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Detective Stories: Violenza e stalking ai tempi del COVID

Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci più forte domani”. Queste le parole ormai famose, pronunciate dal Presidente del Consiglio al momento dell’inizio della quarantena.

Ma ora che il peggio sembra essere passato, forse anche la voglia di riabbracciarsi è svanita, con episodi di violenza in aumento e le grandi città spesso teatro di aggressioni, risse e disordini. Questa situazione potrebbe essere una conseguenza della “cabin fever”, una sorta di sindrome che provoca irritabilità ed irrequietezza alle persone costrette a vivere in uno spazio ristretto per un lungo periodo di tempo. Ansia e confusione mentale sono tra gli effetti indesiderati dell’isolamento forzato, effetti che certamente hanno contribuito ad aumentare la pericolosità di alcuni soggetti in determinati contesti familiari.

Forse ci si è preoccupati troppo degli ipotetici abbracci che ci saremmo potuti dare al termine dell’emergenza, e poco di tutti quei drammi che giornalmente si vivono all’interno dei contesti domestici.

Tra le vittime del Covid difatti ci sono anche anziani, donne e minori che hanno subito violenze domestiche, un fenomeno che durante l’isolamento forzato, ha registrato un forte aumento.

Dopo due mesi con le città sostanzialmente “crime free”, l’aumento dei reati è naturale, basti pensare a tutti quei criminali che per un lungo periodo non hanno potuto contare sulle solite “entrature”. Per loro è questo il momento di agire e recuperare il tempo ed il denaro perso, in diversi ambiti.

Sotto un certo punto di vista, ciò vale anche per gli stalker, che impossibilitati ad agire durante la quarantena, hanno sviluppato nuove capacità, diventando particolarmente abili nell’acquisizione di informazioni online. Il tempo a loro disposizione gli ha consentito di creare profili “falsi” con i quali controllare ed apprendere informazioni sulle loro vittime, imparando a conoscerne abitudini e luoghi frequentati senza destare sospetti.

È il caso di Maria (nome di fantasia), una giovane madre straniera vittima di stalking da parte dell’ex compagno, alcolizzato e violento. Prima della nascita della bambina e dell’emergenza corona virus, Maria si era trasferita a Milano, ma l’uomo non si diede per vinto ed iniziò ad inviare una serie di messaggi al numero della ragazza, minacciandola di rapire la bambina qualora non fosse tornata a Roma. Maria cancellò i suoi profili social e cambiò numero di telefono… ma non fu sufficiente. Durante la quarantena, grazie alla creazione di diversi profili falsi, l’uomo era riuscito ad agganciare alcune amiche di Maria, scoprendo così informazioni circa le routine della giovane, i luoghi frequentati e le amicizie. Anche se Maria aveva cercato di scomparire, le sue tracce si potevano ancora trovare sui profili social delle amiche. Terminata l’emergenza e con la riapertura delle regioni, l’uomo giunse a Milano ed iniziò a cercare Maria, ma fortunatamente venne notato da un amico della giovane, che la informò. Disperata Maria mi contattò alla ricerca di una soluzione. Decisi di organizzare un falso incontro tra lei e l’ex compagno, (un incontro da tenersi in un luogo pubblico e finalizzato alla documentazione del comportamento violento dell’uomo), durante il quale Maria sarebbe sempre stata monitorata a vista da un team di investigatori privati. Pochi minuti dopo l’incontro, vi fu una rapida escalation nel comportamento dell’uomo, il quale iniziò ad urlare ed afferrare violentemente Maria, attirando l’attenzione dei passanti. Informammo le forze dell’ordine ed intervenimmo subito. L’uomo venne arrestato ma forse tutto questo si sarebbe potuto evitare.

Lo stalking non è un fatto personale, ma una piaga sociale pericolosissima, che può essere contrastata con la prevenzione. Le nostre informazioni presenti sulla rete rappresentano un pericolo in quanto possono essere sufficienti a svelare a soggetti malintenzionati molto circa le nostre abitudini.

Per quanto cancellare la propria presenza dalla rete rappresenti una eventualità da adottare nei casi più estremi, consiglio a tutte le vittime di stalking, (effettive e potenziali), di verificare le impostazioni di privacy dei propri profili, rendendoli privati e limitandone la consultazione di certe informazioni solo alle cerchie più strette di amici, ma soprattutto consiglio di evitare sempre di fornire troppe informazioni circa la propria vita personale, evitando di taggarsi nei locali/luoghi frequentati, se non altro evitando di farlo durante il periodo della propria permanenza, in quanto ciò rende più facile la propria identificazione.

Qualche tempo fa feci un esperimento: analizzando le Instagram stories di un bar sotto al mio ufficio durante la pausa pranzo, osservai quelle più recenti relative a quel luogo. Per tutta la settimana controllai le storie caricate dalle persone presenti nel locale in quel momento, analizzando quindi i profili social “pubblici” delle potenziali “vittime”. Con alcune brevi verifiche (svolte col cellulare ed alla portata di tutti), in alcuni casi ero riuscito a scoprire molto circa le loro amicizie, attività lavorative e luoghi frequentati. Sfruttando le informazioni acquisite, finsi di essere un conoscente comune, o una persona conosciuta tempo addietro in determinati ambiti lavorativi. Su cinque tentativi, riuscii ad ottenere il numero di telefono di tre “vittime”.

E se fossi stato un malintenzionato?

 

Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubricad.castro@vigilargroup.com

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