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Detective Stories: revenge porn, come prevenirlo ed intervenire

Il reato di revenge porn avviene quando video o fotografie intime (riprese con o senza la propria autorizzazione) vengono divulgate a terzi tramite internet, social network e app di messaggistica senza la propria autorizzazione. Nella maggior parte dei casi ciò avviene per “vendetta”, dopo la rottura di un fidanzamento, o anche per “leggerezza”, magari dopo aver inviato il video/la fotografia ad un amico fidato, dando il via ad un inevitabile “rimbalzo” del file nella rete.

Si tratta di un pericolo concreto ed incredibilmente attuale che in diversi casi ha avuto conseguenze tragiche, portando alcune vittime a commettere il suicidio. Come non dimenticare la storia di Tiziana Cantone, suicidatasi nel 2016 dopo la diffusione di un filmato a sfondo sessuale che la ritraeva, ma anche quella di altre vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare e di ricostruirsi la vita, come Chiara, una ragazza minorenne di Perugia la cui vita venne distrutta dopo che il fidanzato dell’epoca fece girare un suo video privato.

Il rischio di casi di revenge porn è aumentato in seguito al lockdown, dove persone sole e di fatto isolate, hanno stretto relazioni virtuali con soggetti mai conosciuti nella vita reale e con i quali hanno in alcuni casi effettuato uno scambio di messaggi intimi e fotografie personali. Spesso dopo aver ottenuto fotografie personali di un utente, le persone dall’altro lato del pc/cellulare, possono effettuare richieste di denaro alla vittima, minacciando la divulgazione di fotografie intime o chat personali tra il proprio elenco di contatti qualora non venisse inviato quanto richiesto entro una determinata deadline.

La nostra arma principale è sempre la prevenzione. Evitiamo quindi di diffondere nostre immagini intime e personali tramite la rete inoltrandole a chiunque, ma evitiamo anche di accettare immagine personali da altri soggetti quando non ne conosciamo la provenienza. In questo modo eviteremo di contribuire ad una ulteriore distribuzione di un’immagine che, se di un minore, vi farebbe concorrere al reato di distribuzione di materiale pedopornografico.

In caso di diffusione del materiale bisogna contenere i danni intervenendo immediatamente, denunciando quanto accaduto alle autorità competenti e contattando i gestori dei siti internet ed i server che ospitano i file.

A livello investigativo è possibile effettuare attività specifiche sui principali sospetti ed anche svolgere delle indagini digitali in grado di risalire al proprietario del sito di riferimento, tuttavia queste tipologie di intervento possono rivelarsi particolarmente complesse e dagli esiti incerti.

Fortunatamente la legislazione statunitense si è rivelata molto utile nel contrastare questo tipo di crimini: grazie al Digital Millennium Copyright Act ed alle normative vigenti in materia di distribuzione illegale di materiale personale e Revenge Porn è possibile attivare un procedimento legale che permette di inviare una richiesta di blocco ai gestori dei server da dove le persone possono scaricare i filmati illecitamente. Da quel momento, chi ha ricevuto la richiesta di blocco, ha 15 giorni di tempo per interrompere l’hosting dei file, prima di essere ritenuto co-responsabile del reato.  Grazie a questo procedimento è possibile conoscere l’identità del proprietario del sito, dei soggetti abbonati a quel determinato sito (che potenzialmente avrebbero potuto scaricare il file), di chi ha condiviso/caricato video e foto etc. Ciò permette di individuare i colpevoli ricostruendo la catena di distribuzione del file e consentendo alla parte lesa di ottenere un risarcimento del danno.

Ma esistono anche altre forme di “vendetta”, difatti porre attenzione a chi si inviano foto e video personali non è sufficiente, spesso anche il testo di una chat può diventare pericoloso.

Qualche anno fa affrontai il caso di un cliente minacciato dall’ex amante che, in seguito all’interruzione del loro rapporto, minacciò l’uomo di inviare alcune delle loro chat private alla moglie. Si trattava per lo più di “sexting”, conversazioni private dal contenuto erotico, che certamente avrebbero rivelato il rapporto extraconiugale dell’uomo. Oltre alle minacce, la donna si rivelò essere anche una stalker, difatti iniziò a seguire l’ex amante ed i figli minori in svariate occasioni. I nostri agenti raccolsero prove sufficienti circa i suoi comportamenti, dopodiché organizzammo un incontro con la donna nel quale le mostrai quanto emerso durante l’attività investigativa. Di fronte ad una possibile denuncia per stalking, alle evidenze dei ricatti e a tutte le conseguenze che avrebbe dovuto affrontare, la donna decise di desistere, senza mai più arrecare alcun disturbo.

Dobbiamo sforzarci di capire come, al giorno d’oggi, le vendette e le ritorsioni esistano nelle forme più diverse, ed il revenge porn e tutto ciò che vi ruota attorno siano espressione di come ciò che avviene nel mondo virtuale può avere delle conseguenze devastanti in quello reale, per questo dobbiamo fare il possibile per tutelare noi stessi e le persone a noi più care diffondendo la cultura della sicurezza e della prevenzione.

Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

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