Lettere

Lettera aperta al Ministro Nordio

Gianpiero Damiano

Scrivo queste righe dopo aver letto l’ennesima sentenza che colpisce un carabiniere per aver reagito durante un intervento, dopo che un collega era stato ferito con un cacciavite.
Non scrivo per polemica.
Scrivo perché questa storia non è un’eccezione. È un simbolo.

Io quella violenza l’ho conosciuta direttamente.
Stessa arma.
Stesso gesto.
Un cacciavite conficcato nella pancia da un criminale che non aveva nulla da perdere.

È stato arrestato.
E, come spesso accade, dopo pochi mesi era di nuovo libero.

Libero di tornare a casa.
Libero di dimostrare, ancora una volta, quanto fosse pericoloso.

Nella sua abitazione ha accoltellato sua madre, riducendola in fin di vita.
Un fatto gravissimo, che avrebbe dovuto chiarire definitivamente la natura di quell’uomo.
E invece no: anche dopo questo è tornato in libertà.

A questo punto la domanda non è più emotiva, è razionale:

Cosa pensano alcuni giudici italiani quando valutano questi casi?

Che idea hanno della pericolosità reale, della prevenzione, della tutela delle vittime?

Perché da cittadini — e ancor più da chi serve lo Stato — si ha l’impressione che il sistema sia capace solo di intervenire dopo, quando il danno è ormai fatto, quando qualcuno è stato ferito, mutilato o ucciso.

Nel frattempo, chi indossa una divisa vive con una certezza amara: se reagisci, se difendi, se fai il tuo dovere in pochi secondi, verrai giudicato col senno di poi, a freddo, in un’aula lontana dalla strada, dal sangue, dalla paura.

Nelle caserme non si urla.
Non si invoca vendetta.
C’è qualcosa di peggiore: la sfiducia.

La sensazione di essere trattati come potenziali colpevoli, mentre chi delinque sembra godere di infinite attenuanti, seconde possibilità, giustificazioni.

Questa non è una richiesta di impunità.
È una richiesta di equilibrio, responsabilità e buon senso.

Uno Stato che non protegge chi lo difende,

uno Stato che rimette in libertà chi dimostra più volte di essere pericoloso,
uno Stato che punisce l’intervento e tollera l’aggressione,

non è uno Stato giusto.
È uno Stato che abdica alla sua funzione primaria: la tutela dei cittadini e di chi li protegge.

Questa lettera non nasce dall’odio.
Nasce dalla constatazione di una realtà che molti fingono di non vedere.
E prima o poi, questa realtà presenterà il conto a tutti.

Mostra altro

La redazione

Essere sempre sul pezzo è una necessità fondamentale per chi fa informazione sul web nel terzo millennio. Noi del Patto Sociale abbiamo tentato di fare di questa necessità una virtù, lanciando un progetto ambizioso per una realtà in continua crescita come la nostra.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio