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Hip hip hurra! Ce l’hanno fatta: i vitalizi degli ex deputati saranno finalmente tagliati!

Riceviamo un articolo da Dario Rivolta che pubblichiamo di seguito.

Immagino i numerosissimi brindisi di giubilo che si sono innalzati in tutti i bar italiani e il peana di ringraziamento indirizzato al Sommo Beppe Grillo, all’indefesso Di Maio e al realizzatore del miracolo, l’esimio presidente Fico. Era ora che fossero giustamente puniti quei signori che, invece di lavorare, hanno passato anni a occuparsi dei fatti nostri pretendendo pure di essere pagati. Poco importa che la presidente del Senato, una certa Casellati, abbia espresso dubbi sulla costituzionalità del provvedimento adottato dalla Camera. Presto sarà convinta anche lei, e se ancora non lo fosse monteremo un’altra campagna di stampa contro la “casta” fino a farla sentire così impopolare da essere costretta a cedere alle nostre giuste esigenze. Chi se ne frega della Costituzione quando si devono punire i privilegiati! Perché di privilegi rubati (definizione dell’Indefesso) e non di diritti acquisiti si tratta. Non conta che chi ne goda lo abbia fatto rispettando leggi e regolamenti. A chi importa che, per diventare parlamentari, costoro abbiano modificato tutte le loro scelte di vita abbandonando precedenti professioni? E anche se lo hanno fatto contando sulla certezza che, comunque, la vita loro e dei loro familiari non ne avrebbe sofferto più di tanto, hanno sbagliato i conti. Tanto peggio per loro! E poi, perché dire che leggi e regolamenti non possono avere effetti retroattivi? Se lo vuole il popolo, cioè il vero e unico sovrano, tutto diventa possibile. Per esempio, si potrebbe anche decidere di eliminare i voli aerei sopra l’Italia per evitare le scie velenose che ci scaricano addosso dall’alto dei cieli. Oppure detassare totalmente i ristoranti vegani per proteggere gli animali. O ancora: stabilire che il debito pubblico pregresso sia totalmente cancellato e i creditori vadano a farsi fottere (ancora non rientra nel “contratto” ma ci si puo’ sempre pensare).

Infine, perché si deve dare solo a una categoria di persone il diritto di fare le leggi? Se le leggi riguardano tutti, sarebbe bene che il farle appartenga a ogni cittadino. Un tempo non era tecnicamente possibile ma ora, grazie a internet, la “rete” può sostituire i parlamenti e perfino i ministri. Anche i dipendenti dei ministeri sono dei privilegiati scansafatiche e, vista la loro evidente inutilità, si potrebbe licenziarli quasi tutti. Basterebbe lasciare solo quei pochi incaricati di tirare le somme dei sondaggi e divulgare i risultati che arrivano via computer dopo una libera e democratica consultazione popolare. A votare saranno tutti gli italiani e si potrà così realizzare la sola (sòla) vera democrazia: quella “diretta”. Se proprio occorrerà avere un parlamento per adeguarci a quei Paesi che ci imiteranno soltanto tra qualche anno, basterà che i suoi rappresentanti siano sorteggiati tra la popolazione. Il Sommo l’ha già vaticinato: sarà quello il vero specchio della società e sarà sufficiente che siano in ugual numero gli uomini e le donne, ci sia qualche ricco e molti poveri, qualche disoccupato e un po’ di lavoratori, qualche omosessuale e alcuni etero, un bel po’ di calvi e dei capelluti, alcuni alti e altri bassi. Sarebbe bene anche considerare una rappresentanza dei belli e una dei brutti, così come sarebbe ingiusto dimenticare una rappresentanza dei criminali (sono anche loro cittadini, usano il computer e, d’altronde, qualcuno è già parlamentare). Naturalmente qualche sociologo scelto dalla “rete”, sarà incaricato di identificare il giusto mix della nuova Italia e una società specializzata baderà a selezionare chi diventerà ministro nei vari dicasteri, per un anno o due. Non di più, perché la politica non deve diventare una professione!

Il vero politico non è quello che ha qualche idea e cerca di trasmetterla a degli ignavi elettori. Nei tempi moderni lo è solo chi ascolta “il paese e i suoi bisogni” e agisce poi come la “rete”, cioè il popolo, gli impone.

Uno vale uno!

Sono certo che gente come l’Indefesso e l’Esimio, coerentemente, non vanno nemmeno a colazione senza aver raccolto le opinioni dei cittadini su come comporre il menu. E lo stesso fa il Casaleggio. Grillo, ovviamente, non vi è tenuto; ma lui è il Sommo e comunque, essendo un pregiudicato, per discrezione e modestia nemmeno si propone per qualche incarico pubblico.

I soliti conservatori e contrari al “cambiamento” diranno che la politica è un mestiere difficile, che occorrono passione, senso di responsabilità e lungimiranza (un sociologo da strapazzo, mi pare si chiamasse Max Weber, osava scriverlo) ma basterebbe guardare dentro Camera e Senato per accorgerci che i tempi sono cambiati. Sarà pur vero che tutti gli attuali parlamentari (e gli ex) sono stati eletti da noi, ma chi li conosce? E’ forse colpa nostra se avevamo altro da fare piuttosto che premurarci di raccogliere informazioni su di loro prima del voto?  Da oggi la loro funzione diventa inutile, la politica è superflua, basta con le competenze: si dia spazio a tutti gli “uomini senza qualità” (sicuramente, ne sono certo, intendeva proprio questo anche quello scribacchino austriaco, tale Robert Musil mi pare)

Cominciamo dunque con il togliere i vitalizi e facciamo capire che ora ci siamo noi, i nuovi, i ruspanti. E gia’ che ci siamo, riduciamo al minimo di sussistenza quello che ancora chiamano “indennità”. Il “diritto” siamo noi e le leggi le modifichiamo quando e come vogliamo, retroattive o no per noi è la stessa cosa.

Firmato: Dario Rivolta, ex dirigente d’azienda ed ex parlamentare, pentito di aver ingenuamente creduto di poter servire il proprio Paese rinunciando a una brillante carriera lavorativa.

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