Politica

Le condizioni favorevoli ad una riedizione degli Anni di Piombo

L’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa rappresenta la conferma di un clima sempre più pesante che si respira nel Paese e comunque anche nel continente europeo, ma, sia chiaro, non per la prima volta.

Al di là della gravità del gesto in quanto tale, sono le reazioni dei principali organi istituzionali come delle più diverse compagini politiche ad indicare il livello preoccupante di pericolo per la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche.

Innanzitutto, non si può escludere fin d’ora, che dopo l’attacco alla redazione attuato da queste frange violente, che non rappresentano ovviamente l’intera massa dei contestatori,  si possa assistere ad  una successiva escalation che porti  direttamente ad un attacco fisico nei confronti dei singoli giornalisti, esattamente come in passato avvenne per Casalegno, Tobagi, Tinelli e Montanelli, in quanto, oggi come cinquant’anni addietro, non si considerano i giornalisti come un patrimonio culturale di un paese ma semplicemente come una leva intellettuale finalizzata alla conferma di un’idea o di una visione politica (*).

In questo contesto va decisamente interpretata l’affermazione quasi giustificava di questo assalto, inteso come un “avvertimento nei confronti dei giornalisti” unito ad una generica e blanda condanna dell’intera sinistra. Quest’ultima si conferma molto più tiepida nei confronti dell’attacco alla libera stampa torinese rispetto alla energica condanna avvenuta in occasione dell’assalto della sede della CGIL da parte di forze dell’estrema destra.

Si percepisce, quindi, una analogia con l’atteggiamento bonario e comprensivo nei confronti dei terroristi dell’estrema sinistra ed una parte del PCI assieme a molti ambienti dell’estrema sinistra accademica (“compagni che sbagliano”) riscontrabile specialmente nel primo periodo degli anni di piombo.

A questo tepore intellettuale che avvolge le frange più estreme della contestazione giovanile a favore della Palestina (ProPal) e contemporaneamente avversa al governo in carica (in questo molto simile all’Autonomia operaia degli anni ’70), corrisponde da parte dell’intero governo Meloni una imbarazzante sottovalutazione  delle tensioni  sociali che  tre anni di flessioni della produzione industriale (addirittura 25 consecutive) stanno creando in termini di crisi economica e perdita di posti di lavoro.

Molto probabilmente ancora oggi buona parte della assolutamente inadeguata “intelligentia economica governativa” si dimostra convinta che gli effetti devastanti delle innumerevoli flessioni della produzione industriale siano stati compensati da un risibile aumento dei contratti nel settore turistico.

Viceversa, la realtà oggettiva conferma come solo tra Veneto e Friuli (il mitico Nordest) siano oltre 70 i tavoli di crisi nel settore metalmeccanico ai quali vanno aggiunti i 450 posti di lavoro persi nel settore della occhialeria della provincia di Belluno, per non parlare della disastrosa situazione del settore Automotive che coinvolge l’intero mondo industriale del nord Italia con aumenti della cassa integrazione di oltre il 100%.

In altre parole, la nefasta combinazione tra sottovalutazione di una parte della sinistra di una possibile declinazione eversiva e terroristica dei movimenti più estremisti tra quelli scesi in piazza e la ingiustificabile incapacità di una valutazione obiettiva delle disastrose politiche del governo Meloni stanno creando le condizioni favorevoli ad una nuova stagione degli Anni di Piombo.

Non comprendere i potenziali pericoli generati dalle tensioni legata ad una situazione economica e sociale esplosiva certifica ancora una volta il senso di assoluta adeguatezza che avvolge nella sua articolata eterogeneità maggioranza ed opposizione.

(*) Un dubbio che comunque dovrebbe assalire l’intera categoria in rapporto alle scelte ideologiche dimostrate

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