Politica

Il Commissario per la sanità in Calabria e i relativi insegnamenti

Nicola Bono

Attaccare il governo per la vicenda del commissario ad acta per la sanità in Calabria, il generale Saverio Cotticelli, che essendo stato nominato dal governo giallo-verde prima della pandemia, quindi anche indirettamente da quel Salvini che, da par suo, ha tempestivamente attaccato i responsabili di tale misfatto, inconsapevole del suo oggettivo coinvolgimento, non ha mai realizzato in oltre nove mesi di pandemia di essere anche responsabile del “Piano Covid” della stessa regione di cui era il responsabile della sanità, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Certo si tratta di una gaffe imperdonabile, che ha fatto indignare l’intera nazione, in particolare giustamente i Calabresi, ma che appare in tutta la sua gravità non solo per il fatto in se, ma soprattutto per le verità nascoste e le conseguenti gravissime responsabilità che questa vicenda rivela e denuncia.

Perché la vera questione è che, a parte il Piano Covid del tutto ignorato, il generale Cotticelli è stato nominato commissario per risanare e riorganizzare la sanità Calabrese il 7 dicembre 2018, quindi quasi due anni fa, quale ennesimo commissario di un comparto amministrativo che risulta commissariato da oltre dieci anni. Uno scandalo nello scandalo, che la dice lunga sulla incapacità dello stato di trovare soluzione ai problemi del Paese.

Ma tornando a Cotticelli e ai suoi due anni, è evidente che in tutto questo periodo sembrerebbe che non abbia fatto praticamente nulla rispetto al mandato commissariale che aveva ricevuto, e quindi la vera domanda è come hanno fatto il Governo, i Ministri competenti, le varie autorità dello Stato a non accorgersene e a restare del tutto inerti, lasciando la sanità calabrese a macerare nella sua autodistruttiva e interminabile inedia?

A nessun responsabile è venuto mai in mente di vedere a che punto era la questione? Di chiedere un aggiornamento dello stato della sanità calabrese rispetto alle molteplici problematiche a base del commissariamento? Di non disporre alcun controllo, nessuna verifica, nessuna ispezione? Neanche di chiedere un resoconto del lavoro svolto in occasione dei ripetuti rinnovi? Neanche per verificare il Piano Covid?

Funziona davvero così, in Italia, il sistema pubblico? E quello ancora più delicato delle centinaia di gestioni commissariali via via istituite e che hanno avuto probabilmente la stessa sorte della sanità calabrese? Cioè della serie fatta la nomina, risolto il problema?

E soprattutto funziona così ad ogni livello burocratico e lavorativo nel settore pubblico, in cui controlli e verifiche sono stati di fatto cancellati, e l’unica speranza è di affidarsi al senso di responsabilità dei singoli, essendo il sistema anestetizzato in relazione alle esigenze di dare servizi efficienti ed efficaci ai cittadini?

Purtroppo la risposta è affermativa.

Ecco perché nel nostro Paese abbiamo una burocrazia che soffoca il sistema economico e perché non si riesce a trovare soluzioni al problema del corretto funzionamento dello stato, mentre il settore privato, ovviamente opera in condizioni ben diverse in termini di produttività, efficienza e efficacia.

Fino a quando la politica abdicherà al suo ruolo, che non può essere solo di indirizzo, ma anche e necessariamente di verifica e controllo, non ci sarà alcuna possibilità di reale cambiamento e di ripresa dal declino cui sembriamo condannati senza speranza.

Per questo occorre lottare per una incisiva riforma della burocrazia e soprattutto per il ripristino di un sistema di verifiche e controlli ad ogni livello amministrativo, che riesca a fare valere i principi della meritocrazia, dell’impegno e della gratificazione per il lavoro svolto bene, che non a caso costituiscono i valori di indirizzo che ispirano la proposta politica della Buona Destra, che è nata per dare discontinuità all’attuale degrado e per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sulla esigenza di impegnarsi per uno Stato più efficiente e per una burocrazia finalmente all’altezza delle aspirazioni di un Paese che vuole ritrovare competitività e alti standard di qualità della vita per i suoi cittadini.

Nel frattempo niente paura. Il nuovo commissario alla sanità in Calabria nominato dal governo è un negazionista della pericolosità della pandemia e ritiene la mascherina un orpello inutile.

Chi meglio di lui per realizzare un ottimo piano Covid per la Calabria?

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La redazione

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