Politica

Referendum: l’inversione ideologica

In vista della consultazione di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, relativa al referendum popolare confermativo, le diverse posizioni a favore o contrarie al quesito rivelano ideologie decisamente contrastanti e persino invertite rispetto alla collocazione politica.

Ogni posizione relativa al prossimo referendum è assolutamente legittima, ma contemporaneamente esprime due schieramenti ideologici che vanno molto al di là della classica divisione tra destra e sinistra tipica dello schema classico della politica.

Pur riconoscendo che tale riforma non si imposta assolutamente come definitiva, ma viceversa ha il merito di aprire un percorso che necessiterà di altre modifiche successive, tuttavia ora il pensiero
riformista (il quale erroneamente si attribuisce come una diretta e forse più tiepida discendenza di quello progressista) prevede un aggiornamento a tappe finalizzato a migliorare una situazione insostenibile, esattamente come quelle della Giustizia ora.

Viceversa, il nuovo conservatorismo che esprime l’opposizione a questa riforma, anche se parziale, si dimostra quello che rimanendo fermo e granitico sulla base dei propri principi considerati “immodificabili e progressisti”, rimane in attesa della riforma perfetta ed onnicomprensiva, bloccando così ogni possibilità, anche parziale, di un primo miglioramento. In questo modo viene espressa sostanzialmente una posizione ideologica fortemente conservatrice in forte contraddizione con l’attuale posizione nello schieramento politico.

Al di là degli esiti, questo referendum ha il merito di svelare finalmente la reale natura ideologica dei diversi movimenti politici che affermano di appartenere a due schieramenti politici contrapposti dei quali si considerano legittimi interpreti ma che nello specifico si dimostrano espressioni di una totale inversione ideologica. La realtà odierna certifica come la posizione quanto l’opportunismo politico li ponga in una posizione esattamente opposta rispetto al proprio schieramento politico.

La guerra politica, in occasione di questo referendum, tra i diversi schieramenti di fatto ha invertito  i ruoli e le posizioni  politiche, dimostrando ancora una volta come non si consideri importante il miglioramento attraverso una riforma, anche parziale e assolutamente perfettibile, ma sia più determinante la solita lotta politica di posizione.

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