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Recovery Fund: quindi aveva ragione l’Olanda

Grande disapprovazione aveva ottenuto in Italia la sostanziale contrarietà del governo olandese all’istituzione dei Recovery Fund ponendo seri dubbi in relazione alla nostra capacità di utilizzare queste risorse europee in modo appropriato. Poco tempo dopo, già in agosto, di fronte alle prime sconcertanti dichiarazioni dei ministri relative all’applicazione di un fattore “geografico” per la distribuzione dei finanziamenti europei, confermava tutti i legittimi dubbi espressi dalla compagine governativa olandese (https://www.ilpattosociale.it/politica/e-se-avesse-ragione-lolanda/).

L’orgoglio italiano riuscì ad unire tutte le forze politiche le quali si sentirono offese nella loro intimità ed autonomia individuando nell’Olanda il nemico comune, anche a causa della politica fiscale dei Paesi Bassi che attira le multinazionali sottraendole ad aliquote maggiori dei paesi di origine. Un principio (fiscalità di vantaggio) condannato a più riprese proprio dalla nostra classe politica ma quasi contemporaneamente adottato dal governo italiano per sostenere le imprese allocate nel meridione italiano con la riduzione del 30% degli oneri contributivi. Un’ipocrisia espressione di questa classe politica governativa senza precedenti.

E mentre la Francia già alla metà del mese di settembre ha presentato il proprio piano per ottenere i finanziamenti europei, il governo italiano in carica sta appena adesso allestendo un gruppo di trecento (300!!) “esperti” incaricati di elaborare e successivamente presentare i nostri progetti ai vertici europei per l’approvazione e la successiva erogazione dei finanziamenti.

Contemporaneamente sono state rese note le linee guida e soprattutto i settori verso i quali questi finanziamenti verranno destinati con l’indicazione dell’ammontare complessivo.

Da oltre un anno, giova ricordarlo, il nostro Paese rimane bloccato da una vergognosa polemica politica relativa al Mes in termini generali e ancor più al Mes sanitario. Il Presidente del Consiglio ha sempre affermato come il nostro Paese non avesse bisogno dei 39 miliardi assicurati dal Mes sanitario. Analizzando i settori, ma soprattutto l’ammontare complessivo delle finanze a loro destinati, emerge un quadro inquietante. Al nostro sistema sanitario nazionale verranno destinati nove (9) miliardi: trenta (30) in meno di quanti avrebbe assicurato il Mes sanitario che il Presidente del Consiglio non considerava necessario. Come se il nostro SSN risultasse dall’inizio della pandemia sempre in perfetto equilibrio e non necessitasse di alcun finanziamento straordinario per potenziarne la propria efficienza e servizio alla cittadinanza.

Viceversa nei capitolati di spese vengono destinati 17,1 miliardi (+90% rispetto alla destinazione per la spesa sanitaria!!!) per la “parità di genere” che rappresenta sicuramente una delle maggiori priorità dei cittadini italiani in questo momento di profonda crisi economica legata alla seconda ondata di contagi. Ribadisco: un +90% rispetto alla spesa sanitaria per il raggiungimento di un obiettivo che sicuramente non verrà approvato dall’Unione Europea in quanto attraverso i Recovery Fund vengono finanziate opere e progetti che abbiano una valenza economica e non politica od etica.

Sempre scorrendo i capitolati di spesa emerge come circa 27 miliardi verranno destinati agli investimenti infrastrutturali mentre alla digitalizzazione oltre 47. Un settore, quello della digitalizzazione, nel quale il governo ha dimostrato una professionalità risibile con i blackout dei propri siti dell’INPS e cashback odierno, dimostrando, ancora una volta, come la digitalizzazione venga interpretata dallo Stato come il semplice trasferimento di qualsiasi onere dalla amministrazione all’utenza finale. Quando, invece, per attrarre investimenti e rendere maggiormente competitive le nostre imprese nel mercato globale sarebbe necessario una profonda e sostanziale riforma del sistema giudiziario col doppio obiettivo di ridurne i tempi e di introdurre, come da referendum, la responsabilità civile dei magistrati.

A completamento di questo disastroso quadro vengono indicati in circa 74 i miliardi per una non meglio definita “transizione ecologica”, un termine talmente generico quanto presuntuoso.

Nessuna risorsa economica viene destinata, invece, ad una eccellenza italiana come il turismo. Questa omissione rappresenta l’ennesima ed evidente dimostrazione della incapacità dell’intera compagine governativa di comprendere i settori economici a valore aggiunto. In più emerge una presunzione sposata ad una ignoranza che si estrinseca nella volontà di rivoluzionare il sistema economico italiano quando, viceversa, sarebbe fondamentale un supporto finanziario unito ad un miglioramento dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione per rimettere in moto un sistema complesso ma comunque competitivo (https://www.ilpattosociale.it/attualita/i-trend-di-crescita-del-pil-netto/).

A questo successivamente dovrebbe seguire una semplificazione normativa delle attività economiche seguita da una maggiore tutela normativa dei prodotti espressione delle diverse filiere del made in Italy.

E’ evidente, quindi, che più di una riconversione ecologica sarebbe necessario un aggiornamento culturale, magari finanziato anche con i fondi europei, per offrire finalmente gli strumenti idonei alla comprensione del processo di creazione del valore aggiunto nel nostro Paese ancora sconosciuto alla maggior parte della compagine governativa. In questo senso si potrebbe anche finanziare un corso di formazione relativo all’importanza del turismo nell’economia italiana evidentemente sconosciuta al governo in carica.

In altre parole, magari una minima parte delle risorse finanziarie assicurate dai Recovery Fund dovrebbero venire utilizzati per un ormai imprescindibile aggiornamento culturale che andasse a colmare il ritardo ormai insostenibile di questa classe dirigente e politica al governo. Le scelte strategiche relative ai settori da finanziare con i Recovery Fund di questo governo, infatti, dimostrano, per l’ennesima volta, come avesse ragione l’Olanda.

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