Politica

La tempistica come forma di rispetto

La scelta della forma e del momento rappresentano due fattori determinanti per il buon esito di una qualsiasi iniziativa tanto politico-economica quanto professionale. Senza dimenticare come questi due fattori possano esprimere anche la prima forma della consapevolezza degli stessi autori relativa alla situazione o al momento storico complessivo.

In altre parole,  la complessa situazione economica, sintesi malefica degli effetti combinati della pandemia e della successiva guerra in Ucraina, dovrebbe indurre chiunque a  modificare le priorità anche politiche di un paese proprio  in relazione alle esigenze emergenziali dei cittadini.

La consapevolezza di questa situazione, se manifestata attraverso una tempistica appropriata e con iniziative politiche consequenziali, rappresenterebbe anche una prima importante forma di rispetto nei confronti delle aspettative dei cittadini. Troppo spesso, infatti, il Parlamento dimentica come il nostro Paese dal 2020 stia pagando le conseguenze economiche e sociali di due  anni e mezzo di  pandemia ed ora si trovi immerso all’interno di un complesso scenario di guerra dagli esiti incerti, con l’effetto di accrescere non solo il fenomeno inflattivo ma soprattutto l’incertezza relativa al futuro prossimo e di medio periodo.

La terribile sintesi di questi due eventi (pandemia e guerra) ha determinato fin dall’inizio del 2021 l’esplosione dell’inflazione legata all’aumento dei costi delle materie prime, effetto anche  legato alla scarsa reperibilità, e relativo ai cicli produttivi.

Contemporaneamente, e ben prima dell’esplosione della guerra in Ucraina, abbiamo assistito ad un vertiginoso aumento dei costi energetici i quali, al 23 febbraio, cioè un giorno prima dell’esplosione della guerra, avevano segnato un aumento del +527% del gas.

In questo contesto di una sempre maggiore difficoltà, tanto è vero che a maggio sono diminuiti di 49.000 unità i posti di lavoro, l’azione del governo e del  Parlamento dovrebbe essere indirizzate unicamente verso strategie politiche fiscali ed economiche finalizzate alla riduzione della crisi  economica cominciando da una politica di riduzione del carico fiscale (finanziato dal fiscal drag 21.06.2022  https://www.ilpattosociale.it/attualita/fiscal-drag/) e mirata ad un freno seppur parziale degli effetti  della spirale inflattiva.

La priorità dovrebbe essere quella di combattere gli effetti, in ultima analisi, della crisi economica proprio per le fasce più deboli della popolazione. Parlare, invece, di Ius Scholae in questo  drammatico contesto rappresenta,  proprio per la  tempistica, la conferma di una totale sordità, non più colposa, ma assolutamente dolosa del mondo politico e parlamentare nei confronti del mondo economico e dei singoli cittadini, blanditi “per le loro legittime aspettative” fino a pochi  giorni fa in campagna elettorale ed ora ancora una volta abbandonati a se stessi.

Dichiarandosi favorevoli all’approvazione dello Ius Scholae, a favore del quale si è espressa anche la Cei sebbene vadano apportate migliorie per evitare problemi in futuro, ora si  dimostra ancora una volta come il pensiero “progressista” sia certamente non più popolare (cioè consapevole e vicino  alle esigenze della maggioranza dei cittadini). In più, la medesima strategia politica si alimenta, o meglio, si autoalimenta proprio da quel distacco dalla realtà oggettiva dalla quale è circondato e viene percepito paradossalmente come una espressione elitaria e di superiorità culturale dagli stessi propositori di simili temi e soprattutto della tempistica in cui li si presenta.

Mai come ora il nemico del nostro Paese è rappresentato non solo da quelle forze che intendono bloccare ogni sviluppo e tutela del nostro sistema  economico, industriale  e sociale, quindi salvaguardando la realtà industriale italiana (forze politiche ambientaliste prive di ogni consapevolezza economica), ma soprattutto da quelle che si considerano “progressiste” e che invece cercano di attuare il proprio obiettivo principale come massima espressione della propria superiorità, cioè lo scollamento con la realtà quotidiana e contemporaneamente  lo svuotamento delle prerogative democratiche del nostro Paese.

In un momento di crisi così complessa nella quale si dovrebbe assistere ad un avvicinamento del mondo istituzionale alla realtà quotidiana questa distanza risulta assolutamente in crescita tanto da diventare incolmabile come effetto di una strategia dello stesso potere politico.

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