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Marzo 2020/2021: l’inutile anno

La prospettiva di crescita dei contagi in ambito sanitario rappresenta sicuramente un parametro fondamentale per valutare la situazione sanitaria complessiva e le sue possibili evoluzioni. Al 20 marzo 2020 in terapia intensiva erano ricoverate 3.389 pazienti, un dato fortemente allarmante e giustificativo del primo lockdown della storia del nostro Paese e che sempre per primo in Europa affrontava senza alcuna esperienza la pandemia.

Al 14 marzo 2021 in terapia intensiva risultano ricoverati più di 3.000 pazienti, un dato sicuramente in crescita progressiva e quindi allarmante, giudicato e considerato sufficiente per obbligare il nostro Paese ad un secondo lockdownload totale.

Non si sono ancora calcolati correttamente gli effetti devastanti del primo lockdown in termini economici, sociali e psichici. Di certo rispetto alle dichiarazioni dell’allora Presidente del Consiglio Conte e del ministro dell’economia Gualtieri – il primo enumerava l’entità della manovra (750 miliardi) ed il secondo comunicava che nessuno avrebbe perso il lavoro (456.000 risultano ad oggi le persone che hanno perso il posto di lavoro) – la realtà di fatto ha smentito ancora una volta il governo Conte.

Che il governo in carica, visti i dati odierni, sicuramente inferiori a quelli dell’anno precedente ma valutandoli in prospettiva, consideri necessaria una seconda chiusura totale non è difficile immaginare come questa avrà effetti devastanti se non catastrofici per l’economia, per le PMI e per tutta la struttura sociale del nostro Paese che deve ancora assorbire i disastri della passata gestione pandemica.

Certamente nel 2021 si affaccia la possibilità di accedere ad un vaccino il cui piano vaccinale verrà implementato, anche in questo caso con un ritardo vergognoso, nelle prossime settimane dal governo Draghi ribadendo, ancora una volta, le lacune strategico organizzative del governo precedente.

Tornando invece al semplice confronto dei dati relativi alle terapie intensive al marzo 2020 e 2021 e ai ritardi del piano vaccinale emergono semplicemente due considerazioni imbarazzanti. Le scelte relative alle strategie sanitarie da seguire per bloccare questa nuova impennata di contatti vengono valutate sicuramente in base al loro andamento attuale ed anche in prospettiva, quindi fondamentale è il trend di crescita.

In questo senso si ricorda come quattro giorni fa il tasso di positivi sui tamponi effettuati risultasse al 7,5%, sceso il giorno successivo a 5,7 e successivamente risalito a 6,3% fino al 7,8.

Un andamento non costante che dovrebbe essere valutato con maggiore attenzione anche in considerazione dell’ancora “relativamente basso” numero di pazienti in terapia intensiva.

Ancora oggi, invece, il numero di ricoverati in terapia intensiva è comunque in molte regioni superiore a quel 30% indicato come soglia di allarme per la disponibilità di letti in terapia intensiva.

Questo dimostra essenzialmente come, a distanza di un anno, non solo non si è stati in grado di avviare un piano vaccinale operativo ben prima di avere i vaccini. Tanto è vero che ci si trova ora nella necessità di velocizzare ed implementare uno successivamente alla loro disponibilità: intollerabile dimostrazione di una incapacità organizzativa e strategica indicatrice inequivocabile del livello culturale della classe dirigente governativa italiana.

Durante questo anno, inoltre, nessun soggetto istituzionale, così come il governo centrale, attraverso un finanziamento diretto reso disponibile per le regioni, ma neppure le stesse regioni attraverso l’adeguamento delle strutture sanitarie, compreso ovviamente il personale sanitario, si sono preoccupati di aumentare, anche solo in una minima percentuale, la disponibilità di letti specialmente delle terapie Intensive.

In un paese normale se a distanza di un anno avere tremila ricoverati in terapia intensiva rappresenta ancora il 30% dei posti disponibili questo rappresenta il fallimento clamoroso di una classe politica dirigente che in quest’anno ha giocato con i monopattini elettrici, i banchi con le rotelle e le primule invece di adeguare le strutture sanitarie.

In altre parole, se ci fosse stata una reale volontà e soprattutto capacità di prevenire un’eventuale seconda o terza andata, immediatamente dopo il primo lockdown si sarebbero avviati immediatamente investimenti necessari per aumentare perlomeno del 50% i posti in terapia intensiva in modo da rendere gli attuali quasi tremila ricoverati non più il 30% ma il 18% dei posti disponibili evitando così l’ennesima gestione emergenziale. In più questo doloso e non colposo mancato adeguamento delle strutture sanitarie ha determinato un altro terribile effetto. Solo nel periodo tra febbraio e dicembre 2020 risultano aumentati del +11,9% i morti per tumore al colon a causa della impossibilità di avviare diagnosi di prevenzione in quanto le strutture sanitarie erano assolutamente assorbite dall’emergenza covid. Decessi, purtroppo, che diventano un “effetto collaterale” dell’emergenza pandemica difficilmente prevedibile.

A distanza di un anno, però, il mancato sviluppo delle strutture sanitarie con le medesime capacità ricettive dell’anno precedente è assolutamente inaccettabile. I disastri economici, sociali ed umani di questo mancato adeguamento delle strutture sanitarie per la popolazione italiana sono ora interamente attribuibili al governo Conte, in carica fino al mese scorso, ai suoi rappresentanti, ai suoi commissari e alla classe politica regionale e ai suoi dirigenti sanitari che non hanno fatto nulla per migliorare le potenzialità delle stesse strutture in previsione di una nuova possibile seconda ondata pandemica.

Esiste, quindi, una connessione diretta tra questo mancato adeguamento ed i decessi “collaterali” per altre patologie per l’impossibilità di diagnosi preventive a causa di una struttura, a distanza di un anno, ancora inadeguata.

Mai come in questo momento la metastasi culturale di una classe politica dal 2000 ad oggi si era manifestata attraverso le solite ridicole strategie economiche le quali individuavano come primo fattore determinante l’adozione di nuovi scivoli pensionistici, come fu quota 100 nel 2019 ispirata da Borghi e Bagnai.

Ed ora proposta, anche se per i soli dipendenti pubblici, dal quasi Nobel Brunetta.

Questa metastasi culturale invece si manifesta attraverso la inadeguatezza del sistema sanitario e diventa essa stessa causa di ulteriori decessi “collaterali”. In aggiunta ovviamente a quelli da Covid 19.

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