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La strana democrazia italiana

Il 18 dicembre 2020 il Presidente del Consiglio ha illustrato i contenuti del Dpcm in forma di decreto legge immediatamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Dopo la firma del Presidente della Repubblica un decreto legge entra immediatamente in vigore e deve essere convertito in legge entro sessanta giorni dal Parlamento. L’arco temporale da regolare con il D.L. preso in considerazione dal governo è definito dal 23 dicembre al 6 gennaio 2021. Molto prima, quindi, del termine ultimo per la sua eventuale conversione in legge da parte del Parlamento.

In altre parole, gli effetti si manifestano immediatamente con le diverse restrizioni e conseguenti danni economici agli operatori.

La medesima conversione in legge, invece, non risulta nemmeno presa in considerazione dal potere esecutivo. Questo decreto legge, quindi, si trasformerà sostanzialmente in un atto autoritario privo di ogni controllo democratico anche se espresso dal governo con una maggioranza eletta.

Il Decreto legge, infatti, nasce da una valutazione di necessità ed urgenza, qualora non venisse convertito in legge perderebbe ogni efficacia e tutti gli atti compiuti nei 60 giorni di validità decadrebbero in quanto non sostenuti da base normativa. In altre parole, qualora non convertito in legge tutti gli atti compiuti in nome di questo decreto legge verrebbero considerati illegittimi.

Il Parlamento, infatti, dovrebbe convertire in legge un decreto il cui arco temporale di operatività risulta nettamente inferiore ai termini per la sua stessa conversione. Molto più probabile che venga semplicemente lasciato decadere.

L’effetto più paradossale ed al tempo stesso preoccupante viene rappresentato dal fatto che se non venisse convertito in legge o lasciato anche solo decadere tutti gli atti governativi risulterebbero nulli.

Questo non avverrebbe invece per gli effetti devastanti sia economici che sociali determinati da questo decreto legge anche nei soli 15 giorni della sua applicazione.

L’immediatezza dei danni non avrà alcun bisogno di alcuna conversione per manifestarsi.

La democrazia, mi dispiace, ma è un’altra cosa.

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