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La politica torni a guardare le persone in faccia

Come sempre dopo il voto i commenti e le analisi si sono sommate e sprecate ma al di là di chi ha vinto o perso, e delle varie motivazioni, riteniamo che il dato più significativo sia la manifesta contrarietà dei cittadini verso un sistema che spreca il suo tempo in polemiche invece che nello studio e nell’esposizione di utili proposte. La scarsa partecipazione al voto è di fatto un voto contro coloro che, chi in un modo o nell’altro, hanno chiuso in un recinto la democrazia. Da troppi anni i partiti non hanno vero confronto interno, sono sempre più rari i congressi, in molte forze politiche sono inesistenti quelle regole che dovrebbero garantire ad ogni iscritto e dirigente di poter appellarsi a palesi prevaricazioni o scorrettezze. Anche La mancanza di luoghi di confronto sul territorio ha creato un solco profondo tra elettori ed eletti e non bastano certo i sistemi informatici a supplire alla mancanza di conoscenza sia delle persone che dei problemi. La politica dovrebbe tornare a guardare le persone in faccia, questo in molti dovrebbero cominciare a fare con un po’ di umiltà e semplicità. Invece è sempre più palese una certa arroganza, quella che spinge a non prendere mai in considerazione né la proposta degli avversari né quella dei propri dirigenti ed iscritti se sono meno vicini al pensiero del leader, quell’arroganza che crede bastino slogan, battute, alzate di voce per supplire alla carenza di proposte chiare e che fa ritenere i sondaggi più importanti di quello che sono. Il leaderismo esasperato ha di fatto impedito la crescita di una classe dirigente e questo è particolarmente riscontrabile ormai da anni specie nel centro destra, come si è visto con l’incapacità, in questa tornata elettorale, di trovare candidati credibili per alcune città. Si potrebbe anche pensare che vi sia un disegno per allontanare i cittadini dal voto, dalla partecipazione attiva, affidando tutto o quasi al web, pilotabile, hackerabile e ovviamente incapace di un rapporto, di un discorso articolato. Quello che dovrebbe preoccupare i capi partito, ed il loro entourage, non è di avere più o meno esperti spin doctor che rispondono al posto loro sulla rete ma come ridare vigore alla democrazia, come, difendendo le proprie idee e cercando il consenso, essere però anche in grado di valutare quello che è bene per il Paese e non solo per la propria parte politica. In sintesi rendersi conto che se si aspira a governare bisogna sapere come si fa e con quale personale umano, intellettualmente onesto e capace. Da qui la scelta ovvia di regole rispettate che i partiti dovrebbero avere, di nuove leggi elettorali che consentano agli elettori di scegliere direttamente le persone che vogliono eleggere, di un ritorno dei politici tra la gente, di uno studio approfondito dei problemi reali di una società in continua evoluzione abbandonando le parole in libertà che per troppo tempo troppi leader ci hanno propinato. Nel frattempo fortunatamente c’è il governo Draghi che speriamo riesca a vaccinarci anche contro l’antidemocrazia.

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