Politica

Il disegno di legge Zan più che garantire i diritti sembra cercare vendette

 On. Nicola Bono*

La sensazione che si ha sull’iter sempre più contorto che sta prendendo il disegno di legge Zan, che era stato concepito giustamente per difendere dalle discriminazioni le persone lgbt+, è che sembra esprimere un crescente spirito di rivalsa, che in alcuni passaggi deborda pericolosamente in desiderio di vendetta, con una deriva sui principi di libertà di espressione, che mai possono essere subordinati a interessi di singole categorie, senza rischiare di vulnerare irrimediabilmente la democrazia.

Non è più uno scontro tra Destra e Sinistra ma, specie nel fronte progressista, emergono resistenze fortissime all’attuale stesura. Ed è questo che fa sorgere il sospetto che il vero obiettivo della norma celi ben altri inconfessabili obiettivi.

E’ questo il caso dell’articolo 1 della legge, laddove si introduce un principio antropologico inedito con cui chiunque potrà, con la sua sola dichiarazione, affermare la sua “identità di genere” unicamente in base alla “sua percezione e indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Un fatto assurdo che metterebbe in discussione qualunque certezza giuridica e chiaramente discriminante per le persone etero sessuali, che in alcuni casi ne potrebbero essere danneggiate, anche gravemente. Basti pensare ai carcerati, che dichiarandosi con percezione personale donne, o uomini, potrebbero essere trasferiti nelle carceri del nuovo genere percepito con conseguenze per gli altri detenuti; o l’uso strumentale della dichiarazione per usufruire delle “quote rosa” e tanti altri casi ancora. Una assenza di qualsiasi certezza di diritto, che introdurrebbe caos e opportunismo, grazie ad una norma scritta senza alcuna specificazione ed indirizzo applicativo che possa renderla gestibile e legittima.

O l’art. 4 della legge che, bontà sua, fa salve la libera di espressione di convincimenti e opinioni, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti, come se già non ci fosse la Costituzione a garantire tali libertà. Ma appunto è una falsa autorizzazione. Perché quando mai in una legge si è scritto un passaggio del genere, che in una vera democrazia nessuno aggiungerebbe essendo la base stessa della libertà? Se questo avviene nel ddl Zan è perché si vuole affermare il contrario e cioè che la distinzione tra propaganda, che sarebbe ammessa, e discriminazione, che sarebbe vietata, è lasciata letteralmente al caso, con la conseguenza che chi manifesterà per motivi religiosi o ideologici le proprie idee contrarie, ad esempio al matrimonio tra persone dello stesso sesso, o all’adozione omogenitoriale, o a qualsiasi altra questione attinente, pur senza nessuna volontà di istigazione alla discriminazione o alla violenza, sarà inibito dal farlo perché la valutazione sulla natura dell’intervento è lasciata alla percezione di chi ascolta e alla sua personale valutazione. Ed è questo il punto, chiunque esprima opinioni e giudizi di contrarietà a tali questioni, in qualsiasi sede e ruolo, il prete a messa, il politico nel comizio ecc.., può essere denunciato e sarà il giudice a stabilire se l’atto rientrava nelle specifica di propaganda delle idee, cosa legale, o di istigazione alla discriminazione, cosa illegale e punita con severità. Il risultato è che il ddl Zan fa lo scambio tra discriminazioni, si tolgono quelle subite fino ad ora e si mettono quelle nuove cui sottoporre i presunti precedenti aguzzini. Infine l’articolo 7 prevede l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” che prevede che le scuole organizzino cerimonie e incontri ed altre iniziative di sensibilizzazione contro pregiudizi omotransfobici. Ed è da questo che traspare ulteriormente il senso di rivalsa e di prepotenza nell’imporre temi che inevitabilmente investono sfere di sensibilità fondamentali quali l’orientamento sessuale, a scolari e studenti cui non è mai neanche stata fatta una sola lezione di educazione sessuale, passando dalla sensibilizzazione alla lotta contro la discriminazione, alla propaganda di scelte sessuali da sottoporre alla sensibilità di bambini e ragazzi in una età in cui tali “insegnamenti” potrebbero contribuire più che ad orientarli, addirittura a condizionarli, considerata l’assoluta assenza di esperienza e capacità di decidere consapevolmente sulla propria sessualità.

Possono quindi definirsi democratici e responsabili partiti e leader degli stessi, che assecondino un provvedimento di tale ricercata prepotenza, nell’imporre, per come è stato scritto, una linea non di difesa della discriminazione, ma di offesa a chiunque la pensi in modo diverso? E rifiutare ogni modifica in quanto “snaturerebbe un provvedimento equilibrato”?

E’ veramente oscena questa prepotenza e questo rifiuto di ascoltare le ragioni degli altri, che non a caso ha fatto breccia anche in molti ambienti della sinistra che hanno capito che siamo chiaramente di fronte ad una discriminazione al contrario. Andare all’approvazione della legge con la chiusura a qualsiasi forma di confronto, a parte l’antidemocraticità dell’atto, non aiuterà affatto le persone lgbt+, ma renderà ancora più forte il contrasto, a discapito proprio del principale obiettivo da perseguire, che è quello di creare una società dei diritti e del rispetto reciproco, non degli scontri e delle rivalse, che questa legge sembra privilegiare. Il ddl Zan va approvato con un serio confronto e la eliminazione delle prepotenze, per dare vita a un processo di vero rispetto fondato sulla tutela della dignità umana e del riconoscimento dei diritti per tutti, aborrendo ogni genere di discriminazione.

*Già sottosegretario ai BB. AA. CC.

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