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Detective Stories: spiare il coniuge in casa propria

Recentemente ho ricevuto alcune mail da parte di lettori de Il Patto Sociale, i quali, in maniera diversa, mi hanno chiesto la stessa cosa, ovvero se sia possibile spiare il coniuge all’interno della propria abitazione agendo direttamente in prima persona, magari lasciando un registratore acceso in salotto prima di andarsene.

Per quanto ci si possa sentire legittimati nel fare ciò che si ritiene più opportuno all’interno delle proprie mura domestiche e soprattutto tentati dall’utilizzo di registratori ed apparecchiature investigative sempre più di facile reperimento, in realtà non è possibile intraprendere azioni di questo tipo, o almeno in parte.

Improvvisare doti spionistiche all’interno di casa, lasciando banalmente un registratore acceso in nostra assenza, comporterebbe il reato di interferenza illecita nella vita privata altrui, un reato passibile di querela. Lo stesso vale per i veicoli anche se di nostra proprietà ma utilizzati dal coniuge. L’unica condizione che ammette l’utilizzo di registratori in casa o in auto è che entrambi i coniugi si trovino in prossimità l’uno dell’altro durante la registrazione, senza che il coniuge “spione” si allontani. Situazione più utile in caso di episodi di violenza domestica che in ottica di tradimento.

I confini tra lecito ed illecito sono sempre più sottili, soprattutto quando parliamo di smartphone dimenticati in casa da uno dei coniugi. In casi di questo tipo, sbloccare un cellulare protetto da password o riconoscimento facciale (ad esempio spiando il codice di accesso o avvicinando il cellulare al volto del coniuge che sta dormendo), prevede le stesse violazioni di privacy delle quali abbiamo parlato precedentemente, a meno che il cellulare sia sprovvisto della password di accesso, fattispecie che in alcune circostanze, rende possibile la visualizzazione da parte del coniuge. Per Tribunale di Roma difatti, vivere all’interno di uno stesso spazio, implica un consenso implicito alla conoscenza di dati e conversazioni altrui anche se riservate.

Tuttavia esistono delle eccezioni, ad esempio in caso di accesso a cellulare non protetto da password e successivamente ad applicazioni apparentemente aperte, il cui login però prevede l’inserimento di password al fine di accedere alla piattaforma sulla quale ci si è registrati, basti pensare ad applicazioni come Facebook o Instagram il cui accesso sui propri dispositivi personale non prevede un continuo inserimento di password per una pura comodità dell’utente.

In ogni caso ci si addentra in ambiti estremamente complessi con grossi rischi in caso di condanne, un rischio che non vale mai la pena di correre, soprattutto perché sarà sempre molto difficile produrre prove non autenticate da apposite procedure, basti pensare alla fotografia di una chat, la quale in realtà potrebbe anche essere un artwork realizzato appositamente per simulare una conversazione compromettente del coniuge. Nessun giudice riterrebbe attendibili prove di questo tipo.

Alcuni anni fa mi occupai del caso di una cliente che aveva ottenuto da sola le prove del tradimento del marito in seguito all’installazione di uno spyware sul tablet del coniuge. Il suo avvocato le suggerì che solo una agenzia investigativa avrebbe potuto ottenere prove certe da utilizzare in sede legale in merito alla frequentazione extra coniugale del marito, grazie ad una attività di controllo diretto. Le informazioni fornite dalla cliente in merito ad alcuni dettagli contenuti nelle chat del marito, certamente facilitarono la nostra attività, che tuttavia avrebbe avuto un esito positivo anche senza queste informazioni, che sarebbero comunque emerse nel corso di una lecita attività investigativa. Spiando il tablet aziendale del marito ed accedendo alla sua mail, la cliente aveva commesso una serie di gravi violazioni anche nei confronti dell’azienda presso la quale lavorava il marito, il quale ricopriva un ruolo chiave particolarmente delicato. imNel caso in cui avesse tentato di produrre queste prove “illecite” in sede legale, la cliente si sarebbe esposta a conseguenze ben più gravi di quelle di una infedeltà subita.

Per questo motivo consiglio sempre di evitare di improvvisarsi esperti di “spionaggio” e di rivolgersi a seri professionisti che possano suggerire quali siano le strategie più idonee da adottare e da svolgere in totale sicurezza.

Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

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