Politica

Esame di maturità: il maldestro tentativo di normalizzazione

Le elezioni del Presidente della Repubblica hanno indebolito, al contrario di quanto buona parte dei media si sono affrettati a sottolineare, il governo Draghi e le forze politiche della maggioranza governativa e prova ne è che da più parti si chieda una ulteriore spinta all’azione governativa, già ampiamente insoddisfacente prima della pantomima parlamentare.

Le grida manzoniane di fonte governativa e politica mettono al centro delle priorità la lotta alla pandemia in nome della quale il governo introduce nuove restrizioni anche per le popolazioni più deboli come gli anziani senza green pass. Contemporaneamente si chiede il rilancio dell’azione governativa  a causa degli  ancora   insufficienti  risultati ottenuti e finalizzata a ridurre l’impatto devastante del rincaro delle bollette, il quale sta fermando letteralmente la produzione industriale e le cui dinamiche sono conosciute da oltre un anno e bellamente ignorate dal governo “dei migliori”.

Contemporaneamente si cerca di irradiare da parte governativa una nuova luce finalizzata ad illuminare il prossimo futuro del nostro Paese il quale, proprio grazie alla azione del governo, si dovrebbe indirizzare verso una ritrovata normalità.

In questo contesto di pura valenza comunicativa si inserisce quindi la decisione del Governo Draghi di tornare alla formula classica per l’esame di maturità nonostante molte classi quinte delle superiori siano ancora oggi in Dad, a differenza di quanto affermi un sempre più imbarazzante ministro dell’Istruzione, o costrette da protocolli sanitari anche per sei ore in classi senza ricircolo di aria con le mascherine sempre indossate.

In questo nuovo delirio comunicativo a confermare una ritrovata normalità vengono così elusi, se non addirittura azzerati dal governo, tutti i costi formativi pagati dalla popolazione studentesca negli ultimi due terribili anni pandemici attraverso la Dad e la minore efficacia della stessa nell’insegnamento ed apprendimento.

Il messaggio centrale ed ispiratore del governo deve rispondere alla volontà di rappresentare il successo dell’azione governativa testimoniato proprio dalla ritrovata forma della maturità dei tempi pre-covid: una scelta che dimostra l’assoluta mancanza di considerazione soprattutto per quelle classi di studenti sorprese dal lockdown totale al quarto anno e che ora si trova a pochi mesi dalla maturità la cui forma non si dovrebbe mai cambiare ad anno scolastico iniziato.

Si possono intravedere tra le maglie di questa nuova iniziativa similitudini e forse pure le medesime motivazioni che spinsero Mao nel 1966 alla rivoluzione culturale nata come azione politica finalizzata a coprire i risultati negativi della politica economica definita allora come “il grande balzo in avanti”.

In questa ottica ecco spiegata la martellante fotografia proposta dal ministro Brunetta relativa ad una crescita del Pil del +6,5% ma calcolato su una base statistica che aveva segnato nel 2020 una decrescita con un -9,3% (il doppio della Germania) e comunque legata alla crescita dei fatturati delle aziende energetiche a causa dell’esplosione anche dei costi delle materie prime.

Considerando in un’ottica più generale, infatti, al ministro sfugge o peggio omette volontariamente come il saldo commerciale, cioè la differenza tra import ed export, nel dicembre 2021 segni un +4.373 milioni di euro, in decisa flessione rispetto alla medesima rilevazione nel 2020 che indicava il saldo in +7.972 milioni.

Come in passato Mao avviò un’azione politica per coprire i propri fallimenti in campo economico ora il governo Draghi utilizza la medesima strategia comunicativa attraverso l’idea di reintrodurre la maturità nella sua forma originale pre-covid per ovviare al proprio sostanziale fallimento.

Anche se il tutto può sicuramente venire inteso come un banale tentativo di fornire un quadro positivo al prossimo futuro italiano emerge evidente come invece rappresenti solo l’ennesima operazione di mistificazione della realtà finalizzata a coprire la propria manifesta incapacità governativa.

Perlomeno l’azione di Mao Tse Tung trovava la propria ispirazione da una discutibile ideologia politica, oggi nel caso del governo dei “migliori” l’unica ispirazione nasce da un maldestro e per niente ideologico desiderio di autoassoluzione.

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