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La Brexit? Una tragedia per l’Irlanda

Dublino teme per le sue esportazioni verso la Ue, dice l’ex ministro degli Esteri Collins

«La Brexit per l’Irlanda rappresenta una tragedia». Ministro degli Esteri dell’Eire che firmò l’adesione del suo Paese al Trattato di Maastricht, Gerard Collins coglie di sorpresa chi pensa che l’Irlanda possa cogliere nella fuga dalla City di Londra ulteriori opportunità di crescere come hub per multinazionali («Quando la Ue contesta al nostro Paese di concedere trattamenti di favore alle multinazionali dimentica che noi non siamo la Francia o l’Italia, noi non avevamo nulla su cui costruire le nostre fortune» tiene a sottolineare in proposito sua moglie Hillary, accennando alla vertenza per il regime fiscale di favore concesso da Dublino ad Apple ed altri colossi della globalizzazione).

Perché una tragedia?
«Perché il Regno Unito è il nostro ponte verso l’Europa, tutte le merci che esportiamo in Europa passano da lì e attraverso i porti britannici raggiungono la Francia e proseguono poi verso la Spagna e tutte le altre destinazioni».

Non è un problema anzitutto per quello che riguarda il confine con l’Ulster, dove non ci sono dogane, e per l’Accordo di San Valentino che regola le relazioni tra Irlanda del Sud e del Nord?

«No, non torneranno frontiere e controlli. Per quel che riguarda le nostre relazioni col Regno Unito la Brexit è semmai un problema di nuovo sotto il profilo commerciale, perché la maggior parte della nostra produzione di carni (ovine anzitutto) è diretta verso la Gran Bretagna. E la Gran Bretagna è il nostro principale e quasi esclusivo acquirente di formaggio Cheddar».

Ma quante chances ha Boris Johnson di condurre in porto la Brexit?
«Johnson avrà bisogno dell’appoggio di una parte del Labour».

Ma il partito di Corbyn è disposto ad aiutarlo, perché mai dovrebbe?
«Il Labour è talmente diviso che Johnson potrebbe forse trovare l’appoggio di una quindicina di parlamentari laburisti, di cui ha bisogno».

In fondo, come già con Theresa May, la partita vera che si gioca intorno all’accordo con la Ue sulla Brexit non riguarda chi debba essere l’inquilino di Downing Street 10?

«L’accordo che Johnson aveva raggiunto con la Ue sulla Brexit era sostanzialmente lo stesso che aveva già portato in Parlamento la May in effetti. Ed era dai tempi della guerra che una seduta del Parlamento inglese non veniva convocata di sabato».

E se non ottiene la Brexit?
«Johnson ha già detto che non si dimetterà».

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