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Una decisione ‘geostrategica’ che però favorisce una dittatura

Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco: una che predichiamo, ma

non pratichiamo, e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo.

Bertrand Russell 

Da due settimane l’autore di queste righe sta trattando la decisione del Consiglio europeo del 26 marzo scorso sull’apertura dei negoziati per l’adesione dell’Albania all’Unione europea. Egli considera quella decisione del tutto immeritata e giustificata solamente da “ragioni geopolitiche” e/o altre simili e che trascura e non rispecchia minimamente quello che veramente sta accadendo in Albania. Una decisione che non rispecchia la vera, vissuta e sofferta realtà albanese che sta solamente peggiorando con il tempo e che testimonia, senza ombra di dubbio e senza equivoci, una grave e crescente crisi politica, istituzionale e sociale. Soprattutto dal febbraio del 2019 in poi. Il nostro lettore è stato sempre informato di tutto ciò a tempo debito. Così come il nostro lettore ha avuto modo di conoscere quanto pensa l’autore di queste righe sulle conseguenze di “certe decisioni” prese dalle istituzioni internazionali e/o dalle cancellerie dei singoli Stati e che urtano con i principi della democrazia (Stabilocrazia e democratura; 25 febbraio 2019). Quella del Consiglio europeo sull’Albania è stata una decisione che avrà però, inevitabilmente, ulteriori e negative ripercussioni per i cittadini albanesi. Perché la storia ci insegna che, da che mondo è mondo, il consolidamento di una dittatura porta a sofferenze, vessazioni e violazioni continui.

Ormai è un fatto pubblicamente noto e facilmente verificabile che, in questi ultimi anni, il primo ministro albanese sta controllando quasi tutte le istituzioni che, “sulla carta”, dovrebbero essere indipendenti. Ragion per cui, dati e fatti accaduti alla mano, in Albania ormai e da qualche anno si sta consolidando una nuova e pericolosa dittatura che cerca di nascondersi dietro a delle illusorie, fasulle ed ingannevoli facciate demagogiche. Ormai è un fatto pubblicamente noto e facilmente verificabile che il primo ministro albanese controlla, grazie al voluto e programmato fallimento della “Riforma del sistema della giustizia”, tutte le istituzioni del sistema. Dopo aver ormai sotto il suo diretto controllo il potere esecutivo e legislativo, dopo avere messo al suo servizio il sistema della giustizia e i media, rimane quasi niente che sfugge al suo controllo. E se questa non è una dittatura, allora cosa potrebbe essere e come si potrebbe chiamare?! Ma purtroppo ormai è un fatto pubblicamente noto e facilmente verificabile che dal 2016 in poi il governo albanese e/o tutte le istituzioni responsabili non hanno esaudito neanche una delle condizioni sine qua non poste dal Consiglio europeo e/o da alcuni singoli Stati membri dell’Unione. E non poteva essere diversamente essendo quelle condizioni strettamente legate al rispetto dei sacri principi della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti dell’uomo. Quelle condizioni non potevano essere esaudite perché i principi della dittatura urtano e sono incompatibili con quelli della democrazia! Allora quali sarebbero stati i “meriti” in base ai quali il Consiglio europeo ha deciso unanimemente di aprire i negoziati all’Albania? Sono consapevoli coloro che hanno deliberato che con una simile decisione hanno dato un ulteriore e tanto desiderato supporto al primo ministro e alla sua ben funzionante propaganda? Facilitandogli così anche la conquista di un terzo mandato nelle prossime elezioni. Con tutte le allarmanti conseguenze comprese però!

La scorsa settimana l’autore di queste righe aveva continuato a trattare questo argomento. Cosa che, con molta probabilità e salvo qualche importante e/o imprevisto sviluppo dell’ultima ora, continuerà a farlo anche nella settimana prossima. Perché quella inattesa decisione, che contrasta fortemente e vistosamente con la vissuta e sofferta realtà albanese, non convince nessuno che conosce la realtà e che ha un livello normale di percezione dei fatti e di libero ragionamento. Una decisione però, che ha rispettato finalmente le “raccomandazioni positive ed entusiastiche” della Commissione europea, le stesse ripetute dal 2016. Quelle “raccomandazioni” che contrastano però con la vissuta e sofferta realtà, la quale i massimi rappresentanti della Commissione non solo non vedono, e perciò per loro non esiste, ma, addirittura per loro rappresenta una “storia di successo”. “Raccomandazioni” del tutto prive di credibilità che, purtroppo, hanno “convinto” i capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri dell’Unione a deliberare unanimemente l’apertura dei negoziati.

La scorsa settimana il nostro lettore ha potuto leggere, tra l’altro, anche quanto aveva dichiarato il Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato, subito dopo la conclusione del vertice del Consiglio europeo (Le drammatiche conseguenze delle decisioni prese; 20 aprile 2020). In quella dichiarazione si potrebbe trovare anche una plausibile e alquanto probabile spiegazione per la sopracitata decisione presa dal Consiglio europeo. Il 26 marzo scorso il Commissario ha dichiarato che “La decisione di oggi (sull’apertura dei negoziati per l’Albania; n.d.a.) conferma l’importanza geostrategica dei Balcani occidentali e dimostra che l’Europa è disposta e in grado di prendere decisioni geopolitiche, anche in questi momenti difficili di pandemia da coronavirus”. Che i Balcani occidentali abbiano “un’importanza geostrategica” per l’Unione europea ed alcuni Stati membri, questo ormai si sa e l’avrebbe capito e saputo da tempo anche il primo ministro albanese. Come avrebbe capito e saputo anche che “l’Europa è disposta e in grado di prendere decisioni geopolitiche” quando serve e/o conviene. Ma sempre la storia, anche quella recente, ci insegna che non sono stati pochi però i casi in cui simili scelte, sancite da “decisioni geopolitiche”, sono risultate sbagliate in seguito ed hanno causato gravi ripercussioni per le popolazioni in diverse parti del mondo. Il Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato ha confermato però che determinate decisioni si possano prendere anche “in questi momenti difficili di pandemia da coronavirus”. Compresa anche quella dell’apertura dei negoziati per l’Albania. Musica per le orecchie del primo ministro albanese! Perché da alcuni anni lui sta usando, tra l’altro, anche l’argomento delle “decisioni geopolitiche” per prestare e garantire la sua piena disponibilità ad esaudire determinate necessità di “importanza geostrategica”.

Una “ghiotta opportunità” si è presentata quando Erdogan, a fine del febbraio scorso, aprì le frontiere per i profughi presenti nel territorio della Turchia. Il primo ministro albanese si offrì subito, garantendo l’accoglienza dei profughi nel territorio albanese. E, guarda caso, lo aveva fatto anche nel giugno del 2018. Proprio pochi giorni prima del vertice del Consiglio europeo che doveva decidere anche sull’Albania! La questione dei “profughi” allora si risolse diversamente e il Consiglio negò l’apertura dei negoziati per l’Albania. Anche allora aveva garantito la sua disponibilità di accogliere profughi. Con una differenza però, che due mesi fa in Albania sono cominciati i lavori per allestire cinque centri di accoglienza per i profughi. E il 26 marzo scorso è arrivata l’inattesa decisione del Consiglio europeo sull’apertura dei negoziati per l’Albania!

Chi scrive queste righe per il momento considera questi fatti come semplici coincidenze. E spera che il tempo, da eterno galantuomo, prima o poi dimostrerà le vere ragioni di questa decisione. Ma rimane, però, sempre convinto che aprire i negoziati senza alcun merito, ma soltanto per qualche “importanza geopolitica” sarà un altro grande errore e un peso sulla coscienza per tutti coloro che lo hanno deciso. Ed è altrettanto convinto che non si possano avere due tipi di morale fianco a fianco: una che si predica ma non si pratica e l’altra che si pratica ma mai si predica!

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