Politica

Autostrade

Dario Rivolta

Succede sicuramente anche a voi di avere tra gli amici uno che ami essere il bastian-contrario del gruppo e così capita anche a me. Un mio amico ha sempre da criticare e soprattutto, chissà perché, da un po’ di tempo se la prende con il nostro attuale governo dicendo che è composto soltanto da demagoghi e da incapaci. Secondo me, lui capisce poco di economia e non si rende conto dei grandi successi che Conte e i suoi ministri stanno mietendo da quando noi italiani abbiamo avuto l’onore e il piacere di sceglierceli come guida. Hanno o non hanno sconfitto la povertà? Hanno o non hanno aperto il Parlamento come una “scatola di tonno”? Stanno o non stanno sistemando l’Alitalia e l’acciaieria di Taranto? Per fortuna ci sono loro a Palazzo Chigi e negli altri ministeri! Adesso questo bastian-contrario ce l’ha contro la vittoria che Cinque Stelle, PD e sodali hanno riportato in merito alla questione autostrade. Ho deciso di riferirvi i suoi ragionamenti soltanto perché vorrei essere da voi confortato nella mia opinione che lui stia sbagliando proprio tutto.

Non conosco i dettagli dell’accordo raggiunto con la famiglia Benetton, l’azionista di maggioranza (attraverso Atlantia) di Autostrade per l’Italia (ASPI) ma sono felice per quanto comunicato da qualcuno dei politici protagonisti e cioè che: “finalmente le autostrade tornano ai loro legittimi possessori, cioè i cittadini italiani”. Quel che è certo è che, nell’arco di sei mesi-massimo un anno, i Benetton usciranno dal capitale della società lasciando il posto a Cassa Depositi e Prestiti (CDP), cioè una società pubblica. La loro uscita avverrà, lo confermano le dichiarazioni ufficiali, senza che lo Stato italiano sborsi un solo euro poiché l’ingresso di CDP avverrà mediante un aumento di capitale. A me sembra una soluzione perfetta perché se, come qualcuno aveva sostenuto, si fosse eseguita la revoca della concessione lo Stato avrebbe dovuto pagare ai Benetton, come penale prevista dal contratto, ben 23 miliardi (e non i 7 che qualcuno aveva sperato). Tuttavia, come vi dicevo, il mio amico non è contento. Lui sostiene che i Benetton, che sanno già sin d’ora di dover uscire dal capitale, approfitteranno dei mesi di tempo prima del completamento dell’operazione per vendere poco per volta tutte, o quasi, le loro azioni trovandosi così a incassare qualcosa che mai avrebbero sognato di poter recuperare. Come impedirglielo? Quando sarà lanciato l’aumento di capitale, chi si troverà a sottoscriverlo mettendo soldi freschi saranno gli azionisti rimasti e cioè quei fondi che non avranno già venduto le loro quote, i piccoli risparmiatori e, naturalmente, Cassa Depositi e Prestiti, cioè lo Stato italiano. I Benetton non dovranno metterci neanche un euro perché l’accordo prevede comunque che le quote loro rimaste saranno diluite a favore di CDP.

Secondo il mio amico, sempre insoddisfatto, la cosa non finirebbe li. Quando, tra mesi o anni, una sentenza definitiva proverà la responsabilità totale della società gestore (cioè ASPI- Autostrade Per l’Italia) per aver causato per superficialità, o frode, o altro, il crollo del ponte, la stessa ASPI e i suoi nuovi proprietari dovranno pagare i danni. In altre parole saranno proprio CDP e chi altri possiederà le azioni in quel momento a sopportare il costo dell’indennizzo dovuto. Già ora si parla di 3,4 miliardi a titolo di risarcimento che saranno pagati subito da ASPI e non dagli azionisti privati.

Il mio bastian-contrario ha proprio sempre da criticare. Si è perfino ricordato di un altro ponte crollato più recentemente in Toscana e dice che lì la gestione e la manutenzione erano a carico di una società pubblica: l’ANAS (del Gruppo Ferrovie dello Stato). Secondo lui ciò dimostrerebbe che rendere pubblica la gestione non è necessariamente sinonimo di migliore manutenzione e più sicuro interesse per la collettività.

A questo punto, convinto di coglierlo in fallo, gli ho chiesto quale soluzione, secondo lui, sarebbe stata la migliore. Ecco la risposta: “Rinviare alla naturale scadenza della concessione le decisioni sulla stessa; imporre ad Autostrade, forti di quanto successo, la rinegoziazione su tariffe, investimenti, e utili garantiti al concessionario; attendere quindi la fine del processo per far pagare tutti i danni agli attuali proprietari e non ai subentranti”. Che soluzione pazzesca!

Lo avevo premesso: credo proprio che il mio amico non capisca molto di economia e, probabilmente, nemmeno di procedure negoziali. Non siete anche voi d’accordo con me? O forse ha ragione lui?

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