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Una decisione che contrasta pienamente con la realtà

Per quanto sia sbagliato, quando ti torna comodo lo ritieni giusto

Publilio Siro

Il nuovo parlamento olandese è stato costituito dopo le elezioni politiche del 15-17 marzo scorso. Elezioni che hanno garantito al primo ministro uscente il suo quarto mandato alla guida di una nuova alleanza governativa con i liberali di centrosinistra e i democristiani. Il 5 giugno scorso il governo olandese ha mandato alla Commissione per gli Affari europei della seconda Camera del Parlamento una richiesta con la quale esprimeva la sua piena convinzione che molte delle condizioni poste dall’Olanda negli anni scorsi all’Albania, nell’ambito del Consiglio europeo, erano state adempiute. Ragion per cui il governo chiedeva alla Commissione di approvare la sua richiesta per poi avere anche l’approvazione del Parlamento stesso per l’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea. In seguito, il 16 giugno scorso, la Commissione per gli Affari europei del Parlamento ha approvato la sopracitata richiesta del governo. Quella decisione è stata approvata poi anche dallo stesso Parlamento olandese. Un’approvazione che ha così autorizzato il primo ministro, rappresentante dell’Olanda nel Consiglio europeo, a dare il suo voto positivo durante la riunione del Consiglio prevista per il 24 e il 25 giugno prossimo. L’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea sarà uno dei temi che verranno esaminati il 22 giugno, durante la riunione del Consiglio degli Affari generali, composto dai ministri degli Esteri e degli Affari europei degli Stati membri, il cui compito è quello di preparare tutti i materiali da essere trattati durante la riunione del Consiglio europeo. Tra i temi che verranno trattati dal Consiglio degli Affari generali ci sarà anche quello dell’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali, Albania compresa. Riferendosi all’approvazione, da parte del Parlamento olandese, dell’apertura della prima conferenza intergovernativa tra l’Albania e l’Unione europea, quello che ha attirato l’attenzione degli opinionisti e degli analisti politici è stato un atteggiamento completamente diverso dell’Olanda nei confronti dell’Albania. Si perché per anni, l’Olanda, insieme con la Francia, la Germania, il Belgio ed altri Paesi membri dell’Unione europea sono stati, giustamente, molto critici ed intransigenti con il governo albanese. L’Olanda è stato tra quei Paesi membri dell’Unione che hanno posto delle condizioni sine qua non all’Albania da essere adempiute, prima di permettere l’apertura dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. Condizioni che, invece di essere prese seriamente in considerazione ed esaudite, sono aumentate con il passare degli anni. Condizioni che dal 2016 ad oggi da cinque sono diventate nove e poi quindici nel marzo del 2020! Solo questo fatto, di per sé, dimostra e testimonia la vera e molto preoccupante realtà albanese. Realtà che non solo non è cambiata, ma addirittura è ulteriormente peggiorata anche in questi ultimi mesi. Le elezioni del 25 aprile scorso in Albania ne sono state un’ulteriore e inconfutabile testimonianza. Nel frattempo però, sia il governo che la maggioranza del Parlamento olandese hanno una tutt’altra opinione. Lo ha comunicato ufficialmente subito, il 16 giugno 2021, l’ambasciata olandese in Albania. Nel suo comunicato ufficiale si affermava che “…l’Albania ha fatto progresso nelle questioni prioritarie come la riforma della giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione” (Sic!). Strano, veramente strano, perché per chi conosce la vera realtà vissuta e sofferta in Albania sono proprio quelle le vere piaghe cancerose che stanno divorando quello che è rimasto ancora di sano nella società albanese. Chissà perché allora questa incoerenza e questa incongruenza della classe politica olandese?! Chissà perché allora, in questi ultimi mesi, sia il governo olandese che anche il parlamento del Paese hanno radicalmente cambiato opinione sull’Albania?! Si sa però, e lo hanno confermato i media olandesi, che una delle ragioni di questo radicale cambiamento è geopolitica ed è legata all’aumentata presenza nei Balcani della Russia e della Cina. Una reale preoccupazione questa, che è stata trattata seriamente anche durante gli incontri tra il presidente statunitense e i massimi dirigenti della NATO e dell’Unione europea la scorsa settimana a Bruxelles.

