Politica

Sconfitte, vittorie e sconfitte travestite da vittorie

Michele Rallo

Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On.Michele Rallo

Vengo meno alle mie consolidate abitudini e, questa settimana, scrivo il pezzo per “Social” il lunedí, dopo i primi dati del referendum e delle regionali.

È troppo presto per una analisi compiuta dei risultati, ma alcune considerazioni possono comunque farsi. In ordine sparso – naturalmente – e chiedo scusa ai lettori per il carattere disordinato delle righe che seguono.

Referendum. Gli ultimi dati parlano di una vittoria dei SI di 70 a 30, o giú di lí. Di Maio canta vittoria con toni addirittura epici. Da un certo punto di vista ha ragione: la maggioranza degli italiani ha dato credito alla narrazione dell’antipolitica grillina. Troppo poco, peró, per cantare vittoria: i risultati delle regionali puniscono severamente i Cinque Stelle, ridimensionandoli ulteriormente e impietosamente. I grillini sono ormai incamminati stabilmente sul viale del tramonto, un viale in discesa ripida, ripidissima, con traguardo finale il precipizio.

Decisione sbagliata. Per fare un dispetto (o per credere di farlo) al “palazzo”, gli italiani hanno votato contro i loro stessi interessi. Se ne accorgeranno presto, quando vedranno che intere province saranno rimaste senza una propria rappresentanza parlamentare, alla mercé del tornaconto delle vicine metropoli.

Regionali: tre a tre, e palla al centro. Apparentemente, il risultato finale è di parità: tre a tre. Ma il pareggio è solo apparente, perché il Centro-destra sale e il Centro-sinistra scende. Vediamo il dettaglio.

Il Centro-destra a quota 15 (su 20). Il Centro-destra si è rafforzato notevolmente nelle due regioni che giá controllava (Veneto e Liguria) e ne ha conquistato agevolmente una terza (le Marche). Amministra ormai 15 regioni su 20, con ció confermando di essere una solida maggioranza nel paese. Chissá se in Alto Loco se ne sono accorti.

Il Centro-sinistra a quota 5 (su 20). Il Centro-sinistra si è rafforzato solamente nella Campania dello “sceriffo” De Luca, ha mantenuto le posizioni in Puglia con Emiliano, ha limitato i danni nella rossa Toscana (conservando la presidenza ma con uno scarto dimezzato rispetto a quello del 2015), ed è infine franato rovinosamente nelle Marche (altra regione rossa passata al Centro-destra, come l’Umbria qualche mese fa). Oltre alle 3 conservate oggi, il Centro-sinistra ne mantiene ancora 2: l’Emilia-Romagna e il Lazio. Quest’ultima regione è stata conquistata da Zingaretti nel lontano (politicamente) 2018. Il fratello di Montalbano se la tiene stretta – la regione – rinunciando anche a fare il Ministro, pur di non dimettersi da governatore e andare incontro ad elezioni anticipate (e a sicura sconfitta). Ma qualcosa in regione comincia a scricchiolare.

Il Centro-destra non è riuscito a politicizzare il voto. Il Centro-destra ha vinto, ma non è riuscito a stravincere. Ció ha consentito al Centro-sinistra di gabellare la sconfitta per una mezza vittoria. Merito principalmente di due bravi amministratori – De Luca ed Emiliano – che sono riusciti a depoliticizzare il voto, evitando che la gente votasse contro l’incapacitá del governo nazionale a gestire la crisi economica e occupazionale, o contro la politica suicida dei porti aperti all’invasione migratoria.

L’elettorato premia i buoni amministratori. Questo è un altro fattore che non andrebbe dimenticato: in tutte le elezioni di carattere amministrativo (regionali comprese) la gente tende a votare per chi ha dimostrato di sapere amministrare bene, mettendo in secondo piano le ragioni di schieramento politico. In Campania e in Puglia, De Luca ed Emiliano sono stati rieletti anche con l’appoggio – alla luce del sole – di ampie fasce di elettorato di destra.

Conte salvo e Zingaretti se la cava. Il risultato politico complessivo, comunque, è sconfortante, almeno dal mio punto di vista. Il governo Conte, infatti, potrebbe sopravvivere. Se cadrá, cadrá per altre ragioni; non per il “quadro politico”, che traballa ma regge. E Zingaretti rimane alla segreteria del PD, salvato da due governatori che non lo amano affatto (e che lui non ama).

I grillini in rotta. Se la cava anche Di Maio, almeno fino a quando riuscirá a nascondere dietro il risultato referendario lo squagliamento dei voti grillini. I Cinque Stelle hanno perso anche il terzo posto nella classifica fra i partiti – ormai stabilmente tenuto da Fratelli d’Italia – e sono adesso una forza politica a tutti gli effetti “minore”, marginale, il cui unico obiettivo è quello di restare sopra la soglia di sbarramento del 5% per evitare di scomparire del tutto. Il colpo di grazia potrebbe arrivare da un momento all’altro, per un qualche incidente di percorso; ma, se non dovesse arrivare prima, giungerá comunque con le elezioni amministrative di Roma, fissate per la primavera prossima.

Che farà Conte? Giuseppi – ci scommetto – rinuncerá definitivamente alla possibilitá di conquistare la leadership dello sconquassato movimento grillino, e si butterá sull’altro progetto: quello di un partito tutto suo (e di Casalino). Finora è stato bravo a navigare a vista, disinnescando i molti ordigni sulla sua strada. Ha esteso a tutto il 2020 il blocco dei licenziamenti, manovrando con la cassa integrazione. Ha evitato, cosí, la paventata grande crisi sociale di autunno. E speriamo che alla grande crisi non si arrivi neanche nel gennaio del 2021.

Corso di sopravvivenza. Il governo di Giuseppi II non ha un’anima. Si rege solo su un matrimonio di convenienza fra PD e grillini, entrambi interessati a una cosa soltanto: scongiurare le elezioni anticipate. Per evitare questo “pericolo”, tutto fa brodo. Anche una sconfitta travestita da mezza vittoria. Ma fino a quando sará possibile continuare con i giochi di prestigio?

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