Politica

Il suprematismo “eversivo”

In democrazia l’affermazione ed il sostegno ad un quadro valoriale e ad un semplice riferimento etico o politico ma anche economico non significa in automatico porsi contro i valori opposti ai propri e con forza sostenuti e tantomeno dovrebbe rappresentare l’intenzione di annullarli o quantomeno togliere ad essi legittimità.

All’interno di un sistema democratico è perciò fondamentale avviare un confronto libero e paritetico per giungere ad una sintesi di posizioni, anche inizialmente distanti, in modo da conseguire l’obiettivo di riuscire a convergere il maggior numero di consensi possibile. Una soluzione decisamente più auspicabile ma soprattutto democratica rispetto alla semplice contrapposizione e conseguente applicazione del principio di maggioranza specialmente per quanto riguarda temi e problematiche di natura sociale ed etica.

In altre parole, solo una dialettica democratica si pone, come proprio presupposto, l’accettazione di una posizione contraria alla propria, in quanto anch’essa espressione democratica, ed escludendo quindi una automatica negazione del valore proposto: semplicemente una rispettosa differenziazione senza venirne mai messa in dubbio la legittimità.

L’articolo 4 della legge Zan risulta, invece, l’espressione di una volontà di supremazia per i valori e contenuti normativi espressi dalla parte politica che sostiene politicamente il ddl. Contemporaneamente si unisce anche un malcelato senso di disprezzo verso la controparte politica insieme ad una inconfessabile presunzione di superiorità finalizzata alla stessa negazione di legittimità delle posizioni avverse.

L’articolo 4 della legge Zan diventa così il braccio “armato” a tutela di un nuovo e pericoloso desiderio di una supremazia etico/politica di uno schieramento politico (o peggio di una parte estremista e minoritaria dello stesso) all’interno di uno Stato non più quindi definibile come democratico ma semplicemente etico e massimalista. Il paradosso di questa iniziativa politica raggiunge l’apogeo nel rifiuto assoluto e perentorio di modificare questo articolo 4, peraltro giustamente contestato, con l’obiettivo di ritrovare una base di consenso maggiore alla legge e quindi ad una rinnovata tutela democratica in una ritrovata armonia sociale.

In questo modo si dimostra, invece, ancora una volta, come i principi democratici quali il rispetto di posizioni e valori opposti ai propri non facciano più parte del bagaglio culturale di quella compagine espressione del “politicamente corretto” il cui obiettivo politico si avvicina sempre più ad un chiaro tentativo di imporre sic et nunc il proprio “suprematismo ideologico” ad uno Stato. Escludendo, così, ogni democratica mediazione finalizzata al raggiungimento di un consenso maggiore.

Una volontà che si pone con il duplice obiettivo non solo di tutelare una categoria di persone ma anche di limitare la stessa libertà dei cittadini all’interno di un regime etico che nulla ha ormai in comune con uno Stato democratico. Un atteggiamento politico espressione di un volontà decisamente “eversiva”, cioè finalizzata a sovvertire gli stessi principi democratici assicurati dalla costituzione italiana. Gli stessi che poi, va ricordato, assicurano paradossalmente proprio la libertà a questi sostenitori della legge Zan i quali dimostrano, ogni giorno di più, di risultare deficitari di cultura democratica.

Questo tentativo di “eversione” contro il sistema democratico non utilizza più le armi ma i medesimi strumenti assicurati e tutelati dalla democrazia stessa, con l’obiettivo inconfessabile ma reale di sovvertire passo dopo passo gli stessi principi democratici del nostro Paese con il fine di sostituirli con i propri di natura etica la cui introduzione determinerebbe la fine del sistema democratico.

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