloso potere istituzionale a fare della Riforma elettorale un prodotto a suo servizio. Impedendo così ai cittadini di esercitare il loro diritto di voto libero e manipolando il risultato finale. Come Lukashenko in Bielorussia.

Chi scrive queste righe è convinto che il primo ministro albanese sta abusando di tutto il suo potere istituzionale per fare un Codice elettorale a suo piacimento e interesse. Allo stesso tempo lui sta cercando di ingannare l’opinione pubblica per poi truffare di nuovo gli albanesi nelle prossime elezioni politiche del 25 aprile 2021. Chi scrive queste righe considera vitale per l’Albania l’importanza di un processo elettorale libero e democratico. Soprattutto adesso che è stata restaurata una nuova dittatura sui generis, come espressione dell’alleanza del potere politico con la criminalità organizzata e certi clan occulti. All’autore di queste righe Totò sembra innocuo come truffatore di fronte al primo ministro albanese e ad altri rappresentanti politici. E per impedire che in Albania un inganno tiri l’altro e che gli albanesi diventino una mandria che deve essere governata con la frode, l’inganno e con lo spettacolo essi stessi devono reagire.

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