Tornando alla decisione del Parlamento olandese di non opporsi più al’apertura dei negoziati tra l’Albania e l’Unione europea, l’autore di queste righe sente l’obbligo, nei confronti del nostro lettore, di evidenziare cosa è realmente accaduto, nel corso di questi ultimi anni, con il percorso europeo dell’Albania. Partendo dal giugno 2014, quando il Consiglio europeo ha deciso di dare all’Albania lo status del Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. In seguito, la Commissione europea ha raccomandato alle altre istituzioni dell’Unione di decidere su una data per aprire i negoziati. Il Parlamento europeo, tramite una sua risoluzione, nell’aprile 2015, ha appoggiato questa raccomandazione della Commissione. In seguito la stessa Commissione ha proposto il 9 novembre 2016 come la data per avviare i negoziati tra l’Unione e l’Albania. Il 26 novembre 2016 però, la Germania ha posto il suo veto fino al 2018 per l’apertura dei negoziati. Nel frattempo si doveva rispettare ed attuare tutto quanto si prevedeva dai cinque criteri resi noti dalle istituzioni europee. Poi la Germania ha posto ben nove condizioni sine qua non al governo albanese ad essere adempiute, prima dell’apertura dei negoziati. In seguito a quelle nove condizioni sono state aggiunte altre sei dall’Olanda e da altri paesi membri dell’Unione europea. Il 25 marzo 2020 il Consiglio europeo ha deciso che il governo albanese dovrebbe adempiere tutte le quindici condizioni sine qua non per poi avviare la convocazione della prima conferenza intergovernativa con l’Unione europea. Purtroppo, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, comprese anche le elezioni politiche del 25 aprile scorso, del controllo, condizionamento e la manipolazione di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito, testimoniano il totale fallimento del governo albanese.

Per quanto riguarda l’Olanda, invece, nell’agosto 2017 le sue istituzioni specializzate hanno proposto il blocco dei visti Schengen per i cittadini albanesi. Le ragioni erano due: la presenza della criminalità organizzata nel loro territorio e l’aumento degli albanesi che chiedevano asilo. Ed erano proprio i richiedenti asilo che arrivavano dall’Albania, che avevano costretto il Parlamento olandese a votare contro l’apertura dei negoziati con l’Albania. Nel 2018 erano anche la preoccupante e diffusa attività su tutto il territorio albanese, della criminalità organizzata e la galoppante corruzione a tutti i livelli, che hanno di nuovo costretto anche il primo ministro olandese, lo stesso attuale, come rappresentante del Paese nel Consiglio europeo, a bloccare di nuovo l’apertura dei negoziati con l’Albania. Poi, un anno dopo, nel 2019, l’Olanda è stata ancora più drastica nei confronti del governo albanese. Sempre ribadendo la pericolosità e la crescente preoccupazione per la criminalità organizzata e la corruzione in Albania, le autorità olandesi hanno depositato presso la Commissione europea la richiesta di bloccare i visti Schengen per tutti i cittadini albanesi. Ed era proprio nel 2019, che l’allora primo ministro olandese, lo stesso attuale, dichiarava convinto, riferendosi alla posizione ufficiale dell’Olanda, che “…Per l’Albania è un chiaro ‘No’”. Alcuni mesi dopo, durante il vertice del Consiglio europeo del 25 marzo 2020, anche lui ha votato contro l’apertura dei negoziati con l’Albania. Insieme con i rappresentanti di altri Paesi membri dell’Unione ha chiesto la concreta e verificata attuazione delle quindici condizioni sine qua non. Non solo ma anche alla fine del 2020, i rappresentanti olandesi, riferendosi alle ripetute raccomandazioni positive ed entusiastiche della Commissione europea per l’Albania, erano ben convinti che “…La conclusione della Commissione europea, secondo la quale quasi tutte le condizioni sono state adempiute, è prematura”! Ed avevano pienamente ragione. Perché il “riformato” sistema di giustizia è ormai pienamente sotto il diretto controllo del primo ministro, come si può facilmente verificare. Perché la criminalità organizzata, talmente radicata e potente su tutto il territorio, in connivenza con il potere politico, ormai è diventata molto attiva e pericolosa anche in altri Paesi europei, Olanda inclusa. Perché ogni giorno che passa la corruzione è diventato un male diffuso e a tutti i livelli in Albania. Perché in Albania il pluripartitismo e certe sembianze democratiche servono semplicemente al primo ministro come facciata, per camuffare la sua restaurata e pericolosa dittatura. Perché in Albania, nonostante l’obbligo ufficialmente preso, non si rispettano, anzi, si calpestano volutamente tutti i tre criteri di Copenaghen, compreso il funzionamento dello Stato di diritto. Ci sarebbero anche tanti altri “perché”. Però “stranamente” il governo e il parlamento olandese, da qualche tempo, hanno cambiato radicalmente opinione. Chissà perché?!

Chi scrive queste righe trova del tutto incoerente e incongruente la decisione del parlamento olandese del 16 giugno scorso sull’Albania. Ragion per cui a lui vengono naturali le domande seguenti: cos’è accaduto perché sia il governo che il parlamento olandese hanno cambiato così, di punto in bianco, il loro atteggiamento nei confronti dell’Albania?! Perché una simile decisione, che contrasta pienamente con la vissuta e sofferta realtà albanese?! Forse anche in questo caso potrebbe avere ragione Publilio Siro, il quale già da più di duemila anni fa era convinto che per quanto una cosa possa essere sbagliata, quando ti torna comodo la ritieni giusta. Tutti quelli però, che hanno preso una simile decisione, devono una spiegazione ed una scusa pubblica a tutti i poveri, ma onesti e responsabili cittadini albanesi, i quali stanno soffrendo le vessazioni della camuffata dittatura, la cui propaganda ha sbandierato come successo la decisione olandese.

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