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La frattura democratica

Nella prima metà degli anni Ottanta Giovanni Spadolini affermò, nel più assoluto disinteresse totale della classe politica del tempo, come avesse rilevato una forte divisione e separazione tra il mondo reale e la vita politica, in particolar modo quella parlamentare e governativa.

Da allora questa distanza è diventata siderale tanto è vero che ormai la politica, nelle sue molteplici manifestazioni, viaggia parallelamente al mondo reale e senza alcuna possibile “convergenza parallela” di Forlaniana definizione.

Questo processo degenerativo nasce essenzialmente dalla scelta di un modello democratico parziale e conveniente per chi opera in nome della politica stessa. La nostra viene definita una democrazia parlamentare delegata nella quale il corpo elettorale delega ai propri rappresentanti eletti la gestione dello Stato nella sua complessità.* In questo contesto quindi il mandato rappresenta un istituto giuridico nel quale il mandatario (l’eletto) si assume l’onere di gestire nel proprio ambito le problematiche dello Stato su delega del mandante (elettore). Il presupposto fondamentale all’interno di questa relazione tra mandante e mandatario viene di conseguenza rappresentato in modo inequivocabile dall’esistenza di un rapporto fiduciario, quindi di una perlomeno minima conoscenza tra le due figure dell’Istituto del mandato.

Anche in politica perciò il presupposto della sintesi tra conoscenza (non necessariamente personale) e fiducia rappresenta il presupposto per una scelta veramente democratica (cioè priva di limitazioni) del candidato appartenente ad una qualsiasi forza politica. Al fine di rendere operativo e reale questo rapporto interviene la definizione di un sistema elettorale, nel caso italiano invece è stata adottata la formula che non prevede la scelta dei candidati nel segreto dell’urna ma soggetto alla volontà delle segreterie politiche che non hanno dimostrato, allora come oggi, alcuna considerazione per la figura dell’elettore. L’effetto di questa delega a persone sconosciute, scelte semplicemente dalle segreterie dei partiti, rappresenta forse il vero Iato democratico che ormai è evidente tra vita reale e politica.

Tornando all’interno delle diverse definizione di sistema democratico l’opposto a questo tipo di democrazia delegata non viene rappresentato dalle diverse forme di sistemi autoritari ma dalla democrazia diretta nella quale la delega ai rappresentanti politici rimane circoscritta in ambiti di carattere internazionale.

A poco meno di un’ora da Milano la Svizzera invita i propri cittadini, anche con scadenze quindicinali, ad esprimere la propria opinione per posta (82% dei voti viene spedito per posta) relativamente a questioni di natura fiscale retributiva, contributiva o semplicemente per la realizzazione di una rotonda o di un ponte. Questo tipo di democrazia parte da una considerazione del legislatore nei confronti dei propri cittadini ai quali non viene precluso nessun argomento, tantomeno di natura economico o fiscale.

I padri costituenti della Costituzione “più bella del mondo”, viceversa, avevano evidentemente scarsa considerazione dei loro propri cittadini avendo escluso dall’unico elemento di democrazia diretta, come il referendum abrogativo, la materia fiscale. Quindi, non solo la democrazia delegata, così come è stata ideata ma soprattutto realizzata, rappresenta, attraverso questo perverso sistema elettorale, una vera e propria cambiale in bianco che in nulla assomiglia all’istituto giuridico del mandato.

Nella sua articolazione il sistema elettorale italiano permette una forma nuova di mandato elettorale che si potrebbe definire come una “donazione elettorale” ai rappresentanti politici selezionati dai partiti la cui elezione sarà in base al posizionamento altimetrico nella lista elettorale.

E’ evidente, quindi, come una delle motivazioni fondamentali che ha portato questi due mondi paralleli, politico e reale, a correre assolutamente privi di ogni contatto sia imputabile in parte all’impossibilità da parte degli elettori di scegliere i propri rappresentanti. In altre parole, un sistema che si definisce democratico ma che non permette di offrire la possibilità ad un elettore di scegliere il proprio rappresentante diventa automaticamente una democrazia spuria o peggio ancora un sistema politico compromesso che viene gestito dalle segreterie politiche. Questi centri di potere scelgono indipendentemente dagli interessi della nazione le persone da mandare in Parlamento come portatori di visioni di parte.

L’Italia in Europa è la nazione che ha cambiato più volte il sistema elettorale: sempre nella direzione di relegare l’esercizio del diritto del voto ad un mero atto formale in avallo a scelte esterne in capo alle segreterie dei partiti. La nostra, quindi, non può venire più definita una democrazia né diretta né delegata ma semplicemente un sistema partitocentrico espressione di interessi esterni alla gestione democratica di questo Paese.

Nessuno elettore è in grado non solo di conoscere ma neppure di sapere chi sia stato eletto in parlamento anche con il proprio voto, anche perché a questa situazione si aggiunge un sistema di calcoli alquanto farraginoso che permettono dei ripescaggi. Il nostro Paese è quindi l’espressione di una volontà autoreferenziale della politica nel suo complesso opposta e non solo lontana dagli interessi degli elettori.

Ovviamente la scelta dei propri rappresentanti parlamentari non garantisce la competenza degli eletti ma sicuramente avrebbe la benefica tendenza di ridurre la frattura democratica ormai insostenibile per i cittadini italiani.

In altre parole, si parla di riforma della Giustizia e del sistema sanitario nazionale quando bisognerebbe cominciare, una volta per tutte, a ridare centralità ai cittadini con una legge elettorale che permetta loro di esercitare il democratico diritto di scelta.

(*) mandato elettorale

 

